Trattare. Non subire. Ma neanche strappare. E – soprattutto – restare all’opposizione, specie per quanto riguarda i temi economici. E l’Italicum? Partecipare senza sottostare ai diktat di Renzi. All’Ufficio di Presidenza di Forza Italia, Raffaele Fitto è entrato ‘cardinale contro’ ed è uscito segretario di Stato. Perché Silvio Berlusconi ha sposato in tutto e per tutta la sua linea, annunciando una pace che, dopo gli scontri degli ultimi mesi, assomiglia più a un’investitura che a un cambio di rotta. La conferma, arriva dalle parole di Paolo Romani a favore di telecamera una volta finita la riunione ‘azzurra’: “Ci attendiamo che le modifiche” fatte ieri alla riforma della legge elettorale “siano ritirate, non essendo state concordate”. Tradotto: il partito azzurro “resta in campo per le riforme”, ma dice no alle imposizioni del leader del Pd. Il Fitto-pensiero, insomma. Che non è oltranzista “alla Brunetta” (la cui presa di posizione odierna ha creato non pochi malumori all’interno di Fi), ma neanche per il dialogo spinto come accaduto sinora. E che ha avuto un primo, importante esito positivo: quello di ricompattare Forza Italia dopo che ieri Renzi ha incontrato i partiti della maggioranza di governo per riscrivere l’Italicum.

Un meeting a cui non è stato invitato Berlusconi, che insieme al segretario dem aveva controfirmato la bozza di riforma della legge elettorale. Conseguente la reazione forzista: prima la sparata di Brunetta, poi l’ufficio di presidenza. Al termine del quale i colonnelli berlusconiani hanno dimostrato di essere allineatissimi. Sia nelle dichiarazioni che nell’accettare (e votare all’unanimità) il testo con le proposte dell’area guidata da Raffaele Fitto, a partire da una esplicita citazione degli emendamenti di Fi alla legge di Stabilità. Questa, riferiscono fonti interne al partito, sarà il punto di ripartenza dell’azione politico-parlamentare dei berlusconiani. A ribadire la posizione è proprio l’ex ministro nonché ex governatore pugliese: “Quello che è emerso dal comitato di presidenza è il modo unitario della posizione del partito – ha detto Fitto – che ribadisce di essere all’opposizione per quanto riguarda i provvedimenti economici e la schiena dritta su riforme e legge elettorale”. Evidente, del resto, la soddisfazione del vero ‘vincitore’ dell’ufficio di presidenza forzista: “Sono molto soddisfatto” ha ammesso Fitto, che ha sottolineato come l’obiettivo di Fi sia quello “chiaro di rilanciare l’azione del nostro partito e di affrontare i temi che sono collegati a questo”. Rispondendo a chi gli chiedeva se diventerà il responsabile del partito, l’eurodeputato ha assicurato: “Lo escludo, come tutti sanno non è mai esistito un tema che mi riguarda dal punto di vista di questo tipo di ruoli. Il lavoro – è stato il suo parere – che si sta facendo ha l’obiettivo che il nostro partito recuperi un ruolo chiaro, e mi sembra che ci siamo”.

Queste le dichiarazioni a favore di telecamera. I retroscena, però, dicono anche altro. E parlano di malumore di molte anime del partito per l’uscita odierna di Brunetta. E, soprattutto, della ritrovata comunione d’intenti tra Berlusconi e il suo ex delfino. “Nei prossimi giorni discuterò con Raffaele sul rilancio e la rifondazione del partito…” avrebbe detto l’ex Cavaliere in apertura di riunione. Il leader forzista, hanno raccontato i presenti, prima del discorso serio sul ruolo dell’eurodeputato azzurro, avrebbe esordito con una battuta scherzosa: “Voglio dire che con Raffaele abbiamo avuto una discussione molto forte… lui ha più capelli di me, è più alto, ci siano presi a cazzotti, poi sono scappato… Ma lui mi ha inseguito e alla fine, abbiamo appianato tutte le divergenze per il bene del partito e abbiamo fatto la pace” è stata la presa di posizione di Berlusconi davanti al massimo organo direttivo del partito. E i fittiani hanno cantato vittoria: “Alla fine è stata accolta la nostra linea” ha confidato un sostenitore dell’ex ministro, contento “per un partito che si è ricompattato sulle cose da fare”. In particolare, i fedelissimi di Fitto (con Daniele Capezzone in testa) hanno accolto con soddisfazione il documento approvato questa sera, perché, hanno fatto sapere, recepisce largamente le loro proposte, a partire dall’esplicita citazione degli emendamenti alla legge di stabilità come base programmatica per ‘meno tasse e meno spesa’ e come punto di ripartenza dell’azione politico-parlamentare di Fi.

Renato Brunetta, dal canto suo, ha dovuto fare buon viso a cattivo gioco. E ha commentato con entusiasmo la ritrovata compattezza: “Unità piena. Risultato eccezionale. Grande Berlusconi che ha dato una spinta straordinaria di protagonismo al partito – ha detto il capogruppo di Fi alla Camera – Esce da questo ufficio di presidenza una linea di limpidezza senza possibilità di equivoci”. Poi la declinazione della strategia, con qualche rivisitazione ‘interessata’: “Primo, sulla legge elettorale non si accetta alcuna imposizione – ha spiegato Brunetta Se la proposta è quella uscita dal vertice di maggioranza ed è fatta propria da Renzi, non avrà il consenso di Berlusconi. Discutiamo, trattiamo, ma nessun diktat”. Poi il dietrofront rispetto a quanto dichiarato in giornata, quando pronosticava la morte del patto del Nazareno dopo lo sgarro di Renzi: “Non intendiamo rompere ma allo stesso tempo non abbiamo nessuna intenzione di subire” è stata la nuova versione di Brunetta. Che poi si è soffermato sui temi economici: “Assoluta opposizione rispetto alle politiche economiche del governo – ha annunciato l’ex ministro – Forza Italia riafferma il giudizio negativo sulla legge di stabilita che colpisce il ceto medio, le famiglie, le imprese ed è distruttiva di qualsiasi possibilità di sviluppo. E’ una partita di giro e di raggiro. Le nostre controproposte – ha concluso – davvero riformatrici, sono contenute in emendamenti espressione dell’unità profonda del nostro gruppo parlamentare e del partito. In primo luogo, basta tasse sulla casa. Ne vedremo delle belle”. Una ‘inversione a u’, quindi, quella di Brunetta, al cui fianco si era schierata anche Stefania Prestigiacomo: “L’accordo siglato ieri sconfessa i patti e fa compiere un passo indietro al Paese – aveva detto – La soglia di accesso al 3% continuerà a bloccare l’Italia sulla via delle riforme” consentendo a “minuscoli partiti di esercitare ricatti e quel potere di veto che ha condizionato negativamente il cammino di ammodernamento del Paese”.

Nel documento votato all’unanimità, inoltre, è stato certificato il mandato a Berlusconi di portare avanti il confronto con il premier Matteo Renzi sulla legge elettorale. A questo punto, quindi, un nuovo faccia a faccia tra Renzi e Berlusconi dovrebbe essere questione di ore. Ma sull’ufficialità dell’incontro non ci sono state conferme. In tal senso Paolo Romani, capogruppo azzurro al Senato, ha tagliato corto: “Non lo so, non è in agenda“. A quanto pare, infatti, neppure il Cavaliere avrebbe fatto alcuna menzione di un eventuale incontro con il leader del Pd. Ma c’è anche chi non esclude, magari dopo una trattativa notturna, che il colloquio tra i due leader si faccia lo stesso. In tal senso, da sottolineare le parole del ministro Maria Elena Boschi, che al Tg3 non ha confermato la data dell’incontro, ma ha fatto intendere che un faccia a faccia ci sarà e anche a stretto giro di posta: “Alla luce delle dichiarazioni del presidente Berlusconi sulla volontà di trovare un accordo sulla legge elettorale immagino che possa esserci un nuovo confronto con Forza Italia in tempi rapidi” ha detto la titolare delle Riforme. Tradotto: Berlusconi e Renzi si vedranno presto e proveranno a superare l’impasse. Lo strappo, insomma, sembra essersi ricomposto prima ancora di produrre conseguenze negative per la tenuta del Nazareno.