Centoquarantuno morti, di cui 100 bambini. Sono i numeri a fotografare l’orrore vissuto dagli alunni della scuola pubblica militare di Peshawar, in Pakistan. Un commando armato di talebani appartenente al gruppo Tehreek-e-Taliban Pakistan ha fatto irruzione nell’istituto e aperto il fuoco contro gli studenti, di età compresa tra i 6 e i 16 anni, figli di militari dell’esercito pakistano. L’istituto, che si trova in Warsak Road, nella zona nord occidentale della città, fa parte delle 146 scuole pubbliche gestite dall’esercito in Pakistan per i bambini dei militari e dei civili. “Vogliamo che sentano il nostro dolore“, ha detto un portavoce talebani rivendicando l’attacco. Nell’ospedale della città sono stati portati almeno 250 feriti, di cui 80 gravi, ma le scorte di sangue scarseggiano e le autorità hanno invitato la popolazione a donarlo. Il portavoce dell’esercito, generale Asim Bajwa, ha spiegato che la lentezza con cui la situazione sta tornando alla normalità è dovuta al fatto che i talebani “hanno collocato all’interno dell’edificio dei rudimentali ordigni esplosivi che devono via via essere individuati”.

Tutto è cominciato al mattino presto, quando sei miliziani del TTP con indosso l’uniforme militare hanno fatto irruzione nella scuola. Alcuni testimoni hanno raccontato che gli attentatori sono andati di classe in classe aprendo il fuoco sistematicamente contro i bambini. Ahsan Mukhtar, uno studente del secondo anno delle medie, ha spiegato che il suo insegnate ha fatto accovacciare tutti gli studenti e li ha fatti andare in fondo alla classe quando si sono uditi i primi spari.  Il portavoce dei talebani, Muhammad Khorasani, ha fatto sapere che i sei uomini entrati nell’edificio comprendono anche “attentatori suicidi che ricevono dall’esterno le istruzioni su come agire. È stato dato loro l’ordine di uccidere gli studenti più grandi, ma non i bambini”.

Quali sono le ragioni della strage? Khorasani ha spiegato che si è trattato di una rappresaglia, dopo l’uccisione di alcuni militanti da parte delle autorità nel Nord Waziristan e nella Khyber agency: “Abbiamo scelto con attenzione l’obiettivo da colpire con il nostro attentato. Il governo sta prendendo di mira le nostre famiglie e le nostre donne. Vogliamo che provino lo stesso dolore”. L’operazione dell’esercito a cui il portavoce dei Talebani fa riferimento è quella denominata ‘Zarb-e-Azb‘ e lanciata il 15 giugno dalle forze della sicurezza pakistana contro i Talebani e i miliziani della rete Haqqani a seguito di un attacco all’aeroporto di Karachi. L’offensiva ha costretto oltre 800mila civili ad abbandonare le proprie case, mentre l’esercito ritiene di aver liberato il 90 per cento della regione tribale dai militanti. “Colpiremo ogni istituzione collegata all’esercito fino a quando fermeranno le loro operazioni e gli omicidi extra giudiziari dei nostri detenuti”, ha inoltre affermato il portavoce talebano al sito The Express Tribune.

Poco prima di mezzogiorno le autorità di Peshawar facevano sapere che tre dei sei attentatori erano stati uccisi, ma l’orrore nella scuola non aveva fine e il bilancio delle vittime continuava a crescere di ora in ora. Mentre lo scontro a fuoco non accennava a cessare, nell’edificio si sentivano diverse esplosioni. Nel primo pomeriggio è arrivato l’annuncio delle forze dell’ordine: il nono e ultimo attentatore era stato ucciso. La morte del terrorista, dicono a Haaretz fonti militari, porta “l’operazione militare verso la chiusura”. “Ci sono 135 morti, di cui 100 bambini“, faceva sapere il governatore della provincia di Khyber Pakhtunkhwa, Pervez Khattak. Alla fine il bilancio sarà di 145 vittime.

“Chi ha condotto questo attacco terroristico non deve essere risparmiato, ma la priorità è quella di mettere in salvo i bambini e le persone innocenti nella scuola. Si tratta di una crisi nazionale”, ha detto il primo ministro pakistano, Nawaz Sharif. Il capo del governo, arrivato a Peshawar, ha poi comunicato al governatore della provincia che le forze della sicurezza nazionale sono pronte a contribuire all’operazione di liberazione degli ostaggi. Il presidente Mamnoon Hussain ha espresso “profondo dolore per la perdita di vittime innocenti”. Nella provincia sono stati proclamati tre giorni di lutto.

“Colpendo studenti e insegnanti in questo odioso attacco, i terroristi hanno ancora una volta mostrato la loro depravazione – si legge in una nota del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama – siamo dalla parte del popolo del Pakistan e ribadiamo l’impegno degli Stati Uniti a sostenere il governo del Pakistan nei suoi sforzi per combattere il terrorismo e l’estremismo e per promuovere la pace e la stabilità nella regione. Gli Stati Uniti condannano nei termini più duri possibili l’orrendo attacco. I nostri cuori e le nostre preghiere vanno alle vittime, alle loro famiglie, ai loro cari”.