“Se il tuo treno arriva in ritardo, la coincidenza partirà in perfetto orario” (e tu perderai il treno). È la legge di Murphy per chi viaggia su rotaia. In questo caso, come si comporta Trenitalia con il cliente? “Solo se il viaggiatore ha perso l’ultimo treno disponibile della giornata, a spese nostre garantiamo un taxi per raggiungere la destinazione o il pernottamento nella città in cui avrebbe dovuto effettuare il cambio”, fanno sapere dalle Ferrovie. Significa quindi che se a causa della compagnia perdiamo la coincidenza ma è previsto un treno successivo, anche se a distanza di due ore – e anche se a questo punto viene vanificato l’obiettivo del nostro viaggio – sono fatti nostri. Non possiamo neppure contare di essere informati in tempo utile sul ritardo, sulle ragioni e sui cambi alternativi. Molto spesso, in particolare sui convogli regionali, gli altoparlanti non funzionano. E allora, se siamo fortunati, non rimane che affidarsi al capotreno a bordo che risponde alle nostre domande. 

In Italia anche il sistema del rimborso del biglietto molto spesso si rivela farraginoso e lento. La Corte di giustizia europea un anno fa, però, è stata chiarissima: “I viaggiatori hanno sempre diritto a un rimborso del costo del biglietto da parte della compagnia ferroviaria in caso di ritardo del treno, anche se dovuto a causa di forza maggiore”, come maltempo e scioperi. L’indennizzo è pari al 25 per cento del prezzo del biglietto se il ritardo è compreso tra 60 e 119 minuti; e al 50 per cento se lo supera. Lo prevede anche il regolamento di Trenitalia ma non per i biglietti che hanno un costo uguale o inferiore a quattro euro. Per cui il pendolare sulla tratta Milano-Lodi che spende 3.90 euro per una corsa rimane in ogni caso a bocca asciutta. E per beneficiare del 25 per cento di indennizzo bisogna aver pagato un biglietto di almeno 16.50 euro.

Non è tutto. Sul sito web dell’Unione europea (europa.eu) viene specificato che in caso di ritardo preannunciato, il passeggero può “annullare il viaggio e chiedere immediatamente un rimborso (a volte integrale, a volte parziale, cioè per la tratta non utilizzata) del costo del biglietto” e ha diritto “al viaggio di ritorno verso il punto di partenza iniziale” se il ritardo manda all’aria lo scopo della nostra trasferta. “Se il cliente si rivolge all’ufficio assistenza, provvediamo”. Diversamente, nessuno si accorge del nostro disagio. Come funziona nel resto d’Europa? Ilfattoquotidiano.it ha raccolto le testimonianze di alcuni italiani che vivono in Gran Bretagna, Belgio, Francia, Germania e Olanda per capire se le reti ferroviarie sono più efficienti di quella italiana.

Regno Unito – “La compagnia ferroviaria mi ha pagato un taxi fino all’aeroporto di Gatwick e poi mi ha chiesto se preferivo il rimborso dell’intero costo del biglietto oppure un voucher della stessa cifra da usare per un prossimo viaggio, ho scelto il secondo”. Gianluca Ottone, 48 anni, viene dalla provincia di Cuneo ma per lavoro si trova spesso in Inghilterra. Nell’ultima trasferta ha preso un treno dalla città di Bath diretto a Gatwick, circa 220 chilometri da percorrere in tre ore scarse con un cambio alla stazione di Reading. Il prezzo è di 93.59 sterline (113 euro) o 68 (85 euro) fuori dall’orario di punta.

Prima della partenza viene annunciato un ritardo del treno di dieci minuti. “Una volta a bordo – spiega Gianluca – accumuliamo altri dieci minuti di ritardo e l’altoparlante avvisa che a causa di problemi meccanici il locomotore è fuori uso”. Panico? Macché. “Veniamo invitati a scendere e trasferirci al binario uno, dove saliremo su un altro treno in arrivo che farà la stessa tratta di quello cancellato. Nessuno si è lamentato, il passaggio è avvenuto in ordine e silenzio”. Gianluca raggiunge Reading con un’ora di ritardo e perde la coincidenza per l’aeroporto di Gatwick. Il treno successivo sarebbe arrivato dopo due ore. “Chiedo aiuto al capo stazione che immediatamente trova la soluzione: mi offre un taxi fino alla meta chiedendomi se mi fosse dispiaciuto condividerlo con altre due persone”. Gianluca non crede ai suoi occhi: “Finché non è arrivata l’auto, una collega del capo stazione è stata con noi, anche se aveva finito il suo turno da mezz’ora”.

Rientrato in Italia scrive una mail alla Great Western, la compagnia ferroviaria (una delle venti che servono l’isola), per complimentarsi dell’efficienza nonostante il disguido. “Troppo facile lamentarci dei problemi e non ringraziare quando le cose vanno bene”. Immediata la risposta della Great Western in cui viene informato della possibilità di ricevere il rimborso totale del biglietto in alternativa a un voucher della stessa cifra da spendere per un nuovo percorso. “Anche in Italia prendo spesso il treno. A parte le Frecce, sui treni regionali non mi capita quasi mai di vedere il controllore e le carrozze sono sporche e messe male. E poi perchè non ci sono i tornelli per accedere ai binari come in Inghilterra? Se ci fossero, quelli senza biglietto non potrebbero salire sul treno”.

Belgio – “Qui la gente prima di salire sul treno fa una foto al tabellone delle partenze così, in caso di ritardo, mostra subito la prova e può ricevere entro due settimane sul proprio conto corrente il rimborso”. Leonardo Benucci, 38 anni, da cinque vive a Bruxelles. Fa il pendolare 3/4 volte alla settimana dalla capitale a Gand, a circa 60 chilometri di distanza, per raggiungere l’università dove fa il ricercatore in Fisica. “Mal che vada, ritardo di dieci o 15 minuti, ma è raro. I vagoni sono puliti e abbastanza nuovi e qualsiasi inconveniente viene annunciato e spiegato all’altoparlante, peccato che sia solo in lingua fiamminga. Comunque, anche se sbagli a comprare il biglietto o all’ultimo secondo decidi di cambiare percorso, la compagnia ti restituisce l’importo già versato, basta compilare un modulo”.

La rete ferroviaria belga è gestita da NMBS/SNCB. Sul sito ufficiale si legge che in caso di almeno 60 minuti di ritardo, è previsto un rimborso del 100 per cento della tariffa. Risarcimenti anche per ritardi frequenti subiti nell’arco di sei mesi: se sono almeno venti di almeno 15 minuti scatta un rimborso del 25 per cento. Del 50 per cento se sono almeno dieci da 30 minuti in su. E nel week-end, dalle ore 19 del Venerdì alla domenica, tutte le tratte sono a metà prezzo. Rispetto all’Italia, i biglietti sono più cari. Per esempio, da Brussel a Liege, 54 minuti, un biglietto di andata e ritorno costa 29.60 euro. Fino a Gent, 35 minuti di viaggio: 17.80 euro.

Francia – Tgv da Lione a Milano. Giacomo Segantini, professione giornalista, lo prende ogni volta per tornare nella sua città natale. “Due estati fa a causa di un incidente (credo un suicidio, non ricordo bene), il Tgv che avevo prenotato non è mai arrivato. La Sncf (la rete ferroviaria francese, ndr) mi ha pagato il taxi fino a Chambery e da lì ho preso il treno successivo. Mi hanno offerto anche una specie di pranzo al sacco e in generale sono stati abbastanza gentili”. Non può dire la stessa cosa Fabio Casilli, da 23 anni a Parigi, che lavora per un’agenzia di viaggi. “Tempo fa mi trovavo alla stazione di Lamballe, in Bretagna, e dovevo rientrare a Parigi, ma il treno ha fatto ritardo perché è stato bloccato da una mandria di mucche che si è adagiata sui binari. Ne aveva pure investite un paio. Tre ore di ritardo e a Rennes ho perso la coincidenza. Poi per fortuna è passato un altro treno. Ho compilato il modulo per il rimborso ma non è mai arrivato”.

Fabio in Francia si muove spesso col treno, soprattutto per andare al sud, a Marsiglia, (“mai nessun ritardo”), e all’ovest, a Nantes. “Una volta ho avuto due ore di ritardo all’andata e tre al ritorno. Ci hanno dato da mangiare dei tramezzini ma niente da bere e un buono pari al costo del biglietto di andata”. Anche qui i prezzi sono più alti di quelli italiani. Per esempio, un biglietto da Parigi a Lille, 220 chilometri in un’ora, costa 61 euro. Quello da Milano a Parma, 120 chilometri in un’ora: 23 euro (Frecciabianca).

Germania – “La mia vera nemica è la tratta Milano-Tubinga“. Laura Carrara, 30 anni, ha lasciato Cremona per fare la ricercatrice in lettere classiche all’università di Tubinga. Rientra in Italia circa tre volte all’anno e ogni volta che riparte per la Germania le tocca un’odissea. “Ho quasi sempre un ritardo di due ore all’arrivo causa coincidenza persa a Zurigo. Per fortuna, avendo sempre fatto i biglietti in Germania e mai in Italia, ho sempre avuto il rimborso. Se viaggiassi con Trenitalia, mi metterei le mani nei capelli”. Della DB (Deutsche Bahn, la rete ferroviaria tedesca) lei non si può lamentare. “Il passeggero segnala il rischio di perdere la sua coincidenza al capotreno – spiega Laura – e lui fa degli annunci via megafono sui treni che aspettano e quelli che non aspettano. In caso un treno non aspetti, vengono elencate le prossime possibilità di continuare il viaggio. Si può proseguire su qualsiasi altro treno senza pagare un sovrapprezzo, almeno a me è sempre capitato così. Una volta arrivati, è possibile chiedere il rimborso tramite un modulo reperibile in stazione o in internet: in caso di ritardo di 60 minuti ricevi il 25 per cento del prezzo del biglietto rimborsato, in caso di ritardo di 120 minuti o superiore, ricevi il 50 per cento. Tutto questo con Trenitalia non succede, perché spesso nei treni regionali mancano gli altoparlanti. La DB è veramente un altro mondo”. Le tariffe, ancora una volta, sono più elevate delle nostre. “Milano-Cremona viene 7 euro, una tratta simile è Tubinga-Stoccarda, che però costa 12.50. E Tubinga è ancora più vicina a Stoccarda di Cremona a Milano“.

Olanda – Infine, la Ns, linea ferroviaria olandese. “Treni puntualissimi, nuovi e ben tenuti”. Angela Abruzzese lo dice per esperienza. Originaria di Taranto, da cinque anni vive nel paese dei tulipani e lavora in un’azienda di nanotecnologie a Eindhoven. “Il capotreno ricorda sempre ai passeggeri le varie coincidenze, specificando il binario di partenza in prossimità della stazione di arrivo e in caso di ritardo suggerisce eventuali soluzioni”. L’unico difetto è la lingua dei cartelloni e delle comunicazioni vocali: l’olandese. “Solo personale, se interpellato, ti parla in inglese”. E poi “nonostante alcuni pacchetti sconto per residenti, i biglietti sono cari. Tanto per capire: 16,20 euro sola andata, II classe, per un viaggio di 1,8 h, km 90, Maastricht-Eindhoven…”.

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