Una lettera agli elettori del Pd per fare il punto sul 2014 e annunciare le sfide del 2015, indicando anche un nuovo cronoprogramma sul modello di quello tracciato (e poi rispettato solo in parte) a inizio mandato e del programma dei cosiddetti “mille giorni” presentato il 29 agosto: a gennaio si parte con “economia e finanza. A febbraio tocca alla scuola”. Aprile? “Sarà il mese di cultura e Rai”. E a giugno “le liberalizzazioni”. Nel mezzo il Parlamento sarà chiamato a portare a termine le riforme costituzionali, a varare la nuova legge elettorale e ad eleggere il successore di Giorgio Napolitano. Ma anche ad affrontare “il campo dei diritti, dalla riforma del terzo settore alle unioni civili fino allo ius soli temperato”. La missiva porta la firma di Matteo Renzi ed è pubblicata sul sito del Partito Democratico.

Dopo un incipit improntato all’autoelogio (“Non posso garantirvi che per il nostro partito riusciremo a fare meglio del 2014. Tecnicamente è quasi impossibile: abbiamo vinto praticamente ovunque e sfondato il muro del 40%”), la missiva continua con quella che il presidente del consiglio considera una certezza: “Nel 2015 porteremo a termine l’iter parlamentare delle riforme costituzionali. È un lavoro di portata storica”, scrive il premier dimenticando di precisare che era stato lui stesso ad annunciare già a inizio mandato il loro compimento: il 12 aprile, a Torino, dove inaugurava la campagna elettorale del Pd, Renzi la sparava grossa: “Entro il 25 maggio dobbiamo arrivare al superamento del bicameralismo” (Ansa, 12 aprile 2014). Sei giorni più tardi si mostrava ancor più sicuro: “Sono molto ottimista che entro maggio il Senato approvi la Riforma del Senato e del Titolo V e del Cnel” (Ansa, 18 aprile 2014). Non è andata così.

Subito dopo, il primo appuntamento sarà con l’Italicum, sul quale – spiega il premier – le divisioni sembrano essere state superate: “Chiuderemo già dalle prossime settimane la legge elettorale. Tra di noi eravamo divisi tra chi voleva i collegi (modello Mattarellum) e chi le preferenze (come in consiglio comunale). Avremo gli uni e gli altri. Per ogni collegio un candidato del partito, che girerà comune per comune, strada per strada, quartiere per quartiere e si farà vedere, riconoscibile, come il volto del PD. E poi lo spazio, comunque, per le preferenze. Rottameremo le liste bloccate e insieme a loro rottameremo l’inciucismo perché la sera delle elezioni sapremo chi ha vinto. E chi vince avrà la maggioranza per governare senza ricatti dei partitini”.

Subito dopo sarà la volta della Pubblica amministrazione: “Il Parlamento dovrà licenziare la legge delega sulla p.a. Meno sprechi, tempi certi delle risposte del pubblico, grande investimento nel digitale, semplificazione e efficienza. Perché i tanti bravissimi funzionari pubblici che lavorano con onore hanno il diritto di non essere infangati da furbetti e furbastri”. Un evidente riferimento ai recenti fatti di Roma e Napoli, dove l’assenteismo tra i vigili urbani e netturbini ha toccato nuovi picchi in occasione del Capodanno.

Il premier stila quindi un nuovo calendario con i provvedimenti di legge che il governo intende presentare: “Ci siamo dati una cadenza ordinata per le nuove iniziative di legge. A gennaio abbiamo provvedimenti su economia e finanza. A febbraio tocca alla scuola. A marzo il Green Act – sull’economia e l’ambiente in vista della grande conferenza di Parigi 2015. Aprile sarà il mese di cultura e Rai. A maggio tutti i riflettori sul cibo, agricoltura, turismo, made in Italy: arriva l’Expo. A giugno i provvedimenti sulle liberalizzazioni e prima dell’estate il punto sullo sport anche in vista della candidatura per le Olimpiadi del 2024″.

Per affrontare i temi relativi ai diritti civili, invece, c’è tempo: “Il campo dei diritti, dalla riforma del terzo settore alle unioni civili fino allo ius soli temperato, è il settore dei lavori parlamentari subito dopo le riforme costituzionali. Trovare un punto di equilibrio non sarà una passeggiata, ma è un nostro preciso impegno davanti agli elettori”.

Nel frattempo bisognerà pensare all’elezione del nuovo Capo dello Stato: “Nelle prossime settimane ci sarà anche da eleggere il Presidente della Repubblica. Ovviamente sarà un passaggio delicato e difficile, come dimostra la storia parlamentare anche di questa legislatura. E succedere a un grande italiano come Giorgio Napolitano non sarà semplice”. Ma “sono certo che il Pd sarà decisivo nello scegliere insieme a tutti un arbitro equilibrato e saggio, il garante super partes delle istituzioni”.

Nel pomeriggio, con un tweet, il premier risponde anche alle accuse mosse dai 5 Stelle, che lo hanno attaccato duramente per aver usato un volo di Stato per le vacanze in famiglia sulla neve: “Gli spostamenti aerei, dormire in caserma, avere la scorta, abitare a Chigi non sono scelte ma frutto di protocolli di sicurezza #regole”.