violenza contro le donneQualche giorno fa, nel cuore di Milano, un altro delitto all’interno di una coppia. Una donna strangolata dal compagno. Il colpevole, reo confesso. Come ci tiene a sottolineare la ragazza del bar, intervistata per l’occasione, erano persone “non strane, che però si sapeva che facevano uso di droghe anche pesanti, e si sa, che quando si fa uso di droghe pesanti il rischio è che si diventa un po’ cattivi e si esca fuori di testa”.

Raccontato così, questo delitto corre il rischio di essere catalogato come la cronaca di una morte annunciata tra persone che facevano uso di droghe e passioni pesanti.

Questa volta non si potrà chiamare in causa il raptus. Tutti sapevano tutto di droga e mazzate: il quartiere; il padre di lei, chiamato spesso in soccorso, i genitori di lui, perché abitavano al piano di sotto; i vicini di casa, che quando sentivano cantare Claudio Baglioni a tutto volume, riuscivano a distinguere la voce di lei che urlava basta; anche le forze dell’ordine, per via della denuncia fatta e poi ritirata.

Sicuramente occorrerà chiedersi in che stato stava l’assassino, quando ha compiuto il gesto, ma la vecchia storia del raptus, buona solo per gli avvocati della difesa, questa volta non potrà essere utilizzata. Del resto, il raptus, in quanto gesto in preda ad un impulso inconsapevole incontrollato, nulla mai spiega del movente.

Questo delitto sicuramente verrà enumerato fra i femminicidi. Ma anche così denominato, poco comprendiamo.

Torniamo a questa coppia di Milano, e alle coppie in generale. Le emozioni e le passioni animano i rapporti, spesso li infiammano. La gelosia in un rapporto di coppia, per esempio, è scontata. Anzi, se non se ne prova il pungiglione ogni tanto addirittura si mette in dubbio l’amore, l’interesse. Le coppie si fondano sulle emozioni, anche quando sembrano non esserci, e diventano anche un contenitore di tutte le altre emozioni a cui la frequentazione l’uno dell’altro darà vita. Spesso però gli individui che le compongono, rivelano l’umana incapacità di vivere le emozioni, di tollerarne il peso, e la coppia diventa il ricettacolo di emozioni violente, un cassonetto indifferenziato della rabbia, delle angosce e delle frustrazioni.

Da questo punto di vista, un particolare di questa vicenda mi ha colpito: l’elastico portapacchi. Il colpevole milanese, per uccidere la compagna ha usato un elastico portapacchi che utilizzava per trasformare i due letti singoli in un letto matrimoniale.

Non sappiamo cosa sia realmente passato per la mente dell’assassino, ma sappiamo con che cosa ha cercato di tenere assieme le sue emozioni violente e l’idea di coppia che aveva in mente: una molla elastica che ha trasformato una coppia tumultuosa e instabile di fidanzati in una coppia indissolubile di vittima e carnefice.

@GiuCinque