“Devo tornare agli inizi degli anni Settanta per ricordare una violenza del genere della polizia contro una manifestazione sindacale. Spero caldamente che sia un caso circoscritto e non un cambiamento di atteggiamento e di clima. Il governo è il primo ad avere interesse a chiarire le ragioni di quanto è accaduto e a tranquillizzare tutti noi, e il Pd deve essere il primo a chiederne conto al ministro Alfano“. Sergio Cofferati, oggi parlamentare europeo dei democratici, è stato segretario generale della Cgil dal 1994 al 2002. Ha guidato il maggiore sindacato italiano nella battaglia sull’articolo 18, ha gremito il Circo Massimo di Roma con una delle più imponenti manifestazioni della storia recente in giorni carichi di tensione per l’assassinio del giuslavorista Marco Biagi, ha avvicinato la Cgil al movimento cosiddetto “no global” dopo il tragico G8 di Genova. E all’epoca il capo del governo si chiamava Silvio Berlusconi. Con un vicepresidente del consiglio, Gianfranco Fini, ancora lontano dalla svolta moderata  e rassicurante degli anni successivi. Eppure, conferma Cofferati, la carica di oggi al corteo della Fiom in difesa degli operai della Thyssen di Terni non ha precedenti, dopo tanti anni di manifestazioni all’insegna della concertazione di piazza tra sindacato e responsabili dell’ordine pubblico.

Qual è il suo giudizio sugli incidenti di oggi a Roma?
Quello che è successo è inaccettabile e inquietante. Dalle immagini e dai racconti che mi hanno fatto, la polizia è intervenuta in modo ingiustificato e molto violento contro una manifestazione che non rappresentava alcun problema di ordine pubblico, indetta da un’organizzazione responsabile come la Fiom, e con il segretario Landini presente in piazza. Non c’erano neppure quei soggetti esterni che possono usare le manifestazioni per altri fini e per commettere violenze. Davvero non c’era ragione.

Vedere la polizia che carica Landini… per carità di Dio

Pensa che si tratti di una svolta, proprio ora che a guidare il governo c’è il segretario del Pd Matteo Renzi?
Spero caldamente che sia un caso circoscritto, che non rappresenti un cambio di atteggiamento e di clima. Anche perché nell’immediato futuro di manifestazioni come quella di oggi, con persone in grande difficoltà e con prospettive difficili per il lavoro, ce ne saranno molte. Della grande iniziativa della Cgil del 25 ottobre mi hanno colpito due cose: la grande quantità di giovani e la grande quantità di vertenze che erano rappresentate, con posti di lavoro a rischio o già persi. Se dovesse cambiare il clima, sarebbe un problema. Il ministro dell’Interno Alfano dovrà rispondere di quello che è successo.

Se fosse una svolta, sarebbe epocale. Da molti anni la presenza della Cgil in piazza è vista dai responsabili dell’ordine pubblico come una garanzia che tutto fili liscio, più che come un pericolo.
Sì, è sempre stato così. Le grandi manfestazioni della Cgil sono state tradizionalmente organizzate in piena collaborazione, con un confronto preventivo con la polizia e le persone delegate dal ministero dell’Interno. Ricordo quella a Firenze del 2002 contro la guerra, organizzata insieme al movimento protagonista del dramma del G8 di Genova (dove c’era la Fiom, ma non la Cgil, ndr). Ci fu un rapporto costante con il Viminale per garantire la svolgimento ordinato e rispettoso di quel corteo e non ci fu alcun incidente. Per rivedere le scene di oggi devo tornare indietro nel tempo, agli inizi degli anni Settanta.

C’è sempre stata grande collaborazione con il Viminale. Anche in momenti difficili, dopo il G8 di Genova

Anche alla manifestazione della Fiom il 17 ottobre a Torino, però, sono volati i lacrimogeni.
Già in quell’occasione la Fiom aveva denunciato un atteggiamento aggressivo non giustificato della polizia, ma era rivolto a soggetti esterni (in quell’occasione sfilvano con il sindacato anche i centri sociali e gli studenti, ndr). Ma quella di oggi era una tradizionale manifestazione sindacale per un’azienda gravemente colpita dalla crisi.

Due indizi possono fare una prova?
Credo che il governo sia il primo ad avere l’interesse a chiarire le ragioni di quanto è successo e a tranquillizzare tutti noi. Un cambio di atteggiamento sarebbe ingiustificato e incomprensibile. E il Pd deve essere il primo a pretendere una spiegazione da Alfano. (Prima di agganciare il telefono, Cofferati sospira: “Vedere la polizia che carica Landini… per carità di Dio”)