“La Regione Abruzzo autorizza i cacciatori a sparare e uccidere per limitare il numero delle volpi sul territorio. E loro si divertono. Li inviti a nozze. È come andare a giocare a freccette la domenica. I cacciatori vedono infatti le volpi come un fastidio, perché queste si nutrono delle specie che più fanno loro gola: le lepri, i fagiani…” afferma al fattoquotidiano.it Cristiana Graziani, medico veterinario e ambientalista abruzzese. A settembre è partita la stagione venatoria, e dal primo ottobre al primo febbraio le doppiette abruzzesi possono mirare alle volpi, che proprio in questo periodo allevano i loro cuccioli. Basta essere in possesso di due tesserini (uno venatorio, l’altro di abbattimento), e della licenza di caccia.

La Regione Abruzzo autorizza i cacciatori a sparare e uccidere per limitare il numero delle volpi sul territorio

“Chiedo un giro di vite sugli esami di abilitazione all’attività venatoria. E seri controlli su chi va in montagna e spara – aggiunge Cristiana Graziani -. Occorre valutare bene anche il profilo psicologico dei cacciatori. La situazione è grave. Io abito in campagna, e sento sparare in continuazione. Sembra di stare in Siria”. Qualche giorno fa tre volpi, una mamma e due cuccioli, sono state ammazzate e poi sinistramente esposte dalle parti di Roio, frazione dell’Aquila. Le carcasse dei poveri animali sono ancora lì. Chi è stato? Hanno agito normali cacciatori, o dei “selecontrollori”, quei cacciatori esperti incaricati di colpire volpi o cinghiali per controllarne il numero? Anche di notte o d’estate. E perché quella sorta di messaggio raccapricciante in codice? “Approvando a semafori spenti il calendario venatorio 2014/2015, si è data la stura a ogni tipo di possibile barbarie sugli animali” conclude la Graziani.

“È dal 2005 che si discute di un Piano regionale faunistico-venatorio e di un Osservatorio regionale faunistico. Due strutture che i cacciatori non vogliono”

“È dal 2005 che in Abruzzo si discute di un Piano regionale faunistico-venatorio e di un Osservatorio regionale faunistico. Due strutture che però i cacciatori non vogliono, perché comporterebbero vincoli e freni alla loro facoltà di sparare e ammazzare tranquillamente” spiega Walter Caporale, presidente nazionale dell’associazione “Animalisti Italiani Onlus”. “Anche l’attuale Giunta D’Alfonso è prigioniera delle doppiette, che gestiscono e profondono un sacco di soldi, per esempio attraverso i classici ripopolamenti del sistema faunistico, tra i principali brodi corruttivi di coltura dei nostri amministratori locali”. Caporale non ci sta: “L’un per cento della popolazione italiana, tanti sono i cacciatori, continua a tenere sotto scacco la classe politica. I peggiori nemici della natura e degli animali sono state le Province. Eppure quasi il 75 per cento degli italiani, secondo un recente sondaggio Eurispes, vorrebbe l’abolizione della caccia”.

“Ma cos’è la destra, cos’è la sinistra”, cantava Gaber. “Nei confronti della caccia sono sicuramente due facce della stessa medaglia. Persino Nichi Vendola ha fatto regali ai cacciatori – osserva ancora Walter Caporale -. La lobby venatoria è potente quasi quanto quella delle armi. Gli animali non votano, non portano voti. Ecco perché nessuno li difende veramente”. Erano un milione e mezzo, dieci anni fa, i cacciatori da Bolzano a Lampedusa. Ne restano 700mila. Alta l’età media, sui settant’anni. Quasi nessun giovane oggi imbraccia il fucile e prende la via della montagna o del bosco alla ricerca di tortore, merli, cornacchie, quaglie e fagiani, allodole e tordi e germani reali, un’ora prima che faccia giorno, fino al tramonto. Secondo l’associazione “Vittime della caccia”, solo quest’anno, fino alla fine di novembre, in 56 giorni effettivi di attività venatoria sono stati 14 i morti e 48 i feriti di caccia. E non tutte le vittime del “fuoco amico” erano cacciatori.