L’aver pagato la salata Imu e la Tasi, mi ha richiamato alla mente il significativo credito di imposta che insieme a mia moglie abbiamo maturato nel 2013. Essendo, appunto, significativo ed avendo noi due figli universitari a carico, siamo incorsi nel blocco deliberato dal governo Letta (articolo 396 della legge di Stabilità 2014) per quanti hanno utilizzato detrazioni per familiari a carico: le somme non sarebbero state rimborsate come usualmente dai sostituti d’imposta nel mese successivo alla dichiarazione, ma sarebbero state restituite direttamente dall’Agenzia delle Entrate, in tempi rapidi. La stessa Agenzia delle Entrate ha emisso un apposito comunicato a fronte delle preoccupazioni dei contribuenti nel quale indicava che “nella maggior parte dei casi i rimborsi sarebbero stati disposti dall’Agenzia delle Entrate non più tardi di ottobre, prima cioè del termine massimo di sei mesi previsto dalla legge di Stabilità”.

Così, però, anziché indicare una data certa per l’esecuzione dei rimborsi, il testo di legge ha rinviato in ‘burocratese’ a un decreto del 1999, fissando tale data in 6 mesi dai termini previsti per la trasmissione delle dichiarazioni del 730. Il testo ha, quindi, confuso le idee al contribuente, facendolo cadere nell’errore di iniziare il calcolo a partire dalla data nella quale inviare il proprio 730 ai Caf (30 aprile) e non dalla data nella quale i Caf dovevano trasmetterlo all’Agenzia delle Entrate (30 settembre). Infatti, aiutati anche dal comunicato delle Entrate, anche siti specializzati sono caduti nell’errore.
Confesso, tuttavia, che ai “tempi rapidi” e soprattutto “certi” non ho mai creduto neanche un istante.

In luglio, ho ricevuto la richiesta dall’Agenzia delle Entrate di comunicare l’Iban per il rimborso. E, in questa comunicazione, mi hanno specificato che, qualora avessi inviato i dati entro il 12 settembre, loro avrebbero potuto procedere al rimborso entro l’anno.

Carugi-lettera

Ci siamo, pensai, già si è verificato uno slittamento di 2 mesi sulla prima promessa. Illuso! C’è stato un ulteriore slittamento, così come ho verificato nel cassetto fiscale di mia moglie (dichiarante), dove il rimborso non risulta in pagamento neanche a dicembre. Ho, quindi, chiamato il call center dell’Agenzia delle Entrate. E queste sono le dichiarazioni che riporto fedelmente: “Il 95% dei rimborsi non solo non saranno effettuati entro il 2014, ma non sarebbero neppure state ancora verificate le dichiarazioni”. Secondo l’operatore del call center, il motivo sta nella penuria di personale che nelle sedi di pertinenza deve verificare le dichiarazioni, penuria che – a suo dire – è stata colpevolmente ignorata nel dichiarare in origine (da qualcuno della sede centrale che non conosce le procedure, dice lui) che le dichiarazioni sarebbero state esaminate in tempi brevi.

L’operatore ha espresso la sua impotente solidarietà verso i contribuenti che hanno bisogno di quegli importi per far fronte ai propri impegni. E, a scanso di equivoci e di sospetti di interessi personali, preciso che per fortuna questo non è il mio caso. Ma il problema certamente può sussistere per molti, come correttamente ha indicato l’operatore. Quindi, a mia richiesta, se sarebbe servito rivolgermi alla sede di pertinenza, mi è stato risposto che “è inutile e che bisogna solo aspettare”. Quanto non si sa.

Infine, in questi giorni si scopre che in un emendamento presentato nell’attuale legge di Stabilità 2015, il governo Renzi intenderebbe istituzionalizzare il rinvio dei rimborsi al febbraio di ogni anno successivo a quello delle dichiarazioni e, dunque, mettersi nelle condizioni di restituire le imposte in eccesso a 13 mesi dal termine dell’esercizio nel quale saranno pagate. E’ bene sottolineare che, dal momento in cui le ritenute di imposta vengono effettuate mese per mese, una parte di quelle tasse non dovute verrebbe rimborsata 25 mesi dopo il suo pagamento.

Fin qui la cronaca. Passiamo ora a qualche considerazione. Il blocco dei rimborsi per valori superiori a 4.000 euro ha emesso subito un cattivo odore di rinvio per futili motivi e, al momento, si può affermare che per il 95% degli importi lo Stato seraficamente evita di rimborsare nell’esercizio 2014. Poi, l’emendamento previsto alla legge di Stabilità del governo Renzi renderebbe certo che la procrastinazione avverrebbe ogni anno e di parecchio. E il cattivo odore aumenta.

Il balletto di date – prima ottobre, poi fine anno, poi (forse) febbraio – si può ricondurre a un disegno preciso o a un’inefficienza; nel primo caso (cioè che le date siano state sparate, ben sapendo che non sarebbero state rispettate) ci sarebbe da chiedere le dimissioni del ministro dell’Economia. Nell’altro (che l’Agenzia delle Entrate avesse dato garanzie al ministro e al governo circa la praticabilità della esecuzione dei rimborsi entro ottobre) le dimissioni andrebbero chieste ai vertici dell’Agenzia per incapacità e, magari, anche del ministro per omessa verifica, abbinate al licenziamento di qualche impiegato inefficiente, nel caso remoto che si accertassero ritardi dovuti a cattiva performance dei singoli uffici. Temo, invece, che non vedremo dimissioni, né rimozioni e, sono pronto a scommettere, neppure una risposta, qualche scusa sentita, una slide, un tweet.

Che dire ancora? Che il fatto di trattenersi per almeno 6, 13, 25 mesi imposte non dovute, sia esso causato da inefficienza o da un preciso disegno, è termometro di scarsa o nessuna sensibilità (per non dire disprezzo) verso i cittadini che potrebbero avere bisogno di quegli importi e che il non avere sensibilità (o disprezzo) per i problemi dei cittadini, configuri persone inadatte a governare? Che lo Stato pretenda una puntualità esatta nella riscossione (pena la sanzioni e ratei di interesse) e si permette, invece, di dilazionare a piacimento i suoi pagamenti, configura uno Stato dittatore e un cittadino suddito? Che il vedere venire meno degli assolvimenti di impegni importanti, oltre a far crescere l’astio, incentiva a ingegnarsi su come non rispettare i propri verso lo Stato? Che il solco di convenienza tra il contribuente ligio e l’evasore fiscale si allarga sempre di più e che, invece, avremmo bisogno di esempi virtuosi che incentivino a pagare le tasse, anziché evaderle? Che la misura è sempre più colma?