“Tra cittadini e immigrati non ci sia scontro, ma incontro”. È l’appello che Papa Francesco ha rivolto all’Angelus commentando gli scontri tra residenti e immigrati avvenuti recentemente a Roma. Da vescovo della capitale, titolo con il quale si presentò al mondo subito dopo la fumata bianca, Bergoglio ha sottolineato che quelli avvenuti a Roma “sono fatti che accadono in diverse città europee, specialmente in quartieri periferici segnati da altri disagi. Invito le istituzioni, di tutti i livelli, ad assumere come priorità quella che ormai costituisce un’emergenza sociale e che, se non affrontata al più presto e in modo adeguato, rischia di degenerare sempre di più”. Nei giorni scorsi, infatti, a Tor Sapienza, nella periferia dove si sono verificate le tensioni tra i residenti e gli immigrati, il sindaco Ignazio Marino era stato accolto dalle contestazioni degli abitanti che gli hanno urlato: “Buffone, hai rovinato Roma”.

Il Papa ha sottolineato anche “l’impegno concreto” della comunità cristiana per evitare questo tipo di scontri. “Cittadini e immigrati, con i rappresentanti delle istituzioni, possono incontrarsi, anche in una sala della parrocchia, e parlare insieme della situazione. L’importante è non cedere alla tentazione dello scontro, respingere ogni violenza. È possibile dialogare, ascoltarsi, progettare insieme, e in questo modo superare il sospetto e il pregiudizio e costruire una convivenza sempre più sicura, pacifica e inclusiva”. L’invito del Papa è a far “cadere quei muri che il nostro egoismo ha innalzato, a fare il primo passo nei rapporti bloccati, a riprendere il dialogo dove non c’è più comunicazione. Non lasciamoci ingannare dalla paura, ma ricambiamo fiducia con fiducia”.

Un appello incarnato in tanti gesti concreti di accoglienza verso gli immigrati, primo tra tutti la visita pastorale a Lampedusa di Bergoglio, nel luglio 2013, per commemorare i numerosi migranti morti in mare nel tentativo di raggiungere le coste della Penisola. In quell’occasione il Papa puntò il dito contro la “cultura del benessere che porta alla globalizzazione dell’indifferenza”. “Chi è – si domandò Francesco a Lampedusa – il responsabile del sangue di questi fratelli e sorelle? Nessuno. Tutti noi rispondiamo così: non sono io, io non c’entro, saranno altri, non certo io”. Più volte, infatti, Francesco ha sottolineato che, soprattutto per i cristiani, “è un dovere accogliere i migranti”.

All’Angelus Bergoglio ha voluto anche pregare per le vittime della strada, nel giorno in cui si celebra la loro giornata mondiale, “auspicando l’impegno costante nella prevenzione degli incidenti stradali, come pure un comportamento prudente e rispettoso delle norme da parte degli automobilisti”. Nella breve meditazione con la quale ha introdotto la preghiera mariana, il Papa ha sottolineato che “non ci sono situazioni o luoghi preclusi alla presenza e alla testimonianza cristiana”. Parole che si ricollegano all’invito fatto recentemente ai medici cattolici a fare “obiezione di coscienza” per essere “fedeli al vangelo della vita e al rispetto di essa come dono di Dio con scelte coraggiose e controcorrente” nel loro ambiente professionale.

Twitter: @FrancescoGrana