Va bene, tutti lo sapevano che il Lussemburgo è una specie di paradiso fiscale “legale”, ma è possibile che per Juncker non ci sia il minimo imbarazzo?

Jean-Claude Juncker

Ieri in conferenza stampa il neo commissario Ue agli Affari economici Pierre Moscovici ha parlato della lotta all’evasione fiscale come di “una priorità per l’attuale Commissione Europea”. Ai giornalisti presenti in sala è sembrata quasi una barzelletta alla luce dello scandalo “Luxleaks” che imperversa in questi giorni e che vede l’attuale presidente della Commissione responsabile, quando era premier del Lussemburgo, di accordi segreti con grandi multinazionali che grazie a queste intese sono riuscite a sottrarre decine di miliardi di tasse ai paesi in cui avrebbero dovuto pagarle. Tutto “legale” secondo la legge del granducato ma a dir poco discutibile dal punto di vista morale.

Anche Pier Carlo Padoan, all’arrivo dell’Ecofin (riunione tra i 28 ministri Ue delle finanze) ha gettato acqua sul fuoco, dicendo che “non c’è alcun imbarazzo per Juncker” bensì si tratta di “un fatto che testimonia la crescente trasparenza in campo fiscale in Europa”. Mah.

Ma torniamo a Moscovici. Nel febbraio 2013 Pierre era ministro delle Finanze in Francia e assunse una posizione molto forte nel cosiddetto “affaire Depardieu”, il famoso attore francese che ha deciso di lasciare la madre patria e di prendere la cittadinanza russa per motivi fiscali – dopo il tentativo di diventare belga. In quei mesi Depardieu scrisse una lettera di fuoco all’allora premier francese Ayrault (dicembre 2012) precisando di “non avere più la stessa patria” e di non voler “essere trattato come un criminale”. Pomo della discordia la cosiddetta “tassa sui ricchi”, un’imposizione fiscale elevata per i redditi superiori al milione di euro fortemente voluta dal François Hollande. Ebbene in quei mesi la posizione di Moscovici fu molto dura nei confronti dei paperoni alla Depardieu e in difesa delle tasse più alte per i più ricchi, perché, appunto, pagare “tutti devono pagare le tasse”.

Diversissima, oggi, la posizione del Commissario francese nei confronti del suo capo Jean-Claude Juncker. Eppure parliamo di accordi che hanno sottratto al fisco europeo miliardi di euro a vantaggio di multinazionale come Ikea, Amazon e Fiat negli stessi anni in cui la Grecia veniva accusata di evasione fiscale da mezzo mondo – memorabili i j’accuse di Christine Lagarde ai “greci che non pagano le tasse”. Ebbene per Moscovici, nessun imbarazzo, nessuna vergogna, solo la “ferma intenzione” di continuare sulla strada dell’armonizzazione fiscale in Europa e della lotta all’evasione. Per carità, si tratta di due battaglie legittime, ma è bizzarro non ammettere che la credibilità politica di Juncker ne esce seriamente ridimensionata, tanto per usare un eufemismo.

Chissà cosa ne pensa Gerard Depardieu nella fredda Russia…

@AlessioPisano
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