“Ma non volevo Maurizio morto, l’avevo amato come una pazza, era il padre delle mie figlie. In quel momento della mia esistenza, però, ero convinta che un essere come lui non fosse degno di vivere”. Patrizia Reggiani, condannata in via definitiva per l’omicidio di Maurizio Gucci e dal maggio scorso affidata ai servizi sociali, in una intervista a Il Giornale non spiega perché volle la morte del marito ucciso il 27 marzo 1995 in via Palestro a Milano. “Non lo dirò mai. Posso però confidarle che entrambi ci “innamoravamo” delle persone al punto da credere ciecamente in loro. Lui, poi, era peterpaneggiante. Seguiva le persone sostenendone idee e progetti. Poi tornava sempre da me per ammettere, sconsolato: ‘avevi ragione tu’. Sì, eravamo troppo buoni”.

La Reggiani racconta anche di come ha vissuto da detenuta: “Il carcere mi ha reso ancora più cosciente del potere che ho sulle persone: al Victor residence, come io chiamo San Vittore, comandavo parecchio e tutte le detenute, indistintamente, mi obbedivano senza fiatare, apprezzando quel rigore che ho imparato dalla mia famiglia e dalla scuola, quando studiavo per diventare interprete parlamentare. All’inizio le ho prese, lo ammetto. Ma le ho subito restituite e con gli interessi. E da allora nessuno mi ha più toccata. Anzi le altre hanno iniziato a imitarmi, a truccarsi, profumarsi, a stare in giardino ore e ore a decorare i vasi, un’attività che mi ha salvato la vita… Credo di aver imparato ben poco in carcere, dove avevo senz’altro meno problemi che nel mondo esterno e mi sentivo in un certo senso protetta. In compenso ho insegnato parecchio, ho portato là dentro il mio mondo, non mi sono fatta sopraffare da quello che ci ho trovato. E adesso neanche mia madre, nonostante la sua tempra da 88enne d’acciaio, mi sgrida più: non osa”.

Ora la Reggiani lavora nello showroom Bozart per il quale ha ideato per la primavera estate 2015 una linea di borse. Alla domanda sui risarcimenti che spettano a Paola Franchi ultima compagna di Gucci e Giuseppe Onorato, ex portiere dello stabile di via Palestro (rispettivamente 700mila euro e 170mila euro stabiliti dalla Cassazione) rimasto ferito durante l’attentato al suo ex marito, la donna risponde così: “Come disse Oscar Wilde credo molto nella giustizia, poco nella legge, per niente nella magistratura ed è forse per questo che ammiro così tanto Berlusconi. Io sono nullatenente. Vivo nella villetta di mia madre accanto al tribunale, allo showroom guadagno 600 euro al mese. Maurizio Manca e il mio legale, Danilo Buongiorno, insistono perché devolva il 70 per cento dei miei guadagni a favore di Onorato… Forse lo farò.