Come un’agenzia viaggi, efficientissima. Con tanto di prenotazioni online. Tramite Facebook. E con pagamenti in veri e propri uffici bancari. “E’ facilissimo. Basta scaricare la versione araba del social network e contattare chi organizza le traversate. Si tratta di trafficanti siriani, ma le partenze si ripetono con cadenza regolare, ogni due o tre giorni, e da ogni città della Turchia che abbia un porto: Istanbul, Mersin, Antalya”. L’odissea dei 768 migranti sbarcati nella notte a Gallipoli con la nave cargo Blue Sky M rivela i dettagli di quello che tutto è tranne che una improvvisa disavventura. Lo raccontano loro a ilfattoquotidiano.it, mentre in mattinata, in una scuola del posto, aspettano che siano concluse le operazioni di identificazione. Su un punto sono chiarissimi: hanno pagato migliaia di dollari per arrivare sulle nostre coste. Nessuna ipotesi di attracco in Croazia, dove pure si è detto che ci sarebbe stata una presunta organizzazione umanitaria ad attenderli, a Rijeka. Dove erano diretti con precisione? “Non conoscevamo la destinazione – dice uno di loro – ma l’accordo, sin dall’inizio, era giungere in Italia”. 

L’abbandono in acque internazionali appare, a questo punto, pianificato. Cos’è successo al largo di Corfù, quando nel pomeriggio martedì 30 è stato lanciato un sos, lo spiega Taghreed, 21 anni, di Homs: “Noi eravamo in mare, c’era una tempesta, è stata molto dura e abbiamo lanciato l’emergenza. Il capitano della nave è scappato con i suoi amici e noi eravamo soli. Poi sono arrivati i soccorsi dall’Italia e ci hanno salvato”.

Il cargo è stato abbandonato dagli scafisti con il motore bloccato a velocità di 6 nodi, con la prua dritta verso la costa salentina: si è rischiato il disastro

Si è rischiata la collisione con la costa salentina: il cargo è stato abbandonato con il motore bloccato a velocità di 6 nodi, con la prua dritta verso il tratto compreso tra Tricase e Novaglie, a pochi chilometri da Leuca, come ha confermato il portavoce della Guardia Costiera Filippo Marini. Sarebbe stato il disastro. Uno dei presunti scafisti è stato arrestato su disposizione della Procura di Lecce. “Gli altri – riferiscono fonti investigative – si sono dati alla fuga in Grecia”. A bordo della Blue Sky M sono stati sequestrati alcuni giubbotti antiproiettile di tipo militare, presenti sia sulla plancia che nella stiva.

Tutto è andato, dunque, come sin dall’inizio era stato previsto. Un affare da capogiro, di svariati milioni di euro, messo a segno con dettagli che fanno temere, ora, la riapertura di una vecchia rotta dell’immigrazione irregolare, quella adriatica. Era da vent’anni che a Lecce non si vedeva uno sbarco di queste proporzioni, dai tempi dei profughi albanesi. Certo, nel frattempo afghani, iracheni, siriani hanno continuato ad arrivare, a gruppi di poche decine di persone, a volte addirittura con yacht e barche a vela. Oppure nascosti nei tir imbarcati sui traghetti per Brindisi e Bari in partenza dalla Grecia.

“Io ho pagato 6mila dollari. Quando sono entrato in Turchia, li ho chiamati e ho pagato. A volte si usano veri e propri sportelli bancari”.

Ma c’è troppo caos nel Vicino Oriente e la Turchia, stando al racconto dei migranti, si sta trasformando nella nuova vera piattaforma di lancio. E si preannunciano replay. “Per noi è molto semplice superare quella frontiera, con i nostri passaporti regolari – spiega un altro siriano – e, una volta giunti lì, si può scegliere qualsiasi porto, si parte da ogni dove”. Un connazionale, proveniente da Damasco, precisa le modalità: “Io ho pagato 6mila dollari. L’ho fatto direttamente nell’ufficio dov’era fissato l’incontro con gli organizzatori del viaggio, in città. Quando sono entrato in Turchia, l’ho contattato, l’ho chiamato. E ho pagato. A volte si usano veri e propri sportelli bancari”.

È da Mersin che è partita la Blue Sky M, nella notte tra il 21 e il 22 dicembre. “Ci hanno radunato lì e ci hanno fatto salire a bordo. Ma l’equipaggio non si è fatto mai vedere in faccia. Per tre giorni ci hanno lasciato senza acqua e cibo, nonostante avessimo versato tra i 5 e i 7 mila dollari ognuno”, dice un ragazzo che arriva dal confine con l’Iraq, dalla zona che vive l’incubo Isis. Per tutto il tempo, quasi in 800 sono rimasti nella pancia della nave, con le coperte stese per terra a mo’ di giaciglio. Il mare, in tempesta, lo hanno visto solo quando sono stati lasciati alla deriva, soli, in attesa dei soccorsi italiani.