Nel giorno in cui prende il via, a Damasco, la conferenza sulla guerra al terrorismo e all’estremismo religioso, a cui partecipano circa 80 tra Paesi arabi e stranieri, tra cui gli Usa, a Kobane, la città siriana al confine con la Turchia che da mesi è assediata dagli uomini dell’Isis, sono stati uccisi almeno 50 jihadisti, nelle ultime 24 ore, sotto gli attacchi della coalizione occidentale. A riportarlo è l’Osservatorio siriano per i diritti umani (Ondus): “Sono morti nei raid aerei della coalizione guidata dagli Stati Uniti – specificano -, nei violenti combattimenti contro i curdi, e in cinque attacchi suicida a Kobane”.

Il bilancio è uno dei più pesanti per i combattenti fedeli all’autoproclamato califfato da quando hanno iniziato l’assedio alla città siriana al confina con la Turchia. Dopo aver quasi fatto cadere la città dopo i primi attacchi, i jihadisti hanno man mano perso terreno in favore dei peshmerga curdi, grazie soprattutto all’intervento occidentale che ha condotto quotidianamente raid aerei in tutta la zona. Ieri, gli uomini di Isis hann0 continuato la loro offensiva, sferrando ben cinque attacchi suicida: due contro un posto di blocco di frontiera, e altri tre nel centro della città.

Se i miliziani stanno subendo gli attacchi occidentali a Kobane, i siti jihadisti diffondono la notizia che i combattenti fedeli al califfato avrebbero catturato Gill Rosenberg, la cittadina israelo-palestinese 31enne che ha deciso di arruolarsi con i peshmerga “perché i curdi sono nostri fratelli, minacciati dal terrore jihadista”, aveva detto quando decise di arruolarsi. Il sequestro, però, non è ancora stato confermato da fonti ufficiali.

L’azione della coalizione occidentale per combattere lo Stato Islamico, però, va avanti. Dopo le rivelazioni di sabato del Washington Post che parlano di test psicologici che l’esercito americano condurrà sui combattenti dell’Esercito Siriano Libero, prima di armarli e addestrarli per combattere i jihadisti, domenica gli aerei della coalizione hanno condotto altri 30 raid su Raqqa, la roccaforte siriana del califfato. I bombardamenti hanno colpito anche la base aerea Divisione 17 che i miliziani di Abu Bakr al-Baghdadi stavano controllando dopo averla sottratta all’esercito governativo siriano.

Se in Iraq gli uomini del califfato stanno continuando a conquistare terreno, dopo la presa dei villaggi della regione di al-Anbar e i numerosi attentati terroristici sferrati a Baghdad, in Siria la situazione per i jihadisti è più complicata. La conquista di Kobane, che a settembre sembrava imminente, ormai appare come un’utopia per gli uomini di al-Baghdadi. I combattenti in nero non riescono a sfondare la linea peshmerga, sostenuta dalla coalizione occidentale e, presto, secondo i piani del presidente degli Stati Uniti Barack Obama, anche dall’Esercito Siriano Libero. Della situazione sembrano essersi resi conto anche i comandanti jihadisti che, nel mese scorso, hanno deciso di impiegare un maggior numero di forze anche sugli altri fronti, soprattutto al sud-ovest della Siria, al confine con il Libano, e nella parte occidentale dell’Iraq.