Un anno fa, la strage di Lampedusa. Era il 3 ottobre 2013 quando 366 migranti persero la vita nel tentativo di raggiungere l’isola, e ad oggi questa data è associata a uno dei più tragici naufragi avvenuti nel Mar Mediterraneo nel corso degli ultimi anni.

Oggi sull’isola siciliana si terrà la Prima giornata della memoria e dell’accoglienza, promossa dal Comitato 3 ottobre insieme al Comune di Lampedusa e Linosa. Un’iniziativa per ricordare quel drammatico episodio e i tanti altri che lo hanno succeduto, ma anche un’occasione per lanciare un appello alla politica, nazionale ed europea, per “richiedere l’apertura di corridoi umanitari e l’istituzione di canali di accesso garantito che consentano alle persone di chiedere protezione senza attraversare il mare.”

Neanche un mese fa l’Unhcr denunciava le circa 600 persone morte o disperse negli svariati naufragi svoltisi a metà settembre al largo delle coste maltesi, libiche ed egiziane.
Il mese scorso è anche stato pubblicato il rapporto dell’Oim (Organizzazione internazionale per le migrazioni), il quale denuncia ben 3.072 persone decedute nel Mediterraneo nel corso del 2014. Un numero esorbitante, soprattutto se comparato alle circa 700 vittime stimate nel 2013 e specialmente se messo in relazione con il totale di 4.077 migranti complessivamente morti a livello globale. Cifre allarmanti, che conferiscono all’Europa il triste primato di luogo più pericoloso da raggiungere per un migrante irregolare, tentativo che dal 2000 a oggi è costato la vita a oltre 22.000 persone: più della metà di tutti i decessi analoghi avvenuti nel mondo (considerando il confine tra Messico e Stati Uniti, i viaggi verso l’Australia e gli spostamenti tra Sud e Nord Africa).

Oggi, a Bruxelles, ci sarà inoltre una manifestazione del collettivo La Voix des Sans Papiers, che da circa tre mesi portano avanti l’occupazione di uno stabile nel quartiere di Molenbeek, per sollecitare una politica europea delle migrazioni rispettosa delle convenzioni internazionali, bloccare le espulsioni e richiedere la regolarizzazione dei documenti.

Nonostante ciò, l’Ue sembra al momento poco disposta a cambiare strategia in merito alla questione. Lo dimostra la stessa elezione del nuovo presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker, che entrerà in carica a partire dal 1 novembre ma che si è già espresso sulla questione, sottolineando la necessità di “proteggere le frontiere dell’Europa e di rafforzare le capacità operative di Frontex.”

E forse proprio nell’ottica di raggiungere tale obiettivo il presidente Juncker ha deciso di avvalersi di Dimitris Avramopoulos come nuovo commissario con delega a Immigrazione e Affari interni. Esponente del partito conservatore greco Nea Demokratia ed ex ministro della Difesa nel governo conservatore di Samara, la sua nomina ha immediatamente destato preoccupazione e scetticismo fra diverse organizzazioni e associazioni che si occupano d’immigrazione.

È da molti ricordato per una fotografia scattata a fine 2013 nella regione del fiume Evros, al confine con la Turchia, mentre imbraccia un mitra mirando verso l’orizzonte, proprio nel punto in cui il governo Papandreou fece costruire una barriera di filo spinato per arrestare l’arrivo dei migranti. Un’opera aspramente criticata da svariate associazioni e che l’uscente commissaria europea agli Affari interni Cecilia Malmstrom si rifiutò di finanziare, ma che il suo successore Avramopoulos a suo tempo elogiò, sottolineando la necessità di “proteggere la nostra società e i nostri confini dall’immigrazione irregolare”.

Premesse non troppo confortanti dunque, che si spera divengano incoerenti con le future scelte politiche della Commissione, che per forza di cose sarà tenuta a prendersi a carico questa situazione oramai umanamente inaccettabile.