Non solo lo sciopero. In caso di approvazione definitiva del Jobs act così com’è stato approvato dalla Camera (e entro la fine dell’anno Renzi auspica l’ok definitivo al Senato) la Cgil è pronta a ricorrere a un giudice. Non a un tribunale italiano, ma alla Corte di giustizia europea. Mentre dentro al Pd ancora si litiga (di oggi la rissa Orfini-Cuperlo) il più grande sindacato italiano, infatti, sta valutando un ricorso da presentare sulla base della Carta di Nizza sui diritti fondamentali. A confermarlo è stato il segretario generale della Cgil Susanna Camusso: “Valuteremo tutte le strade”, ha detto, intanto “abbiamo bisogno di capire come vengono scritti i decreti delegati”. “La lettura degli articoli 30 e 31 della Carta di Nizza dice che è possibile, ci penseremo, ci proveremo”, ha risposto Camusso. Intanto, ha proseguito, “abbiamo bisogno di capire come vengono scritti i decreti delegati, se si decidono nel chiuso delle stanze o se si apre un confronto. Ci sono ancora cose da valutare”. Alla domanda se tra le ipotesi c’è anche quella del referendum abrogativo, Camusso a margine di una iniziativa del Silp (il sindacato di polizia federato nella Cgil) ha replicato che “c’è tanta strada prima di porsi il tema del referendum”.

Cosa dicono gli articoli 30 e 31 a cui si riferisce la Camusso? Il primo riguarda la “tutela in caso di licenziamento ingiustificato” e recita: “Ogni lavoratore ha il diritto alla tutela contro ogni licenziamento ingiustificato, conformemente al diritto comunitario e alle legislazioni e prassi nazionali”. Il secondo regola invece le “condizioni di lavoro giuste ed eque”. In questo caso l’articolo dice che “ogni lavoratore ha diritto a condizioni di lavoro sane, sicure e dignitose” e “ogni lavoratore ha diritto a una limitazione della durata massima del lavoro e a periodi di riposo giornalieri e settimanali e a ferie annuali retribuite”.

In precedenza, rispetto all’approvazione della legge delega a Montecitorio e alla luce della sentenza della Corte di giustizia europea sui precari della scuola, il segretario ha affermato che “non è l’approvazione in parlamento che ci ferma rispetto alla scelta di cambiare norme che riteniamo sbagliate”. Ha ricordato lo sciopero generale proclamato insieme alla Uil per il 12 dicembre e ha proseguito: “Continueremo la nostra iniziativa anche alla luce della sentenza che ha confermato che l’uso di contratti a termine in quel modo contrasta con le direttive europee. Muoveremo tutti i passi necessari anche quelli in rapporto con l’Europa, la Carta di Nizza l’applicazione e il valore che viene dato al lavoro, alla sua dignità. Continueremo serenamente”.

Anche Maurizio Landini garantisce che l’impegno dei sindacati non si esaurirà nell’astensione dal lavoro del 12 dicembre. “La battaglia non è assolutamente conclusa – dice il segretario della Fiom . dobbiamo continuare anche dopo lo sciopero generale con questa mobilitazione senza precedenti e dare il senso che questo governo su questi provvedimenti non ha il consenso della maggioranza delle persone che lavorano, dei giovani e dei precari”. Per Landini “lo scontro con il governo continua perché la riforma rende semplicemente più facili i licenziamenti. Il jobs act toglie dei diritti e non è vero che crea occupazione e che riduce la precarietà, non è vero che va verso un’estensione universale delle tutele del nostro Paese. Se lo si collega alla legge di stabilità – continua il sindacalista – non c’è alcuna ripresa degli investimenti, che è il vero tema da mettere in campo per creare posti di lavoro”.