Nelle intenzioni di voto degli italiani il Partito Democratico non va oltre il 37,5%. Lo dice il sondaggio di Euromedia presentato da Alessandra Ghisleri nella puntata di ieri sera di Ballarò. Nel dettaglio, si legge nella slide che contempla solo i partiti che superano il 5%, il Movimento 5 Stelle raggiunge il 21,9%, Forza Italia si ferma al 16,4%, la Lega Nord è a quota 8%. “Rispetto alle europee perde quasi 3 punti percentuali – spiega Ghisleri – più o meno stabile il dato del Movimento 5 Stelle che totalizza un +0,7%, Forza Italia perde lo 0,4%, mentre risulta molto elevato il dato della Lega, che dall’inizio di settembre ha fatto registrare una crescita continua”. 

I partiti al di sotto del 5%? Sel è al 4,5%, Fdi al 4,2%, Ncd non va oltre il 2,5%, Udc all’1,3%. “Rispetto al dato delle europee, Sinistra Ecologia e Libertà fa +0,5% – continua Ghisleri – il dibattito sull’articolo 18 degli ultimi 20 giorni ha favorito la crescita di questo partito a discapito del Pd. Gli indecisi – conclude Ghisleri – sono il 31%”.

La riforma del lavoro è stata il tema di uno dei sondaggi: secondo la rilevazione di Euromedia sulla possibilità che Renzi riesca a completare la riforma del lavoro, una maggioranza assoluta pensa che ci riuscirà, ma solo il 17% ritiene che non sarà necessario alcun compromesso, mentre per il 35,5% saranno necessari i voti di Forza Italia. Per il 37%, invece, il premier non riuscirà a portare a compimento la riforma. Le altre due domande poste dalla Ghisleri al suo campione riguardavano i sindacati. La fiducia nelle sigle sindacali è al minimo, tra i più bassi raccolti negli ultimi anni: 18,5%. Il 63,5% degli intervistati, poi, si dice convinto che la Cgil negli ultimi anni abbia fatto politica. Per l’11,5% ha tutelato i propri iscritti, per il 7% ha tutelato tutti i lavoratori.

Gradimento del governo ai minimi: 53%
La popolarità del governo tocca il punto più basso da febbraio. E’ il risultato della nuova rilevazione dell’Osservatorio di Lorien sulla situazione politica e sociale del Paese e realizzata in collaborazione con Italia Oggi. L’esecutivo targato Matteo Renzi è al 53%, con un calo del 9% in soli 3 mesi. Tra le priorità dei cittadini cresce il tema del lavoro (anche in termini di riduzione delle tasse sul lavoro: +9%) e la necessità di una riforma del mercato del lavoro (+ 3%). Oggi 3 italiani su 4 indicano la riforma come una priorità. Tuttavia solo il 49% conosce il Jobs Act e, tra questi, solo il 50% ne da complessivamente un giudizio positivo. In sintesi in questo momento la riforma raccoglie il consenso più o meno informato di solo un quarto degli italiani. 

Andando ad analizzare invece i singoli provvedimenti, troviamo in generale un alto consenso per le proposte del governo. Soprattutto la necessità di ridurre le forme contrattuali per una forma unica a tutele crescenti (condivisa da quasi il 90% dei cittadini), anche le riforme degli ammortizzatori sociali e dei servizi per l’impiego incontrano il favore di larghissime fasce della popolazione. Più contestata, ma generalmente accettata (74% di giudizio “abbastanza positivo”) anche la riforma dell’articolo 18. L’elemento più critico, sorprendentemente, è proprio la proposta di destinare una parte del TFR direttamente in busta paga, come proposto dal premier: il 52% ritiene che un provvedimento di questo tipo metterebbe in difficoltà le imprese, solo il 16% sostiene che si tratta di un provvedimento utile, mentre il 21% ritiene che semplicemente non cambierà nulla (si tratta in ogni caso di soldi che sono dei lavoratori, cambieranno solo i tempi e i modi).

A fare le spese di questo calo di fiducia nel governo sono ovviamente in primo luogo le intenzioni di voto verso il Partito Democratico e, ancor più, il numero complessivo dei dichiaranti il voto. Continua il calo di consensi dei dem, la delusione delle aspettative riposte nel governo allontana molti elettori da Renzi e li consegna all’astensione. Non si tratta di elettori persi per sempre, ma di gente che oggi si dichiara semplicemente indecisa sul proprio voto. Viceversa, dato il calo della partecipazione, crescono i partiti che in questo momento sono maggiormente composti da elettori fedeli e “militanti”, in particolar modo il M5S e Forza Italia. Tutti gli altri sono in difficoltà, eccezion fatta per la Lega Nord che si mantiene stabile ed è tornata a lavorare nei territori anche in vista delle prossime elezioni regionali.

Un discorso a parte, invece, per le sinistre: oggi alcune prese di posizione altamente simboliche del Governo Renzi e lo scontro acceso con i sindacati aprono un grande spazio politico alla sinistra del PD. Tuttavia, manca ancora una sintesi convincente in grado di accogliere i delusi della cosiddetta area sinistra del PD. L’offerta politica, infatti, oltre ad aver subito la progressiva erosione da parte del M5S, è ancora inconsistente, molteplice o frammentata e al momento fatica a trasformarsi in voti. Il Nuovo Centro Destra riesce ancora a contenere il calo di consenso, ma necessita al più presto di garantirsi un ruolo visibile e di primo piano. Le prossime elezioni regionali potrebbero essere l’occasione per una maggiore centralità nel centrodestra e per costruirsi una base più solida.

Per concludere, si può notare nell’analisi finale e approfondita di Lorien come si sono modificati i bacini potenziali e il voto sicuro dei principali partiti nell’ultimo mese. In particolar modo si nota l’effetto del calo di affluenza che colpisce quasi tutti i partiti ad eccezione di M5S e Forza Italia. Il PD perde circa 400mila dei suoi elettori più fedeli, ma sopratutto una quota molto più ampia di simpatizzanti (circa un milione) viceversa il M5S conserva totalemente i suoi fedeli e acquista una quota (minima) di nuovi simpatizzanti, mentre Forza Italia riesce addirittura a convincere quasi un milione di elettori che apparivano meno solidi, delusi e ormai prossimi ad abbandonare il voto per il partito.