Prosegue senza tregua lo scontro nella Procura di Milano tra il capo Edmondo Bruti Liberati e l’aggiunto Alfredo Robledo su cui si esprimerà nuovamente il Csm. Oggi il nuovo capitolo con una lettera di Robledo ai colleghi pm, invitati a una riunione da Bruti per “rilanciare l’orgoglio” dell’ufficio. Bruti Liberati ha abusato “dei poteri riconosciutigli dalla legge” scrive l’ex coordinatore del dipartimento peri reati contro Pubblica amministrazione nella lettera nella quale segnala che non si possono seguire ”logiche di appartenenza e di obbedienza correntizia”. Allegate alla missiva anche tutte la carte inviate al Csm in questi mesi per denunciare le presunte irregolarità del procuratore capo. “Cari colleghi non interverrò all’assemblea di oggi 6 novembre, anche avuto riguardo al contenuto del provvedimento del Consiglio Giudiziario del 28.10.14, che, peraltro, ha eliminato il presupposto della sua convocazione”. È evidente, spiega Robledo, “l’impossibilità di una mia partecipazione ad un’assemblea così convocata, e persino l’inopportunità di una mia personale presenza, avendo da tempo denunciato nelle sedi istituzionali di autogoverno l’illegittimità di atti del Procuratore e, più in generale, l’abuso dei poteri riconosciutigli dalla legge quale capo di un ufficio requirente”.

Non si tratta, prosegue l’aggiunto, “di un atteggiamento volutamente conflittuale e, tanto meno, di una tessera di un inesistente ‘scontro’ interno all’Ufficio, quanto purtroppo della presa d’atto dell’assenza delle condizioni minime per offrire un contributo reale”. Il procuratore “invita ad una discussione su come riorganizzare l’Ufficio sul presupposto della stabilità degli effetti del suo provvedimento di revoca delle deleghe a chi scrive, provvedimento già severamente censurato e demolito con valutazioni nette dal Consiglio Giudiziario, che ha disegnato un contesto molto diverso da quello prospettato dal Procuratore nella sua motivazione”. Provvedimento, si legge ancora, “che non ha precedenti nella storia di quest’Ufficio e che produce un grave turbamento della regolarità del servizio svolto sia dal II Dipartimento che dall’Ufficio Esecuzione Penale, peraltro non rispettando la prassi che prevede un mese di ‘tirocinio’ affiancato da uno dei colleghi data la particolare complessità della materia: come dire ‘sbattuto’ all’Esecuzione.

Robledo interviene anche riguardo ad una presunta incompatibilità di funzioni tra il magistrato, che era a capo del pool anti-corruzione, e la moglie che lavora come consulente legale per Expo 2015. “In data di oggi – spiega Robledo – leggo un articolo sul Corriere della Sera concernente una vicenda di presunta incompatibilità con il lavoro svolto da mia moglie presso Expo Spa. Metto a disposizione di ciascuno, per un dovere di trasparenza, tutta la corrispondenza intercorsa al riguardo. Le iniziative assunte dal Procuratore, a mio giudizio, sono state del tutto improprie: valuterò i modi della tutela della mia funzione”. Nella lettera Robledo segnala anche che “il procuratore non ha ritenuto di comunicare a tutti i Magistrati dell’Ufficio le motivazioni della revoca della delega al sottoscritto quale coordinatore del II Dipartimento ‘per doveroso riserbo istituzionale e rispetto delle persone coinvolte'”. Ringraziando il Procuratore per questa attenzione, scrive l’aggiunto, “ritengo necessario che a prevalere sia, dopo l’intervento del Consiglio Giudiziario, invece il dovere di trasparenza, mettendo a disposizione di tutti i colleghi i documenti relativi ai fatti che ho esposto al Csm ed al Consiglio Giudiziario, perché credo che sia nell’interesse di tutti i colleghi conoscere le ragioni che hanno originato la situazione attuale, anche perché provvedimenti analoghi o simili possono vedere coinvolto qualunque Magistrato dell’Ufficio ed in qualunque momento”.

E ancora: “Ho ritenuto fosse parte imprescindibile della dignità della nostra funzione far presente nelle sedi istituzionali i comportamenti di interferenza e di violazione delle regole protrattisi negli ultimi quattro anni, nonostante i continui colloqui al riguardo che ho avuto per tutto questo tempo con il Procuratore Generale e con lo stesso Procuratore della Repubblica”. Non è tacendo “che si tutela la storia della Procura di Milano, è un esempio che non possiamo dare”. Vanno resi, secondo Robledo, “veri ed effettivi, nel quotidiano, i principi di indipendenza e di autonomia del Magistrato, che per il loro rilievo costituzionale non sono certo barattabili seguendo logiche di appartenenza e di obbedienza correntizia, non degne della funzione e del ruolo affidato a ciascuno di noi”.