Una ragazza fragile, “violenta e aggressiva fin da piccola”, con manie di persecuzione e il bisogno di inventare violenze e rapimenti pur di richiamare su di sé l’attenzione degli altri. Nel decreto di fermo contro Veronica Panarello, finita in carcere per l’omicidio del figlio Andrea Loris Stival, la madre Carmela e la sorella, Antonella, usano parole durissime contro la 25enne, che pesano quanto le telecamere che smentiscono il suo racconto. La descrivono come una che “non c’è con la testa”. E, parlando al Corriere della Sera, la madre di Veronica prende ancor più le distanze dalla figlia. “La famiglia Panarello non vuole dare nessuna mano alla signora Panarello – dice-. Assolutamente. Che mano può dare? Veronica con la famiglia Stival è stata sempre, da nove anni a questa parte. Si è fatta vedere ogni tanto. È una persona molto difficile. Non c’era niente da chiarire tra di noi”. 

Al quotidiano di via Solferino ricorda anche che “la signora Panarello da molti anni non abitava più con la sua famiglia d’origine. La verità qua la famiglia Panarello non la può sapere”. Poi puntualizza: ”Una madre non pensa mai questo di una figlia. Non può pensarlo mai. Ma arrivati a questo punto non conosciamo nemmeno i nostri figli, mai dire mai. La vita ormai ci ha insegnato questo”.

Carmela fa inoltre mettere a verbale che “sin dall’età di sette anni, quando ci trovavamo in Liguria” la figlia è stata seguita e curata da uno psicologo ma col passare degli anni lei si è rifiutata di sottoporsi alle visite specialistiche”.
La donna racconta che “con mia figlia Veronica ho sempre avuto un rapporto difficile sin da quando lei era piccola. All’età di 13 anni, rientrati a Grammichele, lei voleva uscire e frequentare ragazzi più grandi di lei”. Poi ci fu l’episodio del primo suicidio: Veronica ascoltò una telefonata della madre con un amico. “Andò da mio marito, che dormiva, per riferirgli che avevo un amante. Mio marito le disse di lasciarlo dormire e le diede uno schiaffo”. Veronica andò nella serra e tentò di ammazzarsi senza riuscirci. “Quando mi vide – prosegue la mamma – mi ingiuriò, dicendomi che non voleva vedermi e io capii che aveva fatto quel gesto per attirare l’attenzione”.

Secondo la donna, la madre del piccolo Loris ha inventato tentativi di violenza, rapimenti. Tutti per questo scopo. Attirare l’attenzione. Le due non si sono viste per diversi anni, poi una ventina di giorni prima della morte del piccolo Loris, la madre la chiamò per un problema in famiglia. “Mi disse che era venuta solo per il fratello in quanto nutriva odio nei miei confronti”. Si rivedono il giorno della scomparsa di Loris, quel 29 novembre. Veronica si presenta con i carabinieri a casa della madre, attorno alle 15-15.30, e accusa la madre: “Mi chiedeva – racconta quest’ultima – dove avessi messo suo figlio. Io le dissi che non avevo alcun motivo per prendere suo figlio”.

Eppure Veronica, stando al racconto della sorella, era la “prediletta” dei genitori. Lei afferma che nostra madre l’ha abbandonata ma la realtà non è questa. E’ stata Veronica ad abbandonare mia madre”. Quanto a lei, ha subìto la sorella: “Tra me e Veronica non c’è mai stato un buon rapporto, io sono sempre stata messa in secondo piano da lei”. Quando arrivano i bambini, le due avevano provato a far filare i rapporti, ma è sempre stata Veronica, a detta della sorella, a farli saltare di nuovo. Criticava la macchina con cui andava in giro la sorella e il suo compagno, prometteva di dare delle cose e poi non manteneva. Il giorno della morte di Loris le due però si vedono. Il corpicino del bambino è già stato trovato nel canalone al Mulino Vecchio. E Veronica si trova nella caserma dei carabinieri di Santa Croce Camerina.

“Veronica non ha fatto entrare mia madre, io sono entrata per pochi secondi – racconta la sorella -. Lei mi ha detto “non ti preoccupare ora me lo portano a casa”. Non ho capito se si era resa conto che Loris era morto… è evidente che Veronica non c’è con la testa”.  Ma, conclude la donna, “la cosa che più mi ha sorpreso è il fatto che la madre di un bambino da poco rinvenuto privo di vita si preoccupa di allontanare me e mia madre e non del dramma che tutti stavamo vivendo”.

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