Un pianeta con un diametro 2,5 volte più grande di quello terrestre. Lo ha scoperto Kepler, il satellite della Nasa, nuovamente attivo dopo aver subito dei guasti tecnici. Il pianeta, chiamato HIP 116454b, è lontano 180 anni luce, nella costellazione dei Pesci. La sua orbita è molto veloce, dura solo nove giorni e la sua stella è più piccola e più calda del Sole.

In via di pubblicazione sulla rivista The Astrophysical Journal, la scoperta inaugura la nuova vita di Kepler. La missione, chiamata semplicemente K2, estende gli obiettivi alla ricerca di pianeti simili alla Terra, all’osservazione di ammassi stellari, di galassie e supernove. Kepler selezionerà i pianeti da studiare poi con il telescopio spaziale James Webb, che sarà il successore di Hubble, sostituito dopo 24 anni, per analizzare le loro atmosfere e cercare per le firme della vita. Inoltre, ha sottolineato Paul Hertz, direttore della divisione astrofisica della Nasa, le ricerche di Kepler verranno effettuate con la tecnica dei transiti: quando un pianeta passa davanti al disco della sua stella c’è un calo di luce nella luminosità dell’astro. Per osservare queste oscillazioni nella luce stellare c’è bisogno di precisione assoluta nelle misure, garantite dalla stabilità del sistema di puntamento.

Proprio quest’ultima si era persa la scorsa estate, quando si era rotta una delle quattro ruote di reazione di Kepler, mandandolo fuori uso. I ricercatori della Nasa hanno quindi usato una nuova strategia per mantenere stabile il puntamento: usare la pressione della luce del Sole come forza, insieme alle altre tre ruote di reazione.

HIP 116454b verosimilmente non ospita alcune forme di vita simili a quelle terrestri, a causa delle elevate temperature. La missione Kepler ha già portato a diverse scoperte. Il 19 aprile 2013 ha individuato l’esistenza di due pianeti simili alla Terra che però, trovandosi fra 2000 e 3000 anni luce di distanza, non possono essere studiati. Dopo un anno invece è stato scoperto Kepler 186f, che prende il nome dal satellite e potrebbe ospitare forme di vita, ricevendo luce e calore tali da poter mantenere acqua liquida sulla sua superficie.