Adesso l’ultima fiche per la Corte Costituzionale si chiama Francesco Paolo Sisto. Dopo aver azzoppato al sedicesimo scrutinio l’ex avvocato generale dello Stato, Ignazio Francesco Caramazza, il partito di Silvio Berlusconi sembra orientato a puntare sul presidente della commissione Affari costituzionali vicino a Raffaele Fitto. Ovvero l’avvocato che tentò di modificare il reato di concussione a vantaggio dell’ex Cavaliere coinvolto nel caso Ruby, sostenendo che il reato ci fosse soltanto nel caso in cui venisse dimostrato uno scambio di denaro. Ma soprattutto è il legale di Denis Verdini, coinvolto nell’inchiesta sulla P3 che secondo i magistrati aveva tra i suoi obiettivi anche tentare di influenzare proprio la Consulta. Ora potrebbe arrivare alla Corte direttamente il suo avvocato.

L’operazione rientra in una strategia che deputati democratici e forzisti definiscono “chirurgica” perché il nome di Sisto terrebbe dentro tutti: la minoranza ribelle dell’ex governatore della Puglia, l’ala “renziana” del toscano Verdini, e la maggioranza di largo del Nazareno (che in questo modo otterrebbe la presidenza della commissione Affari Costituzionali già promessa al franceschiano Emanuele Fiano, ndr). In una sintesi che a poche ore del redde rationem all’ufficio di presidenza di Forza Italia viene letta come un tentativo di riconciliazione che l’ex presidente del Consiglio compirebbe nei confronti di “Mister 300mila preferenze”. Incurante il Pd non cambia cavallo: nonostante i grillini lo accusino di non possedere i requisiti per essere letto giudice della Corte Costituzionale Luciano Violante resiste. Per di più – assicurano fonti parlamentari – l’ex presidente della Camera sarebbe fortemente sponsorizzato dal Colle. 

Ma chi è il nuovo cavallo berlusconiano? Sisto, avvocato penalista e figlio d’arte – il padre Eustachio è stato uno dei principi del foro del capoluogo pugliese – è un politico dal savoir faire democristiano. Fedele a Fitto, a cui deve lo sbarco nella Capitale, ma anche al plenipotenziario Verdini: di entrambi è il legale e con entrambi dialoga manco fosse un doroteo. Varca per la prima volta Montecitorio nel 2008, è la stagione del Berlusconi piglia-tutto e della “maggioranza più ampia della storia della Repubblica”. Difficile emergere in quegli anni, soprattutto perché il nostro deve vedersela con slyri avvocati come Piero Longo, Gaetano Pecorella, Maurizio Paniz, Niccolò Ghedini, che a quel tempo pendevano dalle labbra dell’allora presidente del Consiglio. 

Poi un episodio lo rende celebre. Era il gennaio del 2011, e “Francesco”, senza ricevere alcun invito, cerca in ogni modo di entrare ad Annozero, trasmissione condotta da Michele Santoro dove l’ospite in quota Pdl si chiama Fabrizio Cicchitto. Quando Santoro lo vede arrivare gli sbotta: “Lei è venuto ad una festa senza invito e non si fa”. “Ero stato designato dalla segreteria del presidente (Berlusconi). Avevo anche fatto il training per partecipare. Io so che il partito aveva designato me. E che io ero già nel plesso”, si giustifica l’indomani in una lunga intervista al Fatto Quotidiano. L’episodio, finito su tutti i giornali, segna la svolta nella carriera politica dell’avvocato barese. 

Da lì, infatti, ha inizio l’escalation. Viene incaricato dalla maggioranza di allora, in giunta per le autorizzazioni, a presentare una relazione sul caso Papa sostenendo l’esistenza del fumus persecutionis “dimostrato dal fatto che il deputato è stato intercettato e fotografato senza le autorizzazioni previste dalle legge”. Papa fu arrestato e il fumus non venne dimostrato. Ma il parlamentare forzista non ci sta e dice: “Il voto non è regolare per l’invalidazione del verbale della seduta della Camera. Nello stenografico era stata annunciata una votazione con scrutinio segreto ed elettronico. In realtà il partito democratico ha realizzato una votazione con il voto palese”. 

Ma non finisce qui. Del resto per varcare i cerchi magici del berlusconismo si deve osare. E Sisto osa quando presenta un emendamento, definito Salva Ruby, al disegno di legge di contrasto alla corruzione che riformula il reato di concussione. Un emendamento che di fatto cambiava il reato di concussione in modo da renderlo possibile solo attraverso “lo scambio patrimoniale delle parti”. Insomma, un modo per azzoppare le accuse della Procura di Milano. Alla fine non se ne fece niente.

Più di recente l’ennesima norma per salvare l’amato Silvio “senza il quale – parola di Sisto (11 luglio 2013 intervistato dal Secolo XIX) – il partito non avrebbe identità”. Questa volta, però, per tenere lontano dal carcere l’inquilino di Palazzo Grazioli, l’avvocato pugliese si inventa un emendamento da allegare al disegno di legge Ferranti che vieta la custodia cautelare per chi ha superato l’età di 75 anni. 

Nel 2013 arriva l’upgrade: la nomina a presidente della commissione Affari Costituzionali di Montecitorio. Da dove l’avvocato dirige la riforma elettorale blindata dal patto del Nazareno e grazie alla quale partecipa ai tavoli più autorevoli con i capigruppo di Pd e Forza Italia e con i vertici di Piazza San Lorenzo in Lucina. Insomma l’idenkit è perfetto, Francesco Paolo Sisto è l’uomo che tiene insieme i desiderata del ribelle Fitto e del presidente Berlusconi. Sarà la (s)volta buona? 

Twitter: @GiuseppeFalci