Prima i proiettili di gomma e piombo sparati ad altezza d’uomo. Poi le concertinas, le lame taglienti ricollocate lungo la frontiera. Adesso un piccolo codicillo dal titolo “Prima disposizione aggiuntiva” ficcato all’interno della Legge sulla Sicurezza cittadina che finirà in Parlamento il prossimo 20 novembre. A Madrid l’intenzione sta tutta dentro quel paragrafo: “Gli stranieri che saranno intercettati sulla linea di confine di Ceuta e Melilla, nel tentativo non autorizzato di attraversare la frontiera in maniera clandestina, in flagrante e violenta, saranno respinti al fine di impedire il loro ingresso illegale in Spagna“. Tradotto, il governo di Rajoy vuole legalizzare la restituzione “a caldo” degli immigrati, contravvenendo non solo la legislazione europea, ma anche la Costituzione spagnola, le leggi internazionali e la Convenzione di Ginevra. “E’ una violazione delle leggi internazionali sui diritti umani, ma anche una violazione del rispetto elementare dell’uomo”, ha detto alla stampa iberica François Crépeau, inviato speciale dell’Onu per i diritti umani dei migranti.

Associazioni e giuristi hanno già mandato una lettera per informare il commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa Nils Muižnieks, chiedendogli di fare un richiamo urgente al governo di Madrid per bloccare la riforma. Un richiamo che il commissario ha inviato al palazzo della Moncloa, senza però aver ricevuto, almeno finora, alcuna risposta. Come spiegano tutte le associazioni per i rifugiati e i migranti, la Spagna ha l’obbligo per legge di offrire a qualsiasi persona entri nel suo territorio la possibilità di fare richiesta di asilo. Non c’entra insomma “la particolarità geografica” dei confini di Ceuta e Melilla – soprattutto sulla linea di mare -, come ha spiegato il ministro degli Interni Jorge Fernández Díaz.

Ma c’è di più. Secondo uno studio firmato da 16 docenti e professori di diritto di varie università spagnole, questa restituzione “a caldo” dei migranti violerebbe ben 12 norme tra nazionali e internazionali. “Non è la prima segnalazione che riceviamo – ha detto Muižnieks – si indaga su casi di violenza da parte della polizia. Non è una cosa nuova. Quello che è nuovo è la volontà di voler legalizzare quello che è illegale“, ha concluso il commissario europeo, aggiungendo che presto parlerà del tema con le autorità iberiche. François Crèpeau pare sia pronto per una visita ufficiale a Ceuta e Melilla: “Quello che il governo spagnolo vuole fare e sta facendo non potrebbe superare un ricorso costituzionale, né sarebbe sostenibile davanti alla Corte europea di Giustizia e al Tribunale europeo dei diritti dell’uomo”.

In una recente sentenza è stato proprio il Tribunale ha dichiarare illegali alcuni casi di espulsioni fatte da paesi come la Grecia e l’Italia. Il problema però è che, se l’emendamento non verrà ritirato e sarà approvato a Las Cortes, potrebbero trascorrere parecchi mesi prima di uno stop europeo, durante i quali Madrid rispedirebbe a casa moltissimi migranti. Attualmente la legge sull’Immigrazione, rivista già quattro volte dal 2000, stabilisce che ogni persona che entra in territorio iberico deve essere identificata e ha diritto a fare richiesta di asilo. Dall’ottobre 2012, questo sì, chi attraversa la frontiera può essere riconsegnato alla gendarmeria marocchina, ma sempre dopo l’identificazione in territorio spagnolo e nel lasso di tempo di dieci giorni. Il Marocco dall’altra parte, secondo l’accordo, deve certificare di aver ricevuto il migrante dalla Spagna e farsi responsabile del suo rimpatrio verso il Paese d’origine.

@si_ragu