La Roma arranca. A corto di fiato, idee e forse anche un pizzico di convinzione non riesce a sbrogliare la ragnatela difensiva del Milan e chiude il 2014 a meno tre dalla Juventus. All’Olimpico nell’ultima partita prima della sosta natalizia finisce solo 0-0. Un pareggio a reti inviolate che era esattamente l’obiettivo dei ragazzi di Pippo Inzaghi, venuti nella Capitale con le idee chiare: tanta difesa e se possibile contropiede. Lo è stato a tratti, nella parte centrale del match, dopo un inizio giallorosso e il finale segnato dall’espulsione di Armero. Ed è soprattutto nel quarto d’ora in superiorità numerica che la Roma non ha fatto abbastanza per vincere la partita, e i rossoneri meritato di tornare a Milano con un punto preziosissimo per la corsa al terzo posto.

Solo nella prima mezz’ora si è vista una Roma all’altezza delle proprie ambizioni da scudetto. Garcia è regolarmente in panchina, dopo la squalifica (poi revocata) per la presunta aggressione ad uno steward in Genoa-Roma. Il tecnico francese sceglie Florenzi nel tridente d’attacco, arma tattica costante nella prima parte dello scorso anno e quasi mai utilizzata questa stagione. Prudenza inutile: nel primo tempo il Milan è spesso in undici nella propria metà campo, con un 4-5-1 fin troppo coperto che abbandona al suo destino Menez. Evidentemente anche schiacciarsi nella propria area non rappresenta un problema per i rossoneri. Ben più preoccupante, invece, è l’incapacità di attaccare: i rossoneri concludono in porta al primo minuto con Honda e poi non si rivedono più a lungo. L’unico brivido la Roma se lo procura da sola, con un’uscita avventata di De Sanctis che permette a Poli di tirare a porta sguarnita da metà campo, troppo lontano per centrare la rete.

È soprattutto questo a rovinare il piano di Inzaghi, che mira a intasare le vie di gioco e imbrigliare i padroni di casa. Funziona per un po’. Poi i giallorossi, mai impensieriti, si riversano in massa nella trequarti avversaria. E pur in serata non brillantissima (come spesso di recente) creano qualcosa. Una punizione centrale di Totti, una bella serpentina di Gervinho che impegna Diego Lopez. Soprattutto una mano galeotta di De Jong che sembra deviare un colpo di testa a botta sicura dell’ivoriano. Lo 0-0 comunque tiene fino all’intervallo. Anzi, nel finale i rossoneri allentano la pressione, e sfiorano addirittura il vantaggio con una conclusione di Mexes da 40 metri, bella quanto estemporanea.

Nella ripresa ci si aspetterebbe una sfuriata giallorossa. E invece dagli spogliatoi esce molto meglio il Milan, a cui il pareggio dà fiducia. Cominciano a vedersi le ripartenze di Menez, vero (forse unico finora) marchio di fabbrica del Milan targato Inzaghi; Poli sfiora il palo da fuori, Bonaventura calcia e trova pronto De Sanctis. Garcia corre ai ripari inserendo Ljaijc per Florenzi. A cambiare il match, però, è l’espulsione di Armero per doppia ammonizione: la seconda arriva per un fallo di mano ravvicinato, dopo diversi secondi di indecisione di Rizzoli e proteste dal campo e dagli spalti. In dieci Inzaghi rinuncia a Honda per ricomporre la difesa con Alex, Garcia si ricorda di avere in panchina Mattia Destro. E si ritorna al canovaccio iniziale: la Roma attacca, il Milan fa le barricate. Ma nonostante tanta pressione e cinque minuti di recupero non succede praticamente nulla. Solo a tempo scaduto Gervinho buca centralmente la retroguardia rossonera e sbatte sul muro di Diego Lopez. Non c’è verso di schiodare lo 0-0 e il triplice fischio è l’unica buona notizia per i padroni di casa. Il 2014 è finito, i giallorossi ci sono arrivati senza più benzina nel serbatoio. Garcia ha due settimane di riposo per ritrovare la squadra d’inizio stagione. Quella che poteva lottare per lo scudetto. La Roma di stasera e delle ultime settimane non sembra averne i mezzi.