Un megastore sui terreni del campo Rom più costoso del Lazio: 10 milioni di euro solo per la sua edificazione e circa 1,7 milioni di euro all’anno per la gestione. Sono passati soltanto due anni. Un pozzo senza fondo. Ora, grazie a un accordo tra il Comune di Roma e la multinazionale francese Leroy Merlin, l’area dove sorge il campo nomadi ‘La Barbuta‘ passerà ai francesi che costruiranno un nuovo punto vendita. L’accordo in questione è svelato in un documento pubblicato dall’Associazione 21 luglio, onlus che si occupa della tutela dei diritti rom e sinti della Capitale. Al centro dello studio, proprio il campo La Barbuta, sorto nel 2012 per volontà dell’amministrazione di centrodestra targata Alemanno. L’area attrezzata per i nomadi non verrà chiusa, ma spostata al fianco del nuovo spazio commerciale del colosso francese del bricolage che, in cambio, s’impegna a costruire un nuovo villaggio in un’area confinante pronto ad accogliere 400 persone anziché le attuali 580 – per gli altri 180 la destinazione è ancora ignota. Secondo Carlo Stasolla, presidente della “21 luglio”, il nuovo campo altro non è che un nuovo ghetto per Rom: “Si continua a reiterare con la politica della segregazione nei campi nonostante l’Europa da anni ci chiede di chiuderli”. Per fare largo a Leroy Merlin sarebbe previsto un cambio di destinazione d’uso dell’area, da “verde pubblico” a “commerciale di grandi dimensioni”. L’affare coinvolge un’Associazione temporanea di imprese (Ati) composta dalla ditta di costruzione Stradaioli e la Comunità Capodarco di Roma e capeggiata dal colosso francese. Leroy Merlin, mandataria dell’accordo, ottiene così una concessione di oltre 270 mila metri quadri di terreno per 99 anni, di cui, 217 mila destinati alla costruzione del megastore e 53 mila per la realizzazione del nuovo insediamento. L’investimento complessivo, interamente a carico di Leroy Merlin Italia ammonta a oltre 20 milioni di euro per 15 anni. “Per la costruzione del villaggio, un complesso di case prefabbricate – si legge nel documento – l’impresa Stradaioli riceverà un compenso di 11,5 milioni di euro, mentre alla cooperativa sociale Capodarco spetteranno circa 600mila euro annui per 15 anni, considerando che la stima del contributo erogato dal Comune di Roma per ognuno dei 400 rom è di 4 euro al giorno”. Ed è un’operazione che non convince la Onlus anche perché è stata svolta senza alcun coinvolgimento dei residenti proprio per tutelare i forti interessi economici che ruotano attorno al sistema dei campi. Con una lettera indirizzata all’Ati, la “21 luglio” chiede di fare marcia indietro e ritirare la proposta: “L’edificazione di un nuovo campo – avverte l’associazione – significherebbe continuare nella direzione della discriminazione. Speriamo in un ripensamento anche se finora non ci è stata data alcuna risposta”. “Il sistema campi – sostiene Stasolla – è un tumore presente nella nostra città, creato da una rete di potere, composto da pezzi di politica, associazioni e aziende”. Un male che aveva già denunciato lo scorso luglio durante la presentazione di un altro documento sorprendente, il rapporto “Nomadi Spa”. In una piccola sala del Municipio X di Roma, la Onlus aveva elencato le spese effettuate dal Comune per il mantenimento degli insediamenti rom della capitale: 24 milioni di euro per la gestione di 11 villaggi. Mentre denunciava i costi esorbitanti per tenere in vita i campi, in quella sede, Stasolla venne più volte minacciato di morte da un abitante de La Barbuta che si era presentato al convegno come il capo del campo. Dopo quest’evento, ripreso dalle telecamere de ilfattoquotidiano.it, il presidente Stasolla che l’aveva derubricato a semplice provocazione, è stato posto sotto tutela degli agenti della Digos, ogni volta che presenzia a un evento pubblico  di Loredana Di Cesare e Mauro Episcopo