Un gruppo di Carabinieri è arrivato da Forlì solo per lui. Per raccogliere, una volta per tutte, la verità di Renato René Vallanzasca su Marco Pantani. L’ex boss della malavita milanese, che dopo anni di carcere continua ancora una volta a far parlare di sé, è di fatto il personaggio sulla cui testimonianza si basa l’inchiesta che potrebbe riscrivere un pezzo di storia del ciclismo italiano e del Giro d’Italia. Il pluri-ergastolano e pluriomicida è stato sentito come persona informata sui fatti, nel pomeriggio di lunedì e poi ancora martedì mattina, nel carcere di Bollate dove è recluso.

Davanti ai militari ha confermato sostanzialmente quanto già scrisse alla mamma di Marco Pantani, Tonina, nel novembre del 2007. Il racconto riguardava un fatto avvenuto nel carcere di Novara nel 1999: “Non sapevo e neppure ora so cosa sia successo di preciso – scrisse allora Vallanzasca a Tonina Pantani – quel che è certo è che 4 o 5 giorni prima che fermassero Marco a Madonna di Campiglio, mi avvicinò un amico, anche se forse lo dovrei definire solo un conoscente, che mi disse: ‘Renato, so che sei un bravo ragazzo e che sei in galera da un sacco di tempo… per questo mi sento di farti un favore’”. Poi, secondo il racconto dell’ex capo della banda della Comasina, il misterioso detenuto proseguì: “Hai qualche milione da buttare? Se sì, puntalo sul vincitore del Giro. Non so chi vincerà, ma sicuramente non sarà Pantani”.

Da qui l’ipotesi, ora battuta dalla procura della Repubblica di Forlì, che dietro l’esclusione di Pantani dal Giro d’Italia del 1999 che stava per vincere, ci fosse l’ombra delle scommesse clandestine. Un mondo che avrebbe organizzato un complotto contro di lui per escluderlo dalla corsa, falsando i valori della eritropoietina nel suo sangue. Dopo avere ottenuto la conferma da Vallanzasca, i Carabinieri, che indagano su delega del procuratore capo Sergio Sottani e del sostituto Lucia Spirito, gli hanno presentato una rosa di sei o sette nomi (ricavata dopo un lungo lavoro di scrematura dei 250 detenuti allora nel carcere di Novara assieme a René), perché lui indicasse chi potesse essere tra queste la persona giusta.

Ma qui Vallanzasca si è chiuso nel mutismo: non ha fatto alcun nome. Tuttavia le indicazioni ricavate dalla audizione, fanno pensare agli investigatori di essere sulla buona strada: forse tra quei sei o sette c’è proprio la ‘gola profonda’ che preannunciò a René il destino di quel Giro per Pantani. E ora gli inquirenti vogliono arrivarci a quel nome. Trovarlo e chiedere conferma a lui di quelle parole che sarebbero state raccontate a un detenuto di spicco come Vallanzasca. Potrebbe essere una persona del Sud Italia, forse legata al mondo delle scommesse clandestine o del gioco d’azzardo. E non necessariamente, secondo quanto era stato scritto nei giorni scorsi, un camorrista. Se questo ulteriore ‘anello’ avrà conferma, le indagini potrebbero arrivare a una svolta. Sennò tutto potrebbe chiudersi lì. Infine un’ultima curiosità: l’avvocato difensore di Vallanzasca, Debora Piazza, dopo l’audizione, avrebbe rinunciato al mandato. A quanto si apprende tuttavia, la scelta di non difendere più René, non sarebbe tuttavia in contrasto col fatto che Vallanzasca abbia deciso di parlare coi magistrati romagnoli.