cover santa margaretDopo essersi fatto le ossa ne Le Vibrazioni, con cui qualche anno fa ha raccolto un discreto successo, il chitarrista Stefano Verderi, tolti i panni del gregario e indossati quelli del protagonista, ha fondato una nuova formazione denominata Santa Margaret, nata in seguito all’incontro con la bella e affascinante cantautrice Angelica Schiatti, per dare vita a un sound che affonda le sue radici nel blues delle origini, quello di Robert Johnson, Muddy Waters e Son House, per poi perdersi in sonorità psichedeliche e ritrovare infine la strada di casa con le melodie tipiche della canzone d’autore italiana degli anni 60, quella di Luigi Tenco e Lucio Battisti.

La band, che prende il nome da un luogo, la loro sala prove di Rozzano nella provincia milanese, dove si sono rinchiusi per trovare il loro sound, si è contraddistinta per una serie di scelte finora rivelatesi azzeccate. Innanzitutto quella di pubblicare il loro primo Ep Il suono analogico cova la sua vendetta (Carosello Records) soltanto in vinile e in streaming. Niente cd, dunque, simbolo di quel mondo digitale che a partire dagli anni 90 ha soppiantato quello analogico. “Non è stata una scelta nostalgica né modaiola – racconta la cantante –. Così come abbiamo scelto di diventare una band, in funzione di quello che stava uscendo musicalmente, così abbiamo scelto di registrare in analogico per via del sound che volevamo avere. Del resto, oggi abbiamo la fortuna di poter scegliere tra il meglio che la tecnologia analogica aveva e il meglio che ha la tecnologia digitale oggi può offrire. Grazie a una casa discografica che ci ha dato quest’opportunità, abbiamo deciso di registrare tutto in analogico. Da qui, mesi chiusi in sala prove perché non potevamo permetterci di stare troppo tempo in studio, quindi niente copia incolla, niente modifiche al computer, ma tutto più o meno nel segno del ‘buona la prima’”.

Che ci sia un prepotente ritorno del vinile, del resto, è chiaro ed evidente. I dati del mercato lo dimostrano, e questo disco a partire dal titolo sembra volerlo confermare: “Noi crediamo più nel vinile come supporto che nel compact disc. Il cd non rappresenta la musica, ma un oggetto dove ci puoi mettere musica, immagini, film, mentre il vinile rappresenta la musica. In più il vinile è un supporto che ha la massima qualità, nel senso che l’onda sonora è impressa ed è fisica, esiste, mentre sul cd è solo una copia”.

È una vendetta dolce. Il vinile è stato a lungo bistrattato, il giradischi era finito in cantina. Adesso, invece, vive una seconda vita. “Qualche giorno fa – racconta la frontwoman – ero in autogrill e mi sono accorta che c’era addirittura il reparto vinili, segno evidente che sta tornando di moda a prescindere da noi. E pensare che la maggior parte degli studi di registrazione avevano buttato via i macchinari. Altro aneddoto un po’ vendicativo: le fabbriche che producevano vinili hanno ripreso a farli con i macchinari degli Ottanta, che infatti adesso abbisognano di manutenzione. Anche noi per fare il nostro vinile abbiamo incontrato una serie di difficoltà. A un certo punto la fabbrica che ci stava producendo il vinile aveva talmente tanti ordini che sono esplose le caldaie, perché troppo logore. Per cui questo ritorno c’è e noi godiamo nell’attesa che torni veramente”.

Inoltre il vinile ha un formato che consente di avere una bella copertina: “Ci tenevamo tantissimo a dare risalto alla cover che ha disegnato per noi Shout, uno degli illustratori italiani più conosciuti all’estero, che ha lavorato con testate come Time, El Pais, Guardian, Le Monde, The Wall Street Journal, non potevamo che optare per questa opzione”. Sul fronte della copertina è rappresentata una rotella di liquirizia, ma con un po’ di fantasia, si può notare una somiglianza e un richiamo al vinile, stessa forma, stesso colore. Ma è solo sul retro che si comprende cosa c’è davvero in copertina: un serpente arrotolato. Il serpente che poi simboleggia la vendetta.

Anticipato dal singolo La Strada, il loro primo Ep Il suono analogico cova la sua vendetta (Vol.1) è composto da cinque brani registrati in analogico su nastro a 24 tracce, come si faceva fino a vent’anni fa, e contiene anche il brano Riderò, scelto da Aldo, Giovanni e Giacomo per la colonna sonora del loro nuovo film Il ricco, il povero e il maggiordomo, in uscita l’11 dicembre nelle sale italiane. Il lato B del vinile invece è un’unica traccia di 20 minuti con parti strumentali inedite che collegano due brani del lato A, suonato interamente live in studio e registrato in presa diretta senza alcuna sovraincisione. Per quanto riguarda i testi, sono tutti tendenzialmente positivi, nonostante si parli di problemi. “Quando ho scritto le canzoni, infatti, vivevo una certa situazione che è descritta nei brani. È vero che ci sono dei problemi, che essere giovani oggi implica fare fatica, subire delusioni, ma nonostante tutto c’è speranza e volendo uno ce la può fare. Questo è il messaggio che ne esce”.