“Devo aggiungere con rammarico che in passato a San Ferdinando, mentre si svolgevano manifestazioni pubbliche per la legalità, contemporaneamente si favorivano le aspirazioni della criminalità organizzata di quel territorio”. È la chiosa del procuratore di Reggio Calabria Federico Cafiero de Raho dopo aver illustrato i particolari dell’operazione Eclissi contro la cosca Bellocco. Tra i 26 fermati, indagati per attentati, intimidazioni, estorsioni, intestazione fittizia di beni e persino contrabbando, ci sono infatti anche politici. Con l’accusa di concorso esterno alla ‘Ndrangheta è finito agli arresti domiciliari il sindaco di San Ferdinando (Reggio Calabria) Domenico Madafferi, che due anni fa aveva aderito al Pd. E i carabinieri, su ordine della Dda, hanno fermato anche il vice sindaco Santo Celi, espressione di una lista civica, ed un consigliere comunale di minoranza, Giovanni Pantano della lista civica Futuro migliore, attivista del Movimento 5 Stelle di San Ferdinando. “Ancora una volta, purtroppo, mentre si inizia ad indagare sulle cosche della ‘ndrangheta, si finisce, nel prosieguo, ad incrociare anche amministratori pubblici locali” dice de Raho.

Madafferi è l’amministratore che nei mesi scorsi si era attivo nella protesta contro l’arrivo delle armi chimiche siriane al porto di Gioia Tauro. Aveva organizzato incontri sul territorio, insieme agli altri amministratori locali e ai cittadini, lamentando lo scarso coinvolgimento delle amministrazioni nelle operazioni di trasbordo avvenute a luglio sulla banchina del porto che ricade nel suo comune. Madafferi è stato molto attivo anche nell’ambito delle politiche favorevoli ai migranti impegnati nella stagione della raccolta di agrumi. 

Secondo gli inquirenti dell’Antimafia le cosche Bellocco, Cimato, Pantano e Pesce erano interessate all’appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani a San Ferdinando imponendo all’impresa vincitrice della gara d’appalto una tangente mensile che veniva regolarmente corrisposta agli uomini della ‘ndrangheta per tenere il ‘buon ordine’. Madafferi è accusato di avere rilasciato uno stato di famiglia falso per consentire ad un affiliato alla cosca di ricevere in carcere la visita della compagna. Ma soprattutto è ritenuto responsabile di essersi speso, nel marzo scorso, affinché l’appalto per la raccolta dei rifiuti solidi urbani di San Ferdinando finisse ad una società di Palmi sulla quale era confluito il gradimento delle due ‘ndrine dopo che la società precedente vi aveva rinunciato a causa di un’intimidazione.“Pur non facendo parte dell’associazione, forniva un concreto, specifico, consapevole e volontario contributo alla cosca Bellocco-Cimato, come referente politico del sodalizio” ritengono i magistrati della Dda. In questa operazione, secondo l’accusa, Madafferi avrebbe seguito le indicazioni del consigliere di minoranza Giovanni Pantano, ritenuto “intraneo alla cosca Pesce-Pantano”, e raccolto il placet di Santino Celi, vice sindaco “ed esponente – scrivono i pm nel decreto di fermo – della cosca Bellocco-Cimato”.  

 

Sia Celi che Pantano sono stati fermati con l’accusa di associazione mafiosa. Secondo la Dda, Celi è “partecipe alla cosca Bellocco-Cimato nella qualità di referente politico” e “più in generale, è a completa disposizione degli interessi della cosca”. A Celi, che è anche accusato di danneggiamento quale mandante di una intimidazione a colpi di pistola ai danni di una coppia di ristoratori, secondo l’accusa faceva da “contraltare”, per conto dell’altra cosca, Giovanni Pantano, indicato quale “partecipe dell’associazione, alle dipendenze del capo e fratello Giuseppe nonché referente politico della cosca di appartenenza“. 

Agli atti dell’inchiesta c’è anche un’intercettazione tra due indagati in cui si fa riferimento ad un carabiniere, “particolare – è stato detto nel corso della conferenza stampa da inquirenti ed investigatori – che stiamo verificando ma che non ha in nessun modo ostacolato la felice conclusione dell’indagine”. “Voglio sottolineare – ha aggiunto il comandante provinciale di Reggio Calabria dei carabinieri Lorenzo Falferi – che tra le intercettazioni vi è un dialogo tra due esponenti delle cosche in cui si fa riferimento chiaro al comandante della stazione carabinieri di Rosarno in termini minacciosi. Deve soffrire e deve piangere, dicono i mafiosi, per quel che sta facendo, cioè le indagini che hanno portato al loro successivo fermo”.

 

Su Pantano intervengono i parlamentari 5Stelle e lo stesso Beppe Grillo per sottolineare che non un eletto del Movimento: “Non è mai stato un rappresentante istituzionale del Movimento 5 Stelle. Sappiamo bene che Pantano aveva già cercato di spacciarsi come esponente del Movimento, ma era stato richiamato subito, in quanto le sue affermazione pubbliche non rispondevano al vero. Si atteggiava, anche pubblicando per conto suo dei video – scrivono in una nota Dalila Nesci, Nicola Morra, Paolo Parentela e Federica Dieni -.La verità è che Pantano rappresentava soltanto se stesso nel consiglio comunale di San Ferdinando ed era da ultimo transitato all’opposizione. Aveva tentato maldestramente di avvicinarsi al Meet Up locale, proponendosi all’attenzione pubblica in occasione del trasbordo di armi siriane a Gioia Tauro. Occorre chiarire – continuano i parlamentari Cinque Stelle – che Pantano non è mai stato eletto con il simbolo M5S, ma ha cercato illegittimamente di parlare a nome del Movimento, pure se mai scelto dagli iscritti tramite il voto in rete, col quale selezioniamo i nostri candidati. I media che hanno collegato il consigliere comunale di San Ferdinando al Movimento Cinque Stelle hanno preso dunque un abbaglio, dando un’informazione sbagliata proprio a ridosso delle elezioni regionali“. Anche Sebastiano Barbanti, deputato calabrese del M5S interviene: “A San Ferdinando non esiste alcuna lista certificata del movimento e quindi Pantano, non risultando essere un nostro eletto, non ci rappresenta in alcun modo”.