Qui negli ultimi mesi si è visto di tutto: arresti eccellenti, dimissioni di ministri. Eppure quelle due perquisizioni seguite da sequestri, hanno fatto molto scalpore. I due sono nomi che contano. Gli investigatori inviati dai commissari della legge (omologhi dei pm italiani) Alberto BurianiAntonella Volpinari e Simon Luca Morsiani, martedì pomeriggio si sono presentati infatti a casa di Pier Marino Mularoni Pier Marino Menicucci. Il primo tutt’oggi è parlamentare, ex segretario di stato (ministro) al Lavoro, poi alle Finanze nel periodo dal 2002-2006. Ma soprattutto Mularoni è stato Capitano reggente nel 1997: un vero e proprio capo di stato. La stessa carica nel 2003 l’aveva ricoperta anche Menicucci che in passato era stato anche segretario del Pdcs, il partito della Democrazia cristiana (di cui anche Mularoni è stato membro sino al 2007) oggi maggioranza relativa al governo della città-stato. Entrambi sono finiti indagati nella maxi-inchiesta sul cosiddetto Conto Mazzini: un sistema che nel decennio scorso – secondo l’accusa – avrebbe permesso a molti politici di San Marino di finanziarsi in maniera illecita. Il succo della vicenda secondo i commissari era semplice: in un conto intestato a un tale Giuseppe Mazzini nella Bcs (la Banca commerciale sammarinese, oggi chiusa), c’era chi versava dei soldi e c’erano i politici che le ritiravano tramite una serie di altri libretti che venivano aperti ad hoc.

La parte d’indagine nell’ambito della quale Mularoni e Menicucci sono finiti sotto l’occhio della magistratura è quella della Penta immobiliare. Al centro delle indagini c’è soprattutto l’acquisto della attuale sede della Banca centrale di San Marino in via del Voltone, negli anni in cui Mularoni era ministro delle Finanze. Il venditore dell’edificio, una società di San Marino, dopo avere incassato diversi milioni dalla vendita, ne avrebbe versato una parte (523 mila euro) su un libretto al portatore. Da qui una fetta della somma sarebbe stata girata, tramite un faccendiere italiano, alla Penta. L’immobiliare – tra i cui proprietari ‘occulti’, secondo gli inquirenti, ci sarebbero Mularoni e Menicucci (attraverso una scrittura privata) – a sua volta avrebbe comprato un loft a Bologna, poi venduto allo stesso Mularoni. Nell’ambito di questa vicenda la magistratura sammarinese a metà ottobre 2014 ha ottenuto dalla Corte d’appello di Bologna il sequestro preventivo del loft nel capoluogo emiliano. Non solo. Dopo che Mularoni staccò l’assegno per l’acquisto del loft a Bologna, l’assegno stesso non sarebbe mai stato messo all’incasso.

Ma c’è un’altra vicenda che potrebbe avere a che fare con la vicenda del Conto Mazzini. Giovedì 23 ottobre, a Pesaro, due uomini hanno aggredito con bastone e manganello (e ripreso tutto con una telecamera) Gian Luca Bruscoli, mentre camminava per la strada. Bruscoli, anche lui tra gli indagati nella ‘tangentopoli’ sammarinese, prima della messa in amministrazione straordinaria del 2011, era uno dei dirigenti proprio della Banca commerciale sammarinese, quella in cui era depositato il Conto Mazzini. Inoltre era alla guida della finanziaria Finproject, anch’essa messa in amministrazione straordinaria e che deteneva il 20% di Bcs. Munito di passaporto di San Marino, per lungo tempo Bruscoli era stato ancheconsigliere diplomatico in Libia per la Repubblica del Titano. Giovedì, dopo essere stato aggredito Bruscoli è andato a farsi medicare in pronto soccorso per due volte, con il naso rotto e 25 giorni di prognosi. Ma poi ha firmato la richiesta di dimissioni, non ha sporto denuncia e ha fatto perdere le sue tracce.

Per il Conto Mazzini sono 23 in totale gli indagati tra banchieri, politici e uomini della finanza, con accuse diverse da caso a caso: riciclaggio e associazione a delinquere le accuse. Cinque anche gli arresti eccellenti: tra loro Claudio Podeschi, della Democrazia cristiana e Fiorenzo Stolfi, del Partito dei socialisti e democratici, entrambi ex segretari di stato. A metà ottobre, ancora per la vicenda del Conto Mazzini, il segretario di stato alle finanze Claudio Felici si è dimesso.