Un racconto pre-natalizio. Una storia di economia dal basso, solidale, dal volto umano. A Pescara un sacerdote prende in gestione, insieme a un gruppo di amici, un bel ristorante vicino al centro storico, sui cui da sempre incombe una specie di “maledizione”. E lo trasforma in una trattoria senza fini di lucro, la Locanda del Cuore. L’inaugurazione avverrà il 18 dicembre. Tolte le spese vive e gli stipendi, il ricavato sarà devoluto alla Caritas parrocchiale: in cucina e in sala verranno assunte due persone, un ragazzo e una ragazza, “in condizioni di grande necessità: miriamo a risolvere piccoli problemi, ma tangibili. Se a un povero regali un pesce non risolvi nulla, ma se gli insegni a pescare allora puoi cambiare davvero la sua vita” spiega a ilfattoquotidiano.it don Emilio Lonzi, cinquantenne, industrioso parroco di tre chiese pescaresi, l’aspetto di un Bud Spencer in tonaca con qualche anno e qualche chilo di meno.

Insieme a lui si è imbarcato nell’impresa un suo vecchio amico toscano ma da tempo in Abruzzo, Paolo Giorgetti. “Ci conosciamo da vent’anni, ha sposato una mia amica di infanzia: per essere dei nostri si è licenziato, aveva un contratto a tempo indeterminato – dice ancora don Emilio – Ci accomuna un percorso di fede e sensibilità. Paolo è uno chef di lungo corso: prenderà il suo stipendio, e scodellerà piatti toscani e i fondamentali della tavola abruzzese. Con escursioni nella cucina di mare. I prezzi? Saranno popolari”.

Don Emilio Lonzi svela come è nata l’idea. “Ogni giorno in parrocchia vengono persone bisognose a chiedere aiuto. La Chiesa può pagare qualche bolletta, fornire dei pacchi viveri, ma purtroppo non possiamo fare di più. Così si finisce per non risolvere i problemi di nessuno. Ho sempre pensato se esistesse un modo semplice di creare posti di lavoro, a beneficio soprattutto di chi è maggiormente in disagio. Quando si è profilata la possibilità di rilevare questo locale, a un prezzo particolarmente accessibile, non ci abbiamo pensato due volte”. Una buona percentuale degli incassi finanzierà la Caritas. “Mi sono ispirato alla cosiddetta economia di comunione. In futuro vorremmo realizzare dei progetti ad hoc, risolutivi, per famiglie e singoli individui schiacciati dal presente e spaventati dal futuro”.

Qualcosa che lasci traccia e si sedimenti nel corso del tempo. “Una volta è venuto da me un uomo a cui si era rotto il camioncino col quale lavorava – afferma ancora il prete a ilfattoquotidiano.it -. Logicamente, a quel punto non lavorava più. L’idea immediata è stata di acquistargli un nuovo camioncino, non di pagargli una rata del mutuo o una bolletta del gas. Concentrandosi sul camioncino, gli hai risolto un problema fondamentale dell’esistenza. Gli aiuti a pioggia non servono più. Nemmeno quelli della chiesa”. La vedremo mai all’opera tra i tavoli della Locanda del Cuore? Magari come direttore di sala, o cameriere aggiunto. “Guido tre parrocchie, ma quando sarò presente darò certamente una mano: mi impegnerò con tutto me stesso”. Papa Francesco sarà orgoglioso di lui. “Il Papa sta insistendo molto sul bisogno di aiutare i poveri in maniera concreta, sulla concretezza dei gesti al posto delle belle parole. Per carità: io sono pure bravo a predicare, e l’anima va curata, ma prima vengono anche tante altre esigenze materiali”.