Il buon vecchio stereotipo del laureato in Lettere come lo sfigato tra gli sfigati che oggi si affacciano al mondo del lavoro è duro a morire. E’ davvero così anche al tempo di Internet? Il web sta aprendo nuove opportunità anche a chi è destinato di rito alla disoccupazione o, nel migliore dei casi, indirizzato verso professioni di ripiego?

In un mercato del lavoro tradizionale come quello italiano, che ha tempi lunghi d’inserimento e stabilizzazione, la laurea è ancora considerata un passaggio obbligato. Per certi versi è percepita anche come un investimento contro la disoccupazione – alcuni pensano più amaramente che sia un ‘parcheggio’ temporaneo in assenza di occasioni lavorative concrete –, ma proprio non si giustifica la scelta, priva di logica e anacronistica, di un percorso di studi umanistico.

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Eppure, se usciamo un attimo da schemi preconcetti, e guardiamo alle nuove opportunità della Rete per costruirsi un’alternativa professionale mobile e indipendente, ci accorgiamo che Internet sta cambiando le regole del gioco anche per gli umanisti. Ormai non c’è azienda, libero professionista, associazione, privato o personaggio pubblico, più o meno noto (penso ad esempio a un politico, anche locale), che non abbia necessità di comunicare online. E di comunicare bene, per far conoscere e far crescere il proprio marchio, per promuovere la propria professionalità e i propri servizi e per crearsi un brand personale che sostenga un’attività off line.

Non essere sul Web, non avere profili social o un sito Internet, per il cui successo è ormai imprescindibile associare un relativo blog, oggi equivale non solo a perdere in competitività, ma proprio a non esistere.

Nonostante non sia rimarcato abbastanza, il web è un immenso archivio d’informazioni sugli argomenti più disparati e le persone lo utilizzano per trovare soluzioni ai propri problemi, per soddisfare esigenze o per coltivare passioni. Che si tratti della ricetta del budino di riso o piuttosto delle istruzioni di montaggio di un mobile o delle modalità di prenotazione di un servizio,  solo per fare degli esempi, tutto ciò che le persone cercano sul web ha bisogno di essere comunicato in modo chiaro, semplice e comprensibile.

E serve una laurea in Lettere per far ciò? I detrattori più accaniti dei letterati accettino con rassegnazione che si sta andando in questa direzione. Non basterà più affidare a professionisti generici la comunicazione sul web, mettendoli tutti sotto il grande cappello del social media manager, magari relegandoli a latere delle principali attività di comunicazione.

Sarà necessario avere professionisti così padroni della scrittura da saperla spogliare, alleggerire e conformare rispetto al singolo specifico contesto o argomento si andrà ad affrontare e allo specifico strumento online che si utilizzerà per comunicare. Si arriverà, e neanche tanto lentamente, a una specializzazione marcata e molto conformata su skill personali molto specifici. Se poi questa capacità sarà combinata a una profonda conoscenza di ciò che si fa, che può derivare anche da una predilezione personale, il successo professionale sarà davvero a portata di mano.

Naturalmente esistono delle regole precise per scrivere sul Web – ne parlano il blog de Il Mestiere di Scrivere, indiscusso punto di riferimento per tutti quelli che iniziano a occuparsi di scrittura sul web, e Io scrivo italiano, un nuovo promettente progetto online  – e su questo davvero non si improvvisa, ma non esistono limiti al tipo di informazioni che necessitano di bravi scrittori.

Di bravi scrittori che siano capaci di testi corretti dal punto di vista formale e che siano fluidi, leggeri, piacevoli, creati a partire dalla raccolta e dall’interconnessione di informazioni verificate alla fonte, per arrivare a ipertesti leggibili secondo diversi livelli di approfondimento.

E posso dire, per esperienza personale, che se c’è una cosa che s’impara a fare nelle aule delle facoltà di Lettere (probabilmente non solo lì), è proprio questa. E qui sta l’opportunità: sfruttare Internet per costruirsi un’alternativa professionale basata sulle nostre capacità e anche sul nostro curriculum di studi, senza ripieghi.

Qualcosa che ci soddisfi, entusiasmi e spinga a puntare sempre più in alto, senza più quella terribile sensazione di doversi accontentare perché non si è abbastanza competitivi. Forza umanisti, l’occasione è arrivata.

di Marta Coccoluto