Sergio Cofferati si candida alle primarie del centrosinistra in Liguria, in programma il 21 dicembre,  in vista delle elezioni per la presidenza della Regione. In caso di vittoria, l’ex sindacalista, che ha annunciato la sua candidatura durante l’ultimo incontro con i giornalisti, dovrà dimettersi dalla sua attuale carica di eurodeputato del Pd. “Se la situazione resterà questa – ha detto Cofferati – non saranno primarie di coalizione, ma primarie del Pd, perché la quarta candidatura è una foglia di fico: anzi chiederò che venga rimossa se non si capisce con chiarezza chi rappresenta”.

Le parole di Cofferati si riferiscono alla partecipazione di Massimiliano Tovo, segretario genovese dell’Udc che, però, si candida come leader alla testa di un movimento civico, alle primarie del Partito Democratico. Gli altri candidati a diventare il rappresentante del centrosinistra alle prossime elezioni regionali sono Alberto Villa (Pd) e Raffaella Paita (Pd), attuale assessore regionale alle infrastrutture e alla protezione civile che ha ricevuto l’endorsement dall’attuale governatore, Claudio Burlando.

Se il vice della candidata Paita, Franco Marenco, lo definisce un “adottato” dalla regione (Cofferati è di origini lombarde e ha poi passato gran parte della sua vita lavorativa tra Roma e Bologna, ndr), l’ex sindacalista risponde di sentirsi un ligure a tutti gli effetti: “Mi sono risposato a Genova, ho un bambino nato a Genova e risiedo a Genova. Sono un ligure a pieno titolo. Detto questo, la scelta deve essere fatta nel merito”. Poi, lasciando da parte le polemiche elettorali, l’eurodeputato espone subito i punti principali del suo programma: E’ necessario “rilanciare le attività produttive sia di beni che di servizi – ha spiegato – e considerare le attività finanziarie come supporto alla creazione di ricchezza, non come fonte a sè stante. Il rapporto positivo tra la finanza e la produzione è nato qui a Genova secoli fa, ma la finanza non legata al sostegno di beni e servizi è diventata speculativa”. Il nuovo candidato non si dimentica del grave problema che affligge il territorio ligure e, in particolar modo, il capoluogo: il dissesto idrogeologico. “Se è vero che questo è determinato dai cambiamenti climatici – conclude -, il ritardo degli interventi è una responsabilità della politica”.

Sette anni alla guida della Cgil, dal 1995 al 2002, Cofferati ha condotto il sindacato durante importanti battaglie: dalla riforma delle pensioni alla lotta contro l’abolizione dell’articolo 18, nel 2002, durante la quale riuscì a organizzare una manifestazione al Circo Massimo, portando in piazza circa un milione di partecipanti. Proprio sul rapporto con i sindacati, Cofferati si augura una ricomposizione della frattura che si è venuta a creare con una parte del partito, dopo le recenti polemiche tra il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, e l’attuale segreterio generale della Cgil, Susanna Camusso. “Il Pd – ha dichiarato l’eurodeputato – è nato per unire i due maggiori riformismi, quello cattolico e quello socialcomunista, e anche gli altri, che hanno sempre guardato al mondo del lavoro. Il mondo della produzione è cambiato in profondità ma il valore del lavoro resta importantissimo per chi si richiama a queste radici”.

Dopo l’esperienza sindacale, Cofferati accettò la sfida della candidatura a sindaco di Bologna, nel 2004. Non fu un’esperienza particolarmente felice, visto che, già un anno dopo la sua elezione, riscosse molte critiche a causa della sua battaglia contro la manifestazione anti-proibizionista “Street Rave Parade” che da nove anni si teneva nel capoluogo emiliano. Una lotta che dette il via a una linea improntata sulla legalità, con altri provvedimenti, come il divieto di consumo di alcolici all’aperto dopo le 22, che non gli permisero di attirare le simpatie della città.