Le avvisaglie delle ultime due settimane si concretizzano all’Allianz Arena, da dove la Roma lancia un sos al quale deve auto-rispondere. I giallorossi sono stanchi e sfibrati. E se in campionato la questione è camuffabile perché il valore tecnico degli uomini di Garcia è nettamente superiore alla concorrenza, in Champions la musica è diversa e ora i bonus del girone d’andata sono finiti. Soprattutto se di fronte c’è il Bayern Monaco, che due settimane fa aveva aperto la botola dei fantasmi. La Roma perde 2-0 ma se il risultato fosse stato più ampio non ci sarebbe stato di che sorprendersi. Guardiola deve rinunciare (in maniera indolore) a Muller e Robben, mentre Garcia opta per una girandola di cambi che regala più muscoli ma impoverisce il centrocampo. Fuori Gervinho, Pjanic, Totti e De Sanctis per fare spazio a Skorupski tra i pali e a Destro con Iturbe in attacco.

Ne viene fuori un undici che impatta con personalità sulla partita, argina in avvio i tedeschi e non si squaglia come all’Olimpico. Ma l’ardore agonistico brucia velocemente e dopo un quarto d’ora effervescente il Bayern prende il timone e impone la propria legge. Gli uomini di Guardiola sono un tritatutto e dispongono della Roma a loro piacimento. Il pressing evidenzia la mancanza di un playmaker basso e mette in grave imbarazzo gli esterni quando la manovra prova a partire da Torosidis e Holebas. La caccia all’uomo parte altissima, il Bayern è compatto – spesso con dieci uomini nella metà campo offensiva – e scambia i suoi uomini come fossero replicanti capaci di interpretare due, tre ruoli. Destro e Nainggolan provano a infilarsi nelle praterie che dividono l’ultimo tedesco da Neuer ma sprecano. E sfumate le due occasioni esplode tutta la differenza atletica e tecnica. La truppa di Guardiola marcia compatta, conquista campo e schiaccia la Roma negli ultimi trenta metri trascinata da Alaba, straripante.

Proprio l’austriaco fa l’apriscatole approfittando del pessimo posizionamento della linea difensiva su una ripartenza. Scatta nel buco lasciato da Torosidis e serve a Ribery la palla del vantaggio. Da lì la Roma scompare, vittima dell’incapacità di superare la pressione con un Nainggolan fuori posizione e Destro in difficoltà a far salire la squadra stretto tra le due linee del Bayern. Un leit motiv che prosegue anche nel secondo tempo in un crescendo che passa dalla battuta a porta vuota di Benatia dopo un’uscita suicida di Skorupski, graziato dall’ex, per arrivare al raddoppio di Gotze servito da Lewandowski dopo una gran giocata ancora dalla parte di Torosidis. La Roma subisce ma non piega la testa come all’andata e quando Garcia scuote i suoi con Gervinho – che sarebbe forse stato utile già in partenza per provare a punire la retroguardia alta di Guardiola – Neuer si esalta prima sull’ivoriano e poi su Nainggolan. È l’83esimo e sono i primi due tiri all’indirizzo del portierone tedesco.

I giallorossi tornano a casa senza un nuovo ceffone all’autostima ma con un nuovo infortunato (Florenzi, caviglia). Non una bella notizia per una squadra spremuta da una prima, impegnativa parte di stagione affrontata sempre con gli stessi uomini, rinunciando a tanti giocatori chiave sia in difesa (Castan) che a centrocampo (Strootman). La fatica è evidente e accusarla in questo momento complica i piani. Perché in campionato bisogna tenere al guinzaglio la Juventus e ora l’Europa arriva al bivio. La vittoria del Cska a Manchester porta i russi a 4 punti come la Roma, seconda in virtù dello scontro diretto ma che ora non può più fare calcoli. Anche perché il Bayern si è preso qualificazione e primo posto e potrà gestire i due impegni restanti. La sosta per le nazionali è vicina, Garcia farà la conta degli infortunati e spera di svuotare l’infermeria. L’autostima è intatta, il fisico della Roma necessita di cure.

Twitter: @AndreaTundo1