E’ stato il Mondiale delle sorprese, dei ritorni e delle rivincite. La pallavolo femminile ha conquistato tutti, complice il passaparola social (Fiorello il più attivo) e la vetrina di Rai 2. Ma soprattutto, nonostante non sia arrivata una medaglia, la gioiosa compostezza di queste ragazze, l’autenticità delle loro storie e la capacità di non darsi mai per vinte, ha attirato anche chi il volley di solito non lo frequentava. Un incasso di oltre 2 milioni e una notorietà che sembrava perduta. La Tv che aveva dimenticato le sue atlete, almeno per ora fa a gara per averle in prima serata (da “Ballando con le Stelle” a “Quelli che il calcio”, fino a “Che tempo che fa”).

Ma andiamo con ordine, perché si deve partire da lui: Marco Bonitta. Il ct azzurro capace di prendersi la sua rivincita. Questo signore, 51 anni di Ravenna, tre figli e una passione calcistica nerazzurra, otto anni fa era stato protagonista di un clamoroso esonero. Proprio in nazionale, proprio per mano delle giocatrici. Alcune di loro (Piccinini, Lo Bianco, Centoni, Cardullo) l’hanno visto tornare. L’hanno perdonato e si sono fatte perdonare. Gli rimproveravano maniere troppo brute e scarsa umanità, quando nel 2006 chiesero (e ottennero) la sua testa. Eppure lui, quando si è trattato di scegliere, le ha convocate di nuovo. Anche in corsa, come Eleonora Lo Bianco, la palleggiatrice dalla classe infinita e un numero di presenze da record (537, nessuno più di lei) che era stata inizialmente messa da parte e poi richiamata ad appena un mese dall’inizio del Mondiale quando le azzurre erano in emergenza. E allora via vecchie incomprensioni per rincorrere un obiettivo comune. “Il mestiere di allenatore va rivalutato – spiega Bonitta -. Se lo sport fosse razionalità tutti gli allenatori sarebbero bravi allo stesso modo, invece è l’istinto di ognuno che fa la differenza. Sono maturato anche io in questi anni. Prima vedevo solo bianco o nero. E rispetto al passato ascolto di più”.

Nel 2002 Bonitta era in panchina quando l’Italia vinse il primo (e unico) Mondiale del volley. Poi però i rapporti si sono logorati, fino a rompersi traumaticamente nel 2006, appunto. Dodici anni dopo il primo, questo Mondiale è stato anche un passaggio di consegne. Alcune storiche bandiere azzurre (Piccinini, Del Core e la stessa Lo Bianco) potrebbero dire addio alla nazionale. Di sicuro si chiude un cerchio vincente. Negli ultimi 16 anni, il volley femminile ha portato a casa un Mondiale (più uno Juniores), due ori e due argenti Europei, due coppe del Mondo e una Grand Champions Cup. E dal ’98 non scende mai sotto il sesto posto. 

Ora l’eredità passerà alle tre ragazze terribili (Diouf, Chirichella e Bosetti) che hanno conquistato l’Italia e saranno il futuro di questa squadra. Valentina Diouf è lunga lunga (202 cm), ha un papà senegalese e una mamma milanese, carnagione caffèlatte e braccio pesantissimo. Cristina Chirichella è napoletana doc, un fidanzato che fa il wedding planner e proposte di matrimonio (declinate) da tutta Italia. E poi c’è Caterina Bosetti. Lei viene da una famiglia di pallavolisti. Padre e madre allenatori, sorella maggiore scudettata e fortissima. Una predestinata, che dopo l’esperienza di club in Brasile andrà a giocare in Turchia a sfidare proprio la sorella. Multietniche, innamorate ed espatriate d’Italia. Il futuro (e l’Italia) è dalla loro parte.

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