Da 116 mila a 230 mila voti. Rispetto alle europee è stato raddoppio. Dopo l’exploit alle regionali in Emilia Romagna, Matteo Salvini si sente pronto per l’impresa: lanciare un’opa per la leadership nel centrodestra e sfidare Matteo Renzi in campo nazionale. “Caro Renzi – è il messaggio che il leader della Lega rivolge al presidente del Consiglio in un’intervista a La Repubblica – a questo punto andiamo a votare: se ti senti così forte conviene anche a te”. Il petto è gonfio: camicie verdi secondo partito in regione, 20% contro l’8% di Forza Italia e voti strappati un po’ a tutti: secondo un sondaggio di Swg, 36mila preferenze arrivano da ex elettori del Pd, 35mila dal Movimento 5 Stelle, 49 mila da Forza Italia. Salvini è uno squalo, fiuta il sangue dell’ex amico ma mantiene toni cordiali. Silvio Berlusconi? “E’ una persona intelligente, non ha bisogno dei consigli di Salvini”. Però l’ora di cambiare è arrivata anche nel Centrodestra: “Lo sfidante di Renzi deve essere scelto dagli italiani, non dalle segreterie dei partiti. Insomma, ci vogliono delle primarie, una cosa ottima che io riconosco alla sinistra. Dopodiché, se serve, e con tutti i miei limiti, io sono pronto“.

Pronto a sfidare gli altri candidati alla successione all’ex Cavaliere in ciò che rimane del Centrodestra, ma anche ad affrontare il voto nazionale. “Noi siamo pronti – continua Salvini – visogna andare a votare. Non vorrei che il Paese restasse ostaggio dei continui litigi nel Pd. Succedeva anche nel Centrodestra, quando eravamo al governo, sto rivedendo la stessa fotografia. Andiamo alle urne e vediamo chi prende il 51%”. Sa di non avere il pallino il mano, Salvini, ma fa il proprio gioco: “L’anno scorso i giornali davano per morta la Lega, mentre adesso mi dipingono come un genio. Sbagliavano allora e sbagliano oggi, ma siamo pronti a dare un senso alla nostra battaglia”.

I flussi elettorali danno ragione al leader del Carroccio. Secondo i dati elaborati dall’Istituto Cattaneo, nelle elezioni regionali dei record (per la prima volta il numero degli astenuti  – 2,1 milioni – ha superato quello dei voti validi, 1,2 milioni; il 37,7% di affluenza registrato domenica è inferiore al picco negativo del 40,9% registrato alle regionali sarde; per la prima volta un presidente di Regione viene eletto con una percentuale inferiore al 50%) i veri vincitori sono proprio i leghisti, che doppiano Forza Italia, cedendo solo l’1,7% alla sinistra e solo l’1,9% al Nuovo Centrodestra. Il grande risultato del carroccio, secondo il Cattaneo, è l’aver conservato il 65,9% dei voti che aveva conquistato alle europee e strappando voti a tutti gli altri.

Il partito che perde di più è il M5S: 284.480 voti ceduti all’astensione, il 69,2% del bottino europeo, con il 4,7% che va alla Lega e l’1,7% alla sinistra. Unica consolazione, il +25% rispetto alle regionali del 2010. Secondo si piazza il Pd, che ha conquistato due governatori su due, ma che consegna all’astensione quasi la metà del suo risultato europeo (il 49,6%), il 3,4% alla sinistra, alla Lega il 3,8% e al M5S l’1,7%. A conti fatti, Renzi ha confermato solo il 37,2% dei voti incassati alle europee. In Emilia Romagna il Pd è passato da 1,2 milioni a 500 mila preferenze e peggio è andato in Calabria: 80% di voti in meno rispetto a maggio, oltre 82 mila preferenze in meno in termini assoluti.