Un membro della famiglia Reale spagnola sarà per processato per la prima volta da quando nel 1975 è stata ripristinata la monarchia. L’ex infanta Cristina di Spagna, sorella del re Felipe VI, è stata rinviata a giudizio per frode fiscale con il marito Inaki Urdangarin. Lo ha stabilito il giudice spagnolo Jose Castro, decidendo oggi in contrasto con una raccomandazione che era stata emessa dalla procura lo scorso 9 dicembre e che proponeva di imporre una multa all’infanta Cristina mandando a processo solo il marito.

A febbraio scorso la sorella del Re si era presentata in tribunale per essere interrogata. L’accusa è di malversazione e appropriazione indebita di circa 5,8 milioni di fondi pubblici concessi alla Fondazione Noos per la promozione dello sport. La difesa dell’ex infanta, il 15 dicembre, aveva pagato in Tribunale i circa 600 mila euro – 587.413.585 – reclamati dalla Procura anticorruzione per la responsabilità civile, derivante dall’aver beneficiato dell’appropriazione indebita di fondi pubblici da parte del marito. Secondo il pubblico ministero, la secondogenita di Juan Carlos e Sofia di Grecia beneficiò della metà dei fondi illegali – circa un milione di euro – che la società Aizoon, controllata ai 50% con il marito Urdangarin, avrebbe ottenuto dall’Istituto Noos, per la promozione di eventi sportivi, che faceva capo al duca di Palma e al suo socio Diego Torres e che avrebbe drenato oltre 6 milioni di euro dalle amministrazioni regionali delle Baleari, di Valenzia e Madrid. Con il pagamento della cauzione per danni civili, gli avvocati della difesa speravano che la sorella del monarca, che resta indiziata di due reati di frode fiscale, non si sarebbe seduta sul banco degli imputati al processo, nemmeno in qualità di testimone, come reclamava invece la pubblica accusa; ma anche che non fosse imputata, come richiesto dall’accusa di parte civile, rappresentata dal sindacato Manos Limpias.