‘Come vorrei’, è il nuovo singolo di Vasco Rossi che anticipa l’album di inediti ‘Sono innocente’, in uscita il 4 novembre. La canzone ha un video niente male.
Vediamo un po’. Si parte con la natura incontaminata, una donna con dei gesti leggeri rappresenta l’innata grazia del puro e semplice stare sulla Terra dell’intera umanità. D’un tratto si ritrova in un tunnel, percorso spazio-temporale che la catapulta nello stomaco largo, asettico e grigio di una diga gigantesca.

Il brano ha una doppia lettura: da una parte c’è la canzone d’amore, buona per tutte le età e per (quasi) tutte le esigenze vascomani; dall’altra c’è la propria arringa difensiva di Vasco, in riferimento al titolo dell’intero disco. Questa seconda lettura è decisamente più interessante.

Intanto ritroviamo quella stessa donna, simbolo di un’umanità fuori posto in un futuro disumano e impersonale. La scelta di ambientare il video in una diga non è certo casuale: la diga è di per sé una presa di posizione dell’uomo nei confronti dell’ambiente. È un artificio che modifica e piega ai propri fini ciò che di più naturale possa esserci: l’acqua, il suo corso, la stessa acqua che in modo ancestrale era accarezzata dalla donna all’inizio del video.

Vasco canta come chi è conscio del disastro in atto, come chi conosce il dramma di quella donna. Passeggia quasi anonimo in quel luogo, come una voce narrante che ha il compito solo di raccontare e non fa parte del mondo filmico. Dice, in parole povere: «Questa enorme colata di cemento è il mondo di oggi e io non posso abbandonarlo. Perderei la mia contemporaneità, il mio vivere oggi in questo tempo e in questa società». Così sembra sostenere che ci sia bisogno di rinunciare a un po’ di umanità per vivere, oggi. Il distacco con la donna è inevitabile. Alcuni stacchi di montaggio, con panoramiche e campi lunghissimi, svelano la mostruosità della diga, l’imponenza che contrasta con la natura e col mondo esterno. La donna esce e torna nel suo habitat ma Vasco no. Continua a combattere da dentro, dopo aver anche provato a seguire la donna. Vasco sceglie, resta lì, come dice all’inizio della canzone. La sua innocenza è affrontare le cose dall’interno.

Questa strada, questo approccio, questo modo di scrivere canzoni è precisamente ciò che Vasco Rossi sa fare meglio. C’è da sperare che, nel nuovo disco, il proprio delirio d’onnipotenza non lo abbia condotto ancora a canzoni la cui unica valenza artistica sta nel fatto che sia lui a cantarle. La realtà tautologica di quasi tutti gli ultimi quindici anni e passa di carriera; quella del Kom, del Vasco è Vasco.

Spero sia tornato Vasco Rossi, quello che vale più degli altri perché sa scrivere canzoni più belle. Appuntamento al 4 novembre. Restare sintonizzati, please.