Filippo Nogarin contro tutti, o quasi. Il sindaco di Livorno sembra ormai esser destinato a un braccio di ferro senza fine con molti Comuni della provincia e della regione, per la maggior parte guidati dal Pd. La “convivenza” tra la “mosca bianca” del Movimento Cinque Stelle e i sindaci democratici sembra insomma esser diventata sempre più problematica. Soltanto nelle ultime 48 ore si sono consumati due scontri sull’Autorità idrica integrata e sulla Casalp (che gestisce gli alloggi popolari). In realtà già nei mesi scorsi le polemiche avevano riguardato la sanità e le politiche ambientali integrate.

Nogarin sostiene di aver diritto alla presidenza dell’Ait ma i vertici dell’authority (l’assemblea è composta da sindaci o assessori di una cinquantina di Comuni toscani) frenano. La presidenza è stata detenuta fino allo scorso giugno dall’allora sindaco di Livorno Alessandro Cosimi: è un incarico triennale e Nogarin sostiene di aver diritto a raccogliere il “testimone” e a mantenere perciò la presidenza fino al 1 ottobre 2015 in forza di una delibera del 2012 dell’assemblea Ait. Nel testo si legge che “in caso di anticipata cessazione o decadenza dalla carica di sindaco nel corso del triennio” subentri “il nuovo sindaco in rappresentanza del medesimo Comune”. Quindi un passaggio automatico di consegne da Cosimi a Nogarin. L’Ait però non ne è affatto convinta. La delibera – è la replica – non è applicabile poichè in questo caso ci troviamo davanti alla “naturale scadenza” del sindaco e non a una “anticipata cessazione o decadenza”. Si fa inoltre notare che l’ex sindaco di Livorno era stato nominato presidente anche perchè a quel tempo guidava Anci Toscana. “Boicottaggio? La manovra non è del tutto chiara – dichiara Nogarin a ilfattoquotidiano.it – ma mi piace pensare che si tratti soltanto di un fraintendimento e che non si stia davvero cercando di cambiare le regole del gioco in corso d’opera”. Il sospetto di alcuni grillini è che si stia cercando di far lo sgambetto a Nogarin per impedirgli di ottenere la presidenza: se si dovesse arrivare a una nuova nomina a aver la meglio sarebbe infatti probabilmente un esponente Pd. E così siamo arrivati anche ai pareri legali.

Nelle ultime ore è scoppiato anche un altro “caso”, quello riguardante la nomina del presidente di Casalp, i cui soci sono una ventina di Comuni della provincia. Un incontro tra l’assessore comunale di Livorno alla casa Ina Dhimgjini e 6 assessori dei principali comuni avrebbe dovuto discutere le regole del bando per selezionare il nuovo presidente: l’incontro in realtà ha confermato la frattura con l’amministrazione grillina. Le sei amministratrici – come riferito da Il Tirreno – reputano il bando “antidemocratico” poichè conferirebbe troppo “peso” al Comune labronico nella scelta del presidente. Il numero uno di Casalp verrebbe infatti scelto da una commissione di 4 membri indicati per metà dal Comune di Livorno. E in caso di “parità” nei giudizi? L’ultima parola – si legge nel bando – spetterebbe comunque al Comune di Livorno: “Un diktat” lo hanno definito i rappresentanti delle altre amministrazioni che così hanno deciso di abbandonare l’incontro per protesta. Seduta sospesa e rimandata? Niente affatto. Dhimgjini è rimasta sola in aula ma ha tirato dritto, votando ugualmente il testo che così risulta approvato. “Fatto grave, ecco la democrazia in salsa 5 Stelle” ha tuonato il sindaco di Collesalvetti Lorenzo Bacci. La risposta di Nogarin non si è fatta attendere. Il sindaco prima ha ricordato che il Comune di Livorno detiene “il 75% delle quote sociali” di Casalp, poi ha attaccato: “Le mosche nocchiere del Pd non possono dare patenti di democrazia. L’aventino delle assessore piddine è una questione smaccatamente politica che niente ha a che vedere con le case popolari”.

Nei mesi scorsi lo scontro con il Pd aveva riguardato soprattutto il campo della sanità. Nogarin ha infatti dichiarato di voler bloccare il progetto riguardante la realizzazione di un nuovo ospedale, progetto fortemente sostenuto dall’amministrazione Cosimi. Il dietrofront imposto dal sindaco grillino (“effettueremo una maxi-ristrutturazione dell’ospedale esistente” ha più volte dichiarato) non è affatto piaciuto al governatore Enrico Rossi: “Sicuro che i livornesi vogliano perdere un’ occasione del genere?”. Nelle settimane scorse l’ex assessore regionale alla sanità aveva ipotizzato anche l’allestimento di un referendum ma Nogarin lo ha subito stoppato: “I livornesi hanno già deciso: il nuovo ospedale non lo vogliono”. Il braccio di ferro col Pd continua.