Carminati? L’ho visto in tv”. “Ma come, se veniva tutte le mattine a prendere il caffè… O forse c’è un altro bar a Borgo Pineto?”. “No, questo è l’unico. In effetti… sì, veniva. Ma io non sapevo chi era, sono troppo giovane, quello l’ho scoperto dalla tv. Era un nostro cliente, una persona normalissima. Non gli ho mai offerto un caffè, ha sempre pagato. Ma poi, scusi, perché mi fa tutte queste domande?”. Se si pronuncia il nome di Massimo Carminati a Sacrofano sembra di parlare di un fantasma. In questo paese a trenta chilometri da Roma, lungo la via Flaminia, 7.500 anime che si conoscono praticamente tutte, il “Cecato” è un perfetto sconosciuto.

Mai visto, mai incontrato, mai avuto a che fare. Figuriamoci se qualcuno ci ha mai parlato. “Io sapevo che era ‘Er Nero’ – si lascia sfuggire un anziano vicino al bar –. Ma se quello era ‘Er Nero’, io andavo pe’ cavoli mia. Non è che andavo da uno e gli dicevo: ‘Quello è il Nero, quello della Banda della Magliana, che ha ammazzato dieci o quindici persone. Lo vedevo la mattina, ma neanche buongiorno e buonasera, perché tanto non salutava quasi nessuno”.

Eppure via Monte Cappelletto, la strada in collina dove Carminati abitava – citofonare Iannilli (il commercialista Marco, indagato, ndr), – non è distante dal centro. “Eh, ma lui per scendere a Roma faceva l’altra strada… Del resto era a Roma che aveva la sua base operativa, i suoi interessi, mica qua…”. Ma come? E il suo rapporto con Agostino Gaglianone, che qui tutti chiamano Maurizio – arrestato pure lui per associazione di stampo mafioso, trasferimento fraudolento di valori e false fatturazioni nell’inchiesta Mafia Capitale – l’imprenditore “colluso” che, secondo gli inquirenti, avrebbe gestito i soldi in nero della compravendita della villa del boss? E avrebbe pure emesso false fatture, in qualità di legale rappresentante della Imeg srl, si legge nell’ordinanza del Gip “anche al fine di consentire alla Eriches (una delle consorziate di Salvatore Buzzi, ndr) l’evasione delle imposte dirette e indirette”?

Un anziano: “Lo sapevo chi era ma stava sempre pe’ cavoli sua. E tutti difendono Gaglianone, il costruttore in cella

“Gaglianone non c’entra, ci metto le mani sul fuoco”, dicono al bar sulla strada principale, dove di giornalisti non vogliono sentire parlare. “Ma chi, Mauro? È un amico mio, c’ho fatto casa. Andavo da lui a comprare la sabbia. Figlio di calabresi venuti qui solo per lavorare, hanno fatto un macello di case in tutta Sacrofano, la ricchezza che hanno accumulato se la meritano tutta”. “Sì, forse lui ha fatto pure qualche impiccio – commenta un professionista all’uscita del Comune –, ma si sarà trovato in difficoltà. E quando uno si trova in difficoltà, me lo dica lei, non accetta l’aiuto di chi gli propone soldi facili, e subito?”. Come una caduta accidentale sulla strada per il successo, in pratica.

Inutile provare a parlare col sindaco, Tommaso Luzzi, indagato a piede libero per associazione di tipo mafioso. “Il sindaco non parla fino a quando non verrà sentito dall’autorità giudiziaria – ci fa sapere la sua segreteria –, fino ad allora le sue dichiarazioni potrete leggerle nei comunicati ufficiali”. L’ultimo, quello del 6 dicembre scorso: “Chiederò a Sua Eccellenza il Prefetto della Provincia di Roma di disporre un’ispezione presso la nostra amministrazione comunale al fine di verificare se vi sia una sola deliberazione assunta a favore dei soggetti coinvolti nella vicenda. È falso che io sia stato ospite anche solo una volta in casa di Carminati”. Nelle carte della Procura di Roma si legge invece di un pranzo nella villa del boss – alla presenza anche di Luca Gramazio, ex capogruppo Pdl in Regione, indagato anch’egli, al quale il sindaco è “politicamente allineato” – e di un “sostegno per la campagna elettorale”, con tanto di cena da 650 coperti nella piazza del paese “pianificata da Carminati a Luzzi, negli uffici della Imeg di Gaglianone”.

Sacrofano è storicamente di destra, “anche perché il centrosinistra non ha mai fatto niente”, commentano i fedelissimi di Luzzi, che invece “è sindaco solo da un anno, ma per il paese ha fatto così tanto…”. Basta aprire sul sito del Comune le gallerie fotografiche: il Carnevale, la Festa della Pace, l’Infiorata, l’Antica fiera di merce e bestiame, ma anche l’inaugurazione della nuova sede della Protezione civile (abbracci e sorrisi con il governatore del Lazio, Nicola Zingaretti, e con il senatore Domenico Gramazio, padre di Luca) e addirittura la festa della Virgo Fidelis, patrona dell’Arma dei carabinieri. Sarà per questo che il Ros non ha minimamente coinvolto nelle indagini la locale stazione. Del resto Massimo Carminati viveva a Borgo Pineto e girava per Sacrofano come un libero cittadino. Anche se adesso c’è chi li accusa di non aver fatto il proprio dovere, i carabinieri del posto, che non arrivano a dieci unità, riescono a fare giusto il controllo del territorio.

La parola “mafia” fa paura, rievoca immagini di morti ammazzati, di stragi e di pizzo pagato ai boss. E invece il fatto che a Sacrofano ci siano, per esempio, una sola farmacia o due soli fornai dipende solo dal numero degli abitanti, spiegano tutti. “La stampa ci ha dipinto come la nuova Corleone – spiega il gestore di un bar –, avete detto che siamo tutti mafiosi. Ma noi siamo solo lavoratori. E fino a prova contraria dove c’è la mafia si lavora poco”. Certo, soprattutto nel centro del paese si conoscono tutti e molti sono imparentati tra loro. “Se mi arrestano un fratello non dirò mai che è un criminale. Noi siamo molto uniti, nel bene e nel male. Che ci abitino certe persone è solo un fatto incidentale. Ma non mettetemi in mezzo perché vi sparo…”.

Da Il Fatto Quotidiano del 17 dicembre 2014