Un coro gregoriano dal Pd si affretta a dare la propria approvazione al discorso di Giorgio Napolitano: “Una lectio magistralis”, dice Andrea Marcucci, “Una straordinaria spinta sulla strada delle riforme” aggiunge Emanuele Fiano, “Discorso importante, conseguire l’obiettivo delle riforme in tempi certi” insiste Gianni Cuperlo, “Ottimo il discorso del presidente Napolitano, sotto il profilo istituzionale, politico e sociale” timbra Cesare Damiano, “Un sacrosanto appello alla responsabilità” per Anna Finocchiaro, “Tutti lo ascoltino in vista delle prossime sfide” raccomanda Lorenzo Guerini. Ci sono praticamente tutte le correnti. A loro si aggiungono esponenti di Ncd come Renato Schifani. Silenzio perfetto, per ore, dalle parti di Forza Italia. A parlare, invece, sono le opposizioni. Se non stupisce più la replica della Lega Nord e del Movimento 5 Stelle, tra chi critica le parole del capo dello Stato c’è anche un pezzo di Partito democratico, come Pippo Civati.

“Mi sembra di ci siano troppe contraddizioni in certi discorsi che vengono fatti” dice. Quando il presidente della Repubblica ha dedicato un passaggio ai “venti di scissione” e alla voglia di “elezioni anticipate” che portano “all’instabilità”, pareva dirigesse il dito verso la minoranza Pd. Ma Civati se ne tira fuori: “Io non mi sento coinvolto dal monito di Napolitano. E poi, troppa grazia, non sono degno di tanta attenzione”. Ma commenta: “Se si stigmatizza la minaccia di elezioni anticipate, segnalo che le urne anticipate le vuole Renzi. Ma andando più indietro ricordiamoci che Letta fu nominato da Napolitano con un mandato fino al 2015 e quindi è l’intera legislatura che è sotto la minaccia di elezioni anticipate”. “Se poi si vogliono stigmatizzare le scissioni – prosegue Civati che dice che la sua semmai è un’iniziativa politica – Beh, quelle le hanno fatte Alfano e grazie a lui non si è andati a votare nel 2014; e poi le hanno fatte a varie riprese Scelta civica, Sel con esponenti che sono confluiti nel Pd tra gli applausi, per non parlare oggi del ‘grillino’ Currò”.

Più decisa Sel: “Al presidente Napolitano, che oggi è andato un poco oltre i confini delle sue prerogative, diciamo che utilizzeremo qui tutte le tattiche emendative, spregiudicate o meno, per opporci” alle riforme costituzionali, dichiara il coordinatore nazionale Nicola Fratoianni.

Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio (M5s) tira un sospiro di sollievo: “Menomale che non sono andato ad ascoltare questa propaganda” scrive su facebook riferendosi alla frase di Napolitano sul consenso del Pd.

Il collega M5s – esperto di questioni istituzionali – Danilo Toninelli sottolinea che le riforme “non servono a creare un posto di lavoro in più, ma servono esclusivamente a dare il potere assoluto ad unica persona che è il capo del governo. Quindi se a Napolitano come alla maggioranza interessa trasformare la democrazia in un presidenzialismo subdolo lo dica chiaramente, e quantomeno porti i correttivi che questo sistema richiede” con la doppia elezione per il premier e il capo dello Stato”.

Rivendica il diritto di resistere il vicepresidente del Senato Roberto Calderoli (Lega Nord) contro “una legge elettorale fatta per far vincere uno dei concorrenti e tenerlo al governo per cinquanta anni, si ha tutto il diritto di resistere, resistere e resistere”.

E il sindacato, al quale Napolitano ha chiesto di rispettare le scelte del governo? La segretaria della Cgil Susanna Camusso si limita a dire che “penso vada colto l’invito al dialogo”. Il leader della Uil Carmelo Barbagallo twitta: “Quello di #Napolitano è stato un ottimo discorso in difesa del Paese”. E Renzi e Camusso sono stati protagonisti del siparietto natalizio al Quirinale. Nell’affollato salone che ha ospitato il rinfresco offerto dalla presidenza della Repubblica alle alte cariche dello Stato i due si sono incrociati prima di salutare Napolitano. E’ stato Renzi a cercare il segretario della Cgil: “Dov’è Susanna? Le voglio fare i saluti”, ha chiesto il premier ai giornalisti che lo circondavano. E proprio in quel momento è arrivata la Camusso: “Guarda che anche io stavo chiedendo dove fossi per farti gli auguri”. Sorrisi e abbracci tra i due con i giornalisti a chiosare: “Presidente é proprio Natale…”. E il premier: “Sì però il 24 facciamo comunque i decreti attuativi del jobs act…”.