Dal 13 novembre le luci dei proiettori si accendono su molti nuovi titoli. Tra questi un quartetto assortito ma orientato perlopiù ai giovani: la storia d’amicizia artica de ‘Il mio amico Nanuk’, la leziosa lovestory tra i banchi di scuola di ‘Words and pictures’, una surreale avventura musicale con ‘Frank’ e gli imprevisti scambi di persona nella commedia ‘La scuola più bella del mondo’

Si parte con il nuovo lavoro tutto irish di Lenny Abrahamson su una scalcinata band indie alle prese con il nuovo batterista non borderline di Domhnall Gleeson. Il leader è Frank, un Michael Fassbender ispirato e dannatamente espressivo anche nel suo testone di cartapesta – che cita affettuosamente il cantante e comico inglese degli anni ’80 Chris Sievey e il suo alter ego mascherato Frank Sidebottom. L’eclettismo dell’artista e della sua band trascina lo spettatore in un gomitolo emozionale strambo, colorato e imprevedibile. Il risultato è un lavoro surreale che mette alla berlina la indie-culture interrogando soprattutto i più giovani sui contenuti di tanta nuova musica. E se tanti gruppi musicali semplicemente non avessero talento e tantomeno nulla da dire? Dalla nicchia delle sue bizzarrie Frank tocca il cuore e lo spirito attraverso non-sense, ricercatezza e tanti estremismi da rock band mostrando una chiave creativa di parole, musica ed estetica su cui riflettere e sorridere.

Non dalla musica, ma tra parole e immagini nasce la diatriba di Words and pictures. Il mondo è descritto meglio dalle prime o dalle seconde? Uno sfaccettato Clive Owen e una complessa Juliette Binoche, per l’occasione insegnanti rispettivamente di letteratura e arte, s’incontrano e scontrano generando fazioni e fermenti creativi nella loro classe. La sfida per dipingere un quadro indescrivibile a parole avrà inevitabili risvolti romantici tra sagacità, citazioni prevedibili e qualche lungaggine nella sceneggiatura. Quest’ultima si scopre troppo generosa di almeno venti minuti su due ore di durata a causa della divagazione narrativa su un ritratto offensivo disegnato da uno studente. Estensione non utile al fine della storia che sa più di letterario che di cinematografico. I protagonisti hanno lavorato benissimo sul set, sia insieme che singolarmente, ma questo non basta a far decollare un film. E questo purtroppo è il caso nostro.

Da una scuola superiore americana il tamburino di oggi ci catapulta in una media di Siena. Anzi prima ad Acerra, anche se doveva essere Accra, Ghana. Facciamo ordine. Lello Arena veste il ruolo del preside di una scuola disastrata della Campania. A tal punto che scrive disperato al Presidente Napolitano per ottenere fondi. A contattarlo, soltanto per una E che salta via per sbaglio da una email, è invece il preside perfezionista Christian De Sica, che dalle colline senesi invita la scolaresca che crede ghanese. Da qui l’incontro Nord-Sud, tema che ha reso famoso Luca Miniero fin dai suoi successi precedenti. Rocco Papaleo accompagna gli scatenati alunni della Media “Enzo Tortora” per una valanga di macchiette a volte riuscite, altre meno. De Sica per quest’anno lascia ad altri il cinepanettone, incuriosendo durante la presentazione della Scuola più bella del mondo con il nuovo progetto Fräulein. Non una commedia, ma un film autoriale dal titolo provvisorio. Un lavoro sul set che l’attore inizierà nel 2015 a Bolzano. Tornando tra i banchi di Miniero, le disavventure dei suoi nuovi protagonisti si gongolano tra una comicità un po’ fantozziana ma senza Fantozzi e la satira scolastica alla Io speriamo che me la cavo senza Marcello D’Orta.

Dal gemellaggio scolastico Acerra-Siena passiamo a un viaggio di ricongiungimento che si specchia tra i ghiacci artici e l’avventura di un ragazzo e del cucciolo d’orso bianco che il primo vuole accompagnare da mamma orsa. Brando Quilici firma insieme a Roger Spottinswoode la regia di Il mio amico Nanuk. L’avventura, tanto fredda nell’ambientazione quanto calorosa nell’empatia tra Dakota Goyo – protagonista e già del clan Marvel come giovane Thor – e il suo amichetto peloso e mangione, fa pensare a certi cinema parrocchiali del sabato pomeriggio fatti di giovanissimi attori, storie di formazione e grandi sentimenti, spesso targati Disney. Dai panorami mozzafiato che mostra, la pellicola racconta senza eccessi artistici una favola positiva e pulita, senz’altro adatta ai più piccoli.