“Lend me your ears”, la serie di filmati diffusi dallo Stato Islamico con protagonista il giornalista sequestrato, John Cantlie, che fa da portavoce del movimento terroristico, è arrivata al suo quinto episodio. Nel nuovo video diffuso in rete nella serata di sabato 25 ottobre, il prigioniero annuncia “scomode verità” dietro alle esecuzioni degli altri sequestrati. Il discorso si concentra sulla politica di Usa e Gran Bretagna riguardo alla negoziazione per il rilascio degli ostaggi: “Sono gli unici che non rispondono alle offerte dell’Isis”, dice nel video.

La tattica dell’Isis, a partire dal 2013, si è sviluppata in due fasi: “La prima – spiega Cantlie – in cui si è cercato di catturare il maggior numero possibile di ostaggi occidentali che tentavano di entrare in Siria. Poi, è iniziata la fase di negoziazione“. Alcuni prigionieri in mano ai fedeli all’autoproclamato califfo, Abu bakr al-Baghadi, sono stati rilasciati, dice il prigioniero, in seguito a una trattativa per il pagamento del riscatto: “Il primo è stato il mio collega spagnolo, Marc Marginedas, rilasciato nel febbraio del 2014″. Liberazioni come quelle del reporter iberico, spiega Cantlie, sono dovute alla buona conclusione di una trattativa. “Il messaggio era chiaro – continua – Se trattate con noi, liberiamo gli ostaggi. Ma Stati Uniti e Gran Bretagna non hanno mai voluto dialogare con lo Stato Islamico, nonostante in passato lo abbiano già fatto sottobanco“.

Il giornalista americano continua sostenendo che, prima del rifiuto americano e britannico a trattare con i jihadisti, non era una “brutta vita” quella che gli garantivano i sequestratori: “A meno che qualcuno di noi non facesse cose stupide come provare a scappare – dice – , l’Isis ci dava l’opportunità di leggere dei libri o organizzare attività ricreative. Chi compiva gesti stupidi veniva sottoposto al “waterboard” (tipo di tortura che consiste nel versare acqua ghiacciata sulla faccia avvolta in un asciugamano del prigioniero, così da simulare l’annegamento, ndr), come gli americani fanno con i prigionieri musulmani”.

Cantlie, poi, sostiene che i governi americano e britannico non si prendano cura delle famiglie coinvolte nel dramma di un loro caro sequestrato. Come “prova” della sua tesi, porta delle mail che i familiari stessi avrebbero scambiato con lo Stato Islamico per manifestare la loro paure e il loro senso di abbandono. “La mente umana ha un’incredibile capacità di autodifesa in situazioni difficili – conclude – Ma era tutto vero. I nostri governi hanno scelto di non negoziare con lo Stato islamico. E mentre tutti gli altri accettavano le condizioni poste per il rilascio, per noi non c’era nessun accordo”.