Ad unirli prima delle fedi ci ha pensato la filantropia. E adesso George Clooney e Amal Alamountin mettono in pratica, assieme, uno dei loro propositi: far tornare a casa i fregi del Partenone. L’avvocatessa è arrivata da Londra ad Atene per incontrare il primo ministro e i funzionari di governo: obiettivo individuare, in qualità di consulente internazionale, la migliore formula giuridica possibile per la restituzione dei Marmi del Partenone alla Grecia. E pensare che solo due anni fa c’era qualcuno, il premier finlandese, Jyrki Katainen, attuale commissario europeo all’economia, che aveva proposto di ipotecare l’Acropoli, mentre oggi un vero e proprio pool di avvocati internazionali vorrebbe far tornare a casa uno dei simboli della democrazia ateniese, il più famoso reperto dell’antica Grecia, definito la migliore realizzazione di sempre dell’architettura greca classica.

Sullo sfondo la dichiarazione della star di Hollywood che ha definito il ritorno dei Marmi “una buona idea”. Pare che il coinvolgimento emotivo di Amal, prima che professionale, risalga al febbraio 2011. Da allora l’avvocato libanese ha intrecciato rapporti con il signor David Hill, l’archeologo che presiede l’associazione mondiale per la restituzione dei Marmi del Partenone, convinto che l’unico rimedio fosse quello di affermare un principio giuridico che potesse sbloccare le cose. Altro attore in causa in queste delicata questione è Norman Palmer, avvocato molto famoso per il suo lavoro in specifiche questioni legate ai patrimoni culturali, come quella relativa al rimpatrio in Australia dei resti di una tribù di aborigeni dal Museo di Storia Naturale di Londra.

I due legali si sono conosciuti in occasione di una conferenza ad Atene, e in quell’occasione Palmer è stato affiancato da Geoffrey Robertson, altro collega molto influente di Amal. L’incontro di quindi è il frutto di un lavoro sotterraneo durato tre anni e si svolgerà alla presenza di tutta la stampa internazionale schierata all’ingresso del Museo dell’Acropoli, da dove quello che è stato ribattezzato il tour della filantropia avrà inizio, alla presenza del premier Samaras, del titolare degli esteri Evangelos Venizelos, del ministro della Cultura Konstantinos Tassoulas (attesi nelle prossime settimane anche da un delicato rimpasto di governo).

I fregi si trovano nel British Museum da oltre 200 anni e dal 1981 sono rivendicati dalla Grecia. Da sempre Londra ha opposto un netto rifiuto, ma quest’anno un’accelerazione si è registrata anche grazie alla campagna che l’ambasciatore dell’Unesco, Marianna Vardinoyiannis, ha lanciato grazie alla cosiddette “tre R”: ritorno (dei marmi), restauro (del Partenone), ripartenza (della Storia). In tutto si tratta di 15 metope, 56 bassorilievi di marmo e 12 statue, ovvero l’equivalente dell’intero frontone ovest, senza dimenticare anche una delle sei cariatidi del tempietto dell’Eretteo. Era il 1802 quando Lord Thomas Bruce Elgin li trafugò per venderli al British Museum.

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