Non si può certo dire che gli ultimi venti anni della sinistra italiana siano stati particolarmente gloriosi. Anzi, se abbiamo assistito a pagine indubbiamente buie della nostra vita politica, da Berlusconi a Monti a Letta a Renzi, ciò è avvenuto in buona misura proprio a causa delle assenze, dei limiti e dei difetti imperdonabili di chi la sinistra ha voluto in questi venti anni rappresentare. E non mi riferisco certo al Pd, sia pure nelle sue sedicenti varianti di sinistra.
Per dirla con Norma Rangeri, la direttrice del manifesto salita sul palco della significativa manifestazione di sabato pomeriggio a Roma convocata dall’Altra Europa, si è trattato di “personalismi esasperati, dosi eccessive di autoreferenzialità, insopportabili elenchi di buoni e cattivi”. Ma non basta. Aggiungerei la corruzione nei confronti dei singoli, comprati con questo e quello piccolo o meno piccolo privilegio, e soprattutto l’assenza di una solida visione alternativa a quella dominante, al pensiero unico che pervade ogni spazio di riflessione pubblica, influenzando a fondo i pensieri di ciascuno di noi e il cosiddetto senso comune. E ancora, l’assenza di concreti risultati nelle condizioni di vita della gente. Da questo ultimo punto di vista può ben dirsi che il biennio dell’ultimo governo Prodi sia stato davvero esiziale, anche se i governi successivi sono stati, se possibile, ancora peggio.

Tali difetti hanno reso la sinistra impresentabile e hanno fatto calare quel senso comune di sinistra che aveva fino ad allora caratterizzato in positivo ampie fasce del popolo italiano. Quella che un tempo si definiva l’eccezione italiana si è trasformata nel suo contrario ed oggi, che la sinistra appare alla controffensiva in Spagna, Grecia e Portogallo, da noi ancora tale controffensiva non si vede.

Lasciano ben sperare, tuttavia, i conflitti sociali che si riaccendono sul terreno del lavoro, come su quello della difesa dell’ambiente difesa del territorio. Sono terreni che occorre considerare congiuntamente, perché oggi il lavoro può scaturire solo da piani pubblici di difesa del territorio e occorre al tempo stesso respingere gli assalti delle cavallette scatenate da Renzi e dai poteri forti che cercano di trasformare ogni cosa in un’occasione per facili profitti.

Da questo punto di vista le presenze che si sono registrate sul citato palco di Piazza Farnese sono importanti: dai No-tav, ai comitati contro il biocidio della Terra dei fuochi, ai no-Muos, ai comitati per l’acqua pubblica, alla Cgil di Rinaldini, ai ricercatori, ai comitati contro il Ttip. Importante anche il fatto che la maggior parte degli interventi siano stati pronunciati da donne, non belle statuine renziane ma donne impegnate in prima persona nella lotta contro questo governo. Così come da donne sono stati pronunciati interventi significativi come quelli dell’eurodeputata Eleonora Forenza, che ha richiamato l’attualità dell’antifascismo, della capolista dell’Altra Emilia Romagna, Cristina Quintavalla, alle due rappresentanti della sinistra greca, Theano Fotiou, e spagnola, Maite Mola.

I mesi che ci aspettano saranno indubbiamente decisivi. E’ chiaro che, come confermato dalle recenti elezioni regionali, la sinistra si deve presentare in modo unitario, perché solo così potrà rappresentare una valida alternativa alla crisi del Pd e a quella del Movimento Cinque Stelle (con cui peraltro va costruita ovunque possibile un’unità d’azione), respingendo al tempo stesso le sirene razziste di Salvini, che si presenta come possibile Le Pen italico. Sel è chiamata quindi a sciogliere le sue riserve, rinunciando a barattare l’unità della sinistra per il solito piatto di lenticchie di qualche posto di sottogoverno locale.

Fondamentale resta anche la questione della presenza organizzata di un’informazione di sinistra. A tale proposito assume particolare valore il lancio di una nuova iniziativa, La città futura, portale e giornale comunista, dato che, come scrive Raul Mordenti, “si tratta di contrastare l’orribile potere che ha oggi la borghesia di far conoscere una cosa oppure di nasconderla del tutto”.