Per un’evasione fiscale da poco meno di 4,5 milioni ciascuna, Alessandra e Allegra Gucci, figlie di Maurizio Gucci, l’imprenditore della moda assassinato a Milano nel 1995, e di Patrizia Reggiani, che per quell’omicidio è stata in carcere 16 anni, sono finite sotto processo assieme alla nonna Silvana Barbieri.

Il dibattimento in corso davanti alla terza sezione penale del Tribunale, presieduta da Teresa Ferrari da Passano, è alle battute iniziali (in realtà erano state celebrate alcune udienze davanti a un collegio diverso poi sostituito) e tra gli imputati, oltre alle due ereditiere della maison del lusso e alla nonna, figura, in concorso con loro, l’avvocato Fabio Franchini. Il legale, inoltre, è a giudizio assieme alla collega Xenia Peran per una seconda vicenda che riguarda un presunto riciclaggio, in relazione a fatti riguardanti altri due clienti – che hanno poi patteggiato la pena – dello studio di Lugani, dove un tempo erano soci.

A chiedere e ottenere il rinvio a giudizio è stato l’anno scorso il pm Gaetano Ruta che ha contestato alle due sorelle Gucci, residenti in Svizzera, assieme al loro “consulente legale” il reato di omessa dichiarazione dei redditi. Reato che, secondo la ricostruzione degli inquirenti milanesi, avrebbero commesso tra il 2004 e il 2010: Alessandra, 37 anni, è accusata di un’evasione di circa 4 milioni e 485 mila euro mentre Allegra, 33 anni, di un’evasione di circa 4 milioni e 446 mila euro. La nonna ultraottantenne e madre di Patrizia Reggiani, (uscita da San Vittore un anno fa), come si legge nel capo di imputazione, ha omesso invece di presentare la “dichiarazione fiscale” per il 2008 evadendo il fisco per un importo di 88 mila e 842 euro.

L’inchiesta che ha portato a giudizio le sorelle Gucci e Silvana Barbieri nasce dall’arresto per riciclaggio dell’ avvocato svizzero Fabrizio Pessina, finito in carcere nel febbraio 2009 nell’ambito dell’indagine sulle bonifiche dell’area milanese di Montecity-Santa Giulia. Bloccato a Malpensa dalle Fiamme Gialle, al professionista, con studio a Chiasso, era stato sequestrato un computer portatile che per gli investigatori si era rivelato una ‘minierà: conteneva l’elenco di alcune centinaia di clienti sui quali erano stati effettuati accertamenti in quanto ritenuti potenziali evasori.