I soldati dell’esercito israeliano hanno sparato ad altezza gambe a un gruppo di circa 40 manifestanti palestinesi che si sono radunati al valico di Erez, al confine nord tra la Striscia di Gaza e Israele. Il gruppo stava protestando contro la chiusura del passaggio, fondamentale per l’approvvigionamento della popolazione palestinese sulla Striscia, ma considerato anche un valico strategico per i rifornimenti diretti al gruppo armato di Hamas. Alla vista dei militari, secondo quanto riportano fonti dell’esercito, i manifestanti avrebbero iniziato a lanciare pietre. Dopo averli intimati di fermarsi, sparando alcuni colpi in aria, i soldati dell’Idf hanno deciso di mirare alle gambe. Non si hanno notizie certe sulle condizioni delle persone presenti durante la protesta, anche se sembra che un uomo sia stato ferito, ma non si conoscono ancora le sue condizioni di salute.

Secondo il quotidiano israeliano Ynet, alla manifestazione era presente anche Ismail Haniyeh, leader di Hamas, che manifestava per lo stop al blocco dei rifornimenti per Gaza. Le proteste al valico di Erez seguono altre, organizzate sempre dal gruppo combattente palestinese, in diverse località della Striscia di Gaza per chiedere la fine dell’embargo imposto da Egitto (con la chiusura del valico di Rafah) e Israele. Dai gruppi scesi in strada si sono levati cori contro Tel Aviv e l’Autorità Nazionale Palestinese (Anp). Proprio ieri, Mussa Abu Marzuk, dirigente di Hamas, aveva criticato il presidente dello Stato di Palestina, Abu Mazen, per “non aver alzato un dito” di fronte alla crisi con cui si misurano i servizi medici a Gaza, e più in generale per la ricostruzione della Striscia.

Intanto, Hamas ha bloccato 37 orfani della guerra tra i 5 e i 12 anni che stavano per oltrepassare il confine tra la Striscia e Israele su invito del movimento dei Kibbutzim. La tensione tra l’organizzazione armata palestinese e lo Stato ebraico è chiara, dopo le motivazioni al gesto date dal portavoce di Hamas: “In Israele – ha spiegato – (i bambini, ndr) sarebbero stati sottoposti al lavaggio del cervello. Volevano far dimenticare loro la causa palestinese. Dobbiamo opporci alla normalizzazione col nemico”. Una normalizzazione che è nella volontà di Abu Mazen: dopo un giro nei Kibbutzim e in alcune località beduine del Negev, i bambini dovevano arrivare in Cisgiordania, accolti dal presidente dell’Anp, e poi concludere il loro tour con una visita al Safari di Ramat Gan, a Tel Aviv.