La tecnica fondamentale per ordire imbrogli galattici parte dalla falsificazione.
Piccoli scivolamenti linguistici imbellettano realtà inaccettabili.
Ad esempio, la sigla Ogm è intrinsecamente disonesta. Siamo tutti organismi geneticamente modificati dal fatto stesso di vivere su questo pianeta continuando ad adattarci. Ad essere onesti gli Ogm dovrebbero, chiamarsi Organismi Geneticamente Modificati Artificialmente.

Ma qualche esperto della comunicazione si è accorto subito che OGMA è una sigla che già onomatopeuticamente fa schifo, fa rima con magma.
La politica, alle prese con la renzite, ha altro a cui pensare, e la gente attanagliata dalla crisi idem. Ma la questione OGMA resta uno dei più grandi problemi con cui l’umanità deve fare i conti.
Non è solo questione di estetica, etica e rispetto della natura.
È una questione di vita o di morte: gli OGMA sono un pericolo spaventevole.
E pochi sanno che già ora milioni di persone soffrono a causa dei danni provocati da queste azioni di teppismo genetico.
Gli Ogm non sono infatti una novità degli ultimi decenni.
Negli anni ’50 un gruppo di scriteriati (italiani) ebbe un’idea assolutamente idiota e riuscì a trovare i finanziamenti per realizzarla. Costruirono una specie di anfiteatro, disposero sulle gradinate migliaia di piantine di grano in vaso e poi le bombardarono con radiazioni. Si era scoperto che le radiazioni modificavano il dna delle creature viventi e si ipotizzò che queste variazioni potevano portare anche effetti positivi. Quindi bombardavano a casaccio il grano e poi stavano a guardare se le modifiche così provocate aumentavano la produttività delle spighe. Dopo migliaia di esperimenti falliti ottennero qualche risultato positivo e a partire da queste piante nuclearizzate crearono nuove sementi competitive con quelle tradizionali.
Oggi pare proprio che l’esplosione di intolleranze al glutine abbia a che vedere con la diffusione di questo grano Ogm.
Evidentemente si erano verificate modificazioni del dna “collaterali” a quelle “utili” che ovviamente erano sfuggite agli sperimentatori e che avevano creato un tipo di grano che scatenava reazioni negative in chi lo mangiava.

Oggi le manipolazioni genetiche non avvengono più a casaccio, si riesce a intervenire direttamente sui singoli geni. Questo rende il processo molto meno costoso ma non meno pericoloso.
Infatti, la nostra conoscenza dei meccanismi genetici è ancora limitatissima. Nulla sappiamo dei delicati equilibri cellulari e delle interazioni collaterali che una modificazione può provocare.
Ma questi incoscienti non si limitano a operare manipolazioni che potrebbero scatenare danni, ad esempio creando modificazioni a cascata su virus e batteri e quindi dar vita a nuove malattie.
Gli Ogm sono un pericolo di per sé, sono un pericolo perché non sappiamo nulla di quel che provocano sia quando vengono coltivati su grandi estensioni sia quando vengono assunti come alimenti.

Ma attaccata a questa storia di demenzialità genetica c’è anche una truffa commerciale di proporzioni allucinanti.
Infatti, per rendere ancora più remunerativa la vendita degli Ogm questi buontemponi hanno pensato bene di creare semi che danno piante sterili. Così i contadini non possono ripiantare i semi tratti dal raccolto dell’anno precedente e devono riacquistare nuove sementi. E siccome queste sementi hanno bisogno per crescere di concimi e trattamenti particolari, i contadini dipendono totalmente dalle multinazionali.
Questo sistema è già oggi un grande strumento di impoverimento in molte aree povere del mondo. E su questo terreno si stanno ottenendo grandi vittorie grazie alla creazione di cooperative che aiutano i contadini a convertire le colture anche utilizzando tecniche di coltivazione innovative che comportano bassi livelli di meccanizzazione e zero apporto di concimi e altre sostanze di sintesi. Tra l’altro da questo punto di vista stiamo assistendo a una rivoluzione verde (vedi coltivazioni sinergiche Maya, permacultura, tecnica del filo di paglia, Fukuoka).

Battaglia collaterale: fermare i gruppi industriali che cercano di brevettare semi usati da secoli. Cioè la follia. I contadini non potrebbero più vendere i semi delle piante coltivate dai loro padri.
L’altra grande battaglia è quella della salvaguardia della biodiversità: da tempo Slow Food e altre associazioni sono impegnate nella valorizzazione di piante e cibi che rischiano l’estinzione a causa dell’appiattimento dei consumi indotto dalla grande distribuzione.

Sono battaglie essenziali che vinceremo in modo definitivo quando un numero sufficiente di persone deciderà che è sgradevole comprare prodotti di corporation che sono implicate nella produzione di semi Ogm e nella monopolizzazione dei semi tradizionali. E quando un gran numero di persone sceglierà di ampliare i confini del proprio gusto culinario scoprendo che la biodiversità è la delizia del palato.

Con Luca Bassanese e Stefano Florio abbiamo realizzato un video musicale come contributo a questa battaglia: No Ogm La terra è nostra!  
Ed è stata anche un’esperienza gradevolissima, empatia a valanga. Sembrava avessimo lavorato insieme da sempre invece era la prima volta…
La canzone inizia così:
“Attenzione attenzione, siete circondati
Liberate gli ortaggi
Cosa c’entrano le fragole con il pesce artico
provalo a spiegare a un bambino di prima elementare
e ti dirà che sei pazzo!”