Il 2014 è stato indubbiamente l’anno dei “due Mattei”. Una poltrona per due che Renzi è stato costretto a dividere con Matteo Salvini. Presenze record in tv. Interviste a raffica sui giornali, viaggi in mezzo mondo (dalla Corea di Kim Jong-un alla Russia di Vladimir Putin) e soprattutto una crescita elettorale fino a un anno fa impensabile.

Il segretario federale ha ereditato nel 2013 una Lega Nord a pezzi. Dopo la “cura Maroni” valeva al massimo il 3% (4,01% alle politiche del 2013 e sondaggi in discesa tutto l’anno) tanto che nessuno avrebbe scommesso sulla guarigione del partito più vecchio d’Italia. Invece a compiere il miracolo è arrivato lui, il consigliere comunale di Milano, quello dei cori razzisti contro i napoletani, il ragazzotto un po’ indisciplinato cresciuto a birre e salamelle, che ha imparato da giovanissimo a parlare alla pancia della gente.

Ha cavalcato per primo il tema dell’antieuropeismo, contendendosi con il Movimento 5 Stelle lo slogan “No euro” che campeggia su magliette e felpe vendute ai banchetti delle feste del Carroccio. Nel 2014 Salvini sale sul palco di Pontida da segretario federale e alle europee del 25 maggio porta la Lega al 6,2%, ben oltre le più rosee aspettative. Ce la fa anche grazie al sostegno delle ultradestre (nel Lazio Mario Borghezio viene eletto al parlamento europeo grazie all’appoggio di CasaPound), tema ricorrente nel 2014 salviniano, che culmina con il sodalizio europeo con il Front National francese di Marine Le Pen.

Ma il leader dei lumbard va oltre riuscendo a superare i classici temi leghisti macinando consensi nel ricco bacino del malessere della classe media. Così torna a farsi la Lega anti immigrati, quella contro i campi rom, quella che si batte per i diritti degli italiani (“prima i nostri”). È con queste parole d’ordine che il 18 ottobre porta in piazza a Milano decine di migliaia di manifestanti in arrivo da tutta Italia. E le bandiere della Lega sventolano al fianco di quelle nere della destra radicale. Lui minimizza, ma sono in molti ad indicarlo come un possibile leader della destra italiana, ormai da troppo tempo priva di una guida carismatica. I sondaggi gli danno ragione. Cresce il gradimento nella persona e crescono i risultati del suo partito. Alle regionali del 13 novembre, nel deserto dell’Emilia Romagna, dove vanno a votare meno del 40% degli aventi diritto, la Lega incassa un risultato storico: 19,42%. I sondaggi a fine anno lo danno oltre il 12%, in ulteriore crescita.

E non c’è da dubitare che l’effetto Salvini possa continuare a portare acqua al mulino leghista. Sul finire dell’anno è partita l’operazione “Lega Sud”, con il lancio del nuovo movimento “Noi con Salvini”, lo spin off leghista pensato per raccattare voti in meridione, dove il simbolo del Carroccio è meno spendibile. Il segretario vuole capitalizzare la propria immagine continua con l’operazione simpatia. Chiude l’anno al grido di “tasse al 15% per tutti”, si concede ai fan, si fa aggredire dai ‘violenti’ dei centri sociali, va al Sud, sfoggia felpe, produce slogan e non si risparmia davanti alle telecamere. Ecco il nostro blob, un videoritratto dissacrante e divertente   di Alessandro Madron e Samuele Orini