“Milioni di famiglie oggi sperimentano la condizione drammatica dei profughi. Anche Gesù e la sua famiglia hanno sperimentato questa difficoltà”. Lo ha affermato Papa Francesco nell’ultimo Angelus del 2013, nel giorno in cui la Chiesa cattolica celebra la festa della Santa Famiglia di Nazaret, Gesù, la Madonna e San Giuseppe costretti a fuggire in Egitto per salvare il bambino dalla persecuzione del Re Erode. “Quasi ogni giorno – ha affermato Bergoglio commentando il brano del Vangelo – la televisione e i giornali danno notizie di profughi che fuggono dalla fame, dalla guerra, da altri pericoli gravi, alla ricerca di sicurezza e di una vita dignitosa per sé e per le proprie famiglie. In terre lontane, anche quando trovano lavoro, – ha aggiunto il Papa – non sempre i profughi e gli immigrati incontrano accoglienza vera, rispetto, apprezzamento dei valori di cui sono portatori. Le loro legittime aspettative si scontrano con situazioni complesse e difficoltà che sembrano a volte insuperabili”.

“Perciò – ha spiegato Francesco ai fedeli presenti in piazza San Pietro – mentre fissiamo lo sguardo sulla Santa Famiglia di Nazaret nel momento in cui è costretta a farsi profuga, pensiamo al dramma di quei migranti e rifugiati che sono vittime del rifiuto e dello sfruttamento. Ma pensiamo anche agli ‘esiliati’ che possono esserci all’interno delle famiglie stesse: gli anziani, per esempio, che a volte vengono trattati come presenze ingombranti. Molte volte penso che un segno per sapere come va una famiglia è vedere come si trattano in essa i bambini e gli anziani”. Parole che richiamano alla mente i gesti compiuti dal Papa a Lampedusa l’8 luglio scorso per condannare “la globalizzazione dell’indifferenza” davanti alla continua tragedia degli immigrati morti in mare.

Papa Francesco, che nei primi giorni del nuovo anno annuncerà i nomi dei suoi primi cardinali, ha spiegato che il concistoro di febbraio e il sinodo di ottobre si occuperanno proprio del tema della famiglia. “Il prossimo Sinodo dei vescovi – ha affermato Bergoglio – possa ridestare in tutti la consapevolezza del carattere sacro e inviolabile della famiglia, la sua bellezza nel progetto di Dio”. E il Papa ha voluto “anche incoraggiare le famiglie a prendere coscienza dell’importanza che hanno nella Chiesa e nella società”. Come, infatti, ha scritto nell’esortazione apostolica Evangelii gaudium, “la famiglia attraversa una crisi culturale profonda, come tutte le comunità e i legami sociali. Nel caso della famiglia, la fragilità dei legami diventa particolarmente grave perché si tratta della cellula fondamentale della società, del luogo dove si impara a convivere nella differenza e ad appartenere ad altri e dove i genitori trasmettono la fede ai figli. Il matrimonio tende a essere visto come una mera forma di gratificazione affettiva che può costituirsi in qualsiasi modo e modificarsi secondo la sensibilità di ognuno. Ma il contributo indispensabile del matrimonio alla società – ha concluso il Papa – supera il livello dell’emotività e delle necessità contingenti della coppia. Come insegnano i vescovi francesi, non nasce ‘dal sentimento amoroso, effimero per definizione, ma dalla profondità dell’impegno assunto dagli sposi che accettano di entrare in una comunione di vita totale'”.

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