Marcello Messori, presidente delle Ferrovie dello Stato, ha riconsegnato al consiglio di amministrazione le sue molte deleghe, tra cui quella sulla privatizzazione del gruppo, mantenendo solo quelle al controllo interno. A rivelarlo, in un’intervista al Corriere della Sera, è stato lo stesso economista, nominato il 29 maggio scorso. “Nessuna polemica”, secondo Messori, e non ci sono “dimissioni in vista”, ma “serviva un atto di chiarezza. Sta ora al governo e a tutti noi operare affinché la privatizzazione delle Ferrovie dello Stato possa essere avviata e arrivare a compimento nel 2015″.

Parlando con ilfattoquotidiano.it il docente, che del quotidiano di via Solferino è anche editorialista, nega però che dietro la decisione ci sia malcontento per l’allungamento dei tempi per l’apertura del capitale di Ferrovie a nuovi soci. Che come è noto potrebbe passare attraverso la quotazione in Borsa di una parte della società, non prima però – è la posizione del ministro dei trasporti Maurizio Lupi – che l’infrastruttura di rete sia stata separata dai servizi di trasporto forniti da Trenitalia. Anche per mettere fine alle polemiche con Nuovo trasporto viaggiatori che lamenta, tra l’altro, il costo eccessivo dei pedaggi pagati a Rfi, la società di Fs che ha in pancia appunto la rete. Ma l’ipotesi dello scorporo, caldeggiata anche dall’Authority dei trasporti, non piace all’amministratore delegato Michele Mario Elia, orientato invece a mantenere l’unità del gruppo.

“Semplicemente, studiando il dossier mi sono reso conto che una società di queste dimensioni la privatizzazione comporta di scegliere che cosa cedere e deve essere fatta in stretta connessione con la riorganizzazione societaria, che spetta ai vertici operativi”, spiega Messori. Il professore nega poi di volersi dimettere: “Mantengo la funzione di controllo e resto presidente. In questo modo l’assetto organizzativo torna nell’alveo della tradizione”.