Ancora una manciata di settimane e la figura del procuratore si congederà dal mondo del calcio. Senza troppi rimpianti, con non poche incognite. Dal 1 aprile l’Italia sarà chiamata a recepire la nuova regolamentazione Fifa, voluta da Joseph Blatter e resa operativa dal comitato esecutivo della confederazione mondiale nel marzo 2014. Liberalizzazione o deregulation, dipende dai punti di vista. L’esito pratico è la scomparsa dell’agente Fifa, che da questa primavera sarà ribattezzato intermediario. I compiti saranno gli stessi di prima: mettere in contatto giocatore e società per accendere, rinnovare o estinguere un contratto di lavoro. Cambiano formazione e procedure. Oggi per intraprendere la professione sono necessari requisiti minimi, dal diploma al casellario penale intatto, oltre al conseguimento di una licenza.

Tramite il superamento di una prova bandita dalla federazione nazionale si ottiene un attestato valido per svolgere l’attività in tutti i paesi aderenti alla Fifa. Solo i fratelli dell’atleta e gli avvocati abilitati possono esercitare senza tesserino. L’Italia produce circa 1500 agenti, il doppio e talvolta il triplo rispetto alle altre federazioni. Erano meno di mille nel 2013, appena 500 cinque anni fa: in tempi di crisi la carriera di procuratore è divenuta ambizione dei nostri giovani. Ora rischiano di trovarsi un tesserino da tagliare in tasca e una concorrenza fuori controllo. Stabilisce la Fifa che chiunque potrà essere intermediario di un calciatore: saranno sufficienti una buona reputazione e l’assenza di conflitti d’interesse. Tra le linee guida poste dall’organizzazione con sede a Zurigo il tetto ai compensi dell’agente, che dovrà ammontare al 3% dell’operazione andata a buon fine. Se lordo o netto ancora non è chiaro. Altra novità di rilievo è l’abolizione del divieto del doppio mandato: un intermediario è messo nelle condizioni di assistere contemporaneamente calciatore e società nel corso di una trattativa. Solo una delle due parti provvederà al pagamento.

La Figc di Carlo Tavecchio ratificherà la riforma: potrebbe inserire qualche presa di distanza, ma i margini di manovra sono ristretti. “Siamo liberi professionisti ed è giusto spingere sempre più sulla strada dell’autoregolamentazione – commenta Andrea D’Amico, agente di numerosi big del nostro campionato – Chi assicura un calciatore oppure chi lo cura non è iscritto a nessun albo, non vedo perché dobbiamo esserlo noi”. Si rischiano trattative caotiche, sostengono al contrario i più critici, e peggio l’inserimento di personaggi non qualificati, borderline. Maggiore sarebbe anche il rischio di truffe.

Inoltre il nuovo regolamento Fifa sancisce che non solo le persone fisiche, ma anche quelle giuridiche possano ricoprire il ruolo di intermediario. Un’occasione invitante per fondi di investimento e gruppi dediti alla speculazione, presenze ormai strutturali ai più alti livelli del pallone. “Blatter e la Fifa hanno scelto l’opzione liberi tutti, la legalizzazione del caos – commenta Luca Vargiu, agente di calciatori e autore del libro Palle, calci e palloni (s)gonfiati – I procuratori sono da sempre visti come il male dello sport nostrano. Sicuramente hanno commesso errori e arrecato danno, ma sarebbe stato meglio qualificare la loro figura e non cancellarla. Bisognava ridurre il loro numero e dare vita a un sistema credibile di controlli”.

Ogni inverno l’FA inglese stampa un report per documentare i soldi versati da ciascuna società agli agenti, da noi tutto è sempre avvolto da un mistero che fa pensare male e spesso indovinare. “Fissare una soglia percentuale di compenso rappresenta un passo in avanti, ma rimane il problema delle cifre fuori mandato. Il nero è cresciuto negli ultimi anni senza che nessuno intervenisse. Temo gli avventurieri si sentiranno autorizzati a giocarsi le proprie chance – conclude Vargiu – Piuttosto che avere regole ambigue che nessuno seguiva, la Fifa ha istituzionalizzato la giungla”.