Una campagna elettorale sottotono, un 13 per cento che porta in Regione Emilia Romagna tre consiglieri in più rispetto alle consultazioni del 2010, ma che non suona proprio come una vittoria. Mentre a Bologna Giulia Gibertoni e il Movimento 5 stelle festeggiano il risultato delle regionali, annunciato con soddisfazione anche da Beppe Grillo, nel resto del Movimento si fa autocritica. Soprattutto in Emilia, la terra dove tutto è cominciato e dove tutto sembra cominciare a sgretolarsi. A Parma, prima conquista grillina, il clima non è certo trionfale e il capogruppo Marco Bosi invita alla riflessione: “Fino a pochi anni fa eravamo quelli che davano speranza alle persone. Ora invece gongoliamo del fatto che grazie alla riduzione dei votanti siamo passati dal 7 per cento del 2010 (quando nessuno ci conosceva) al 13 per cento di oggi”. Critica e autocritica la fa anche il sindaco Federico Pizzarotti, che commenta a caldo le percentuali ottenute dal Movimento, che dalla città ducale governata non porterà in via Aldo Moro nessun consigliere. “In generale, e non solo per il Movimento, un’affluenza così bassa è comunque un dato negativo – ha spiegato il sindaco al ilfattoquotidiano.it – Ma il contesto è completamente cambiato e per me un risultato del 13 per cento è deludente, se si pensa che nelle ultime tornate siamo passati dal 25 al 19 e infine al 13 per cento”.

Dove ha sbagliato il M5S in queste elezioni regionali?
“Tenendo conto che ogni elezione è diversa, una campagna elettorale si basa sui candidati e sul programma, e su queste due cose si poteva lavorare in modo diverso. La campagna è stata sottotono per tutti, se si escludono Salvini, che è stato molto presente in Emilia Romagna, e la visita di Renzi per chiuderla. Ma rispetto alle mie aspettative e in confronto al 2010, andava fatto un percorso per stilare e condividere un programma e scegliere i candidati, e invece si è arrivati con tempi troppo lunghi, come tutti gli altri. Magari questo non avrebbe cambiato lo stesso il risultato, ma noi dobbiamo comunicare sulla base di idee e non di slogan, le persone vanno accompagnate, va spiegato loro cosa scegliere e perché”.

Dobbiamo comunicare sulla base di idee e non di slogan, alle persone va spiegato loro cosa scegliere e perché

Lei però fin dall’inizio aveva dichiarato che non avrebbe partecipato alla campagna.
“Sfido a trovare altri comuni che si siano esposti. Il mio è un ruolo istituzionale, devo fare il sindaco e non posso fare campagna elettorale attivamente. Da parte mia però non c’è stata intenzione di boicottare, ho detto solo ciò che secondo me non andava, come per esempio che mi sarebbe piaciuto vedere il programma prima e vederlo anche commentato online”.

In queste settimane si è sentito con la candidata presidente Giulia Gibertoni?
“No, non l’ho mai sentita, l’ho incontrata per la prima volta a un incontro organizzato con i candidati prima delle votazioni, ma abbiamo parlato pochissimi minuti”.

Beppe Grillo ha detto che l’astensione non ha colpito il M5s.
Io invece mi sento deluso da questo risultato e non lo vedo in maniera positiva, perché non siamo riusciti a convincere il partito degli astenuti, che è il più grande”.

Come giudica la scelta di Grillo di andare a Bologna senza annunciarlo? Lei lo sapeva?
“Io non ho criticato il fatto che sia venuto senza avvisare. Non l’ho sentito e non lo sapevo, ma penso lo sapessero in pochi. Il punto però è che rispetto al 2010, andare in una sala civica a Bologna dove ci sono già persone convinte di votare il Movimento 5 stelle, non sposta voti”.

Se avesse fatto un tour, il risultato sarebbe stato diverso?
“Non è detto, ma la domanda potrebbe essere invertita: come ha fatto Salvini a prendere così tanti voti, non essendo candidato e facendo leva su quattro slogan che non riguardavano neanche tematiche regionali? È vero che abbiamo preso più voti rispetto al 2010, ma il contesto è cambiato, al tempo il Movimento non era così diffuso nei comuni e non era in Parlamento”.

Come mai secondo lei Grillo ha deciso di non essere in piazza?
“Grillo non è venuto in Emilia Romagna e non è andato neanche in Calabria, forse perché è ora, come ha detto lui, che nel Movimento cominciamo anche ‘a camminare con le nostre gambe’. Può essere una scelta giusta, anche se forse andava condivisa diversamente”.

Grillo dice che dobbiamo cominciare a camminare sulle nostre gambe: Bene, ma bisogna confrontarsi, condividere un percorso

Cosa significherebbe questo per il Movimento in futuro?
“Può essere l’inizio di un percorso diverso rispetto al passato e credo che possa anche andare bene, ma forse sarebbe necessario condividere un percorso, confrontarsi, in modo che si chiarisca come organizzarsi, anche per il futuro. Per esempio, come ci si regolerà per le prossime campagne elettorali? È meglio andare in piazza o no? Nel Movimento bisogna incontrarsi e decidere insieme le cose. Sembra che ci sia un senso di abbandono generalizzato pensando a dove possa andare il Movimento anche senza Grillo. Per capirlo è necessario parlarsi dal vivo, come è successo a Italia a Cinque stelle”.

E’ di questo che si parlerà il 7 dicembre nell’incontro sullo Statuto a Parma?
“L’iniziativa è nata con un altro obiettivo e non penso che avremo così tanto tempo per trattare anche di altro, ma intanto ci vedremo e sarà un primo passo. La discussione nasce dal contatto, ma non è detto che la debba sempre cominciare io”.

Voi a Parma cosa avete fatto per tenere vivo il Movimento nel territorio?
“Anche da noi servirebbe un metodo, delle linee guida per organizzarsi. Localmente a volte i gruppi tendono più allo scontro che a costruire. Una volta al primo posto c’era lo studio delle tematiche, per riuscire a fare un’opposizione diversa ed entrare nel merito delle cose. Bisognerebbe ritrovare coesione nel gruppo, come era nel 2010, mentre ora si tende più allo scontro”.

Il 7 dicembre nascerà la corrente Pizzarotti?
“Non avrei nemmeno il tempo di fare qualcosa di diverso dal mio lavoro da sindaco. Quello che vogliamo è che nel Movimento si torni a parlare di contenuti”.

Quindi il suo futuro sarà ancora nei Cinque stelle?
“Io penso sempre di avere dato molto al Movimento e di avere contribuito anche alla sua crescita. È come casa mia, ci sto bene. Se poi qualcuno pensa che non sia più il mio posto, lo può dire e possiamo parlarne, ma io sono convinto a rimanere”.